Quando il master non fa bene a tutti
«Serve ai giovani, non ai manager
Come sceglierlo? Studiate i docenti»

Monica Pieraccini

CE NE SONO di tutti i tipi e arrivano a costare anche 20mila euro, ma sono considerati un investimento, per la propria carriera, per il futuro. Sono i master, i percorsi post laurea indirizzati a neolaureati e non solo. Ma servono davvero per trovare un lavoro? «Per i giovani appena laureati il master ha un senso. Sono candidati che costano poco all’azienda e avere o meno un master può fare la differenza per essere assunto», risponde Osvaldo Danzi, recruiter, fondatore della comunità FiordiRisorse. Ma per i profili medio-alti, per un quadro o un dirigente che ha perso il lavoro e vuole ricollocarsi, il rischio è «buttare soldi nel gabinetto».

Perché?

«Faccio un master, così mi ricolloco più facilmente: è la frase che più mi è capitato di ascoltare quando incontro i candidati durante i colloqui. Non è vero. In venti anni di selezioni, nessuna azienda mi ha mai chiesto un responsabile amministrativo con master o un direttore comunicazione e marketing con master. Un manager che ha perso il lavoro non deve perciò buttare il proprio tfr in un master. Meglio che si tenga i soldi, in attesa di trovare una nuova occupazione».

Quando serve, allora, un master?

«Quando la persona non ha una preparazione imprenditoriale o scolastica che gli può permettere di fare un salto di qualità o quando vuole crescere all’interno dell’azienda in cui è occupato. Può servire anche quando vuole mettere su un’impresa e mancano quegli strumenti che potrebbero consentire di qualificarsi al meglio. In sintesi: un master non garantisce un lavoro, ma offre gli strumenti necessari per trovarlo».

È importante che il master sia riconosciuto?

«Spesso le persone scelgono un master per attaccarsi un quadretto al muro, perché posiziona nei confronti di colleghi e amici. Ma se proprio si vuole fare un master, allora ce ne sono di qualificanti a costi contenuti. Non è vero che quello che costa di più sia più valido».

Come individuare quello giusto?

«Prima di tutto è bene non limitarsi a leggere i titoli dei corsi, ma consultare anche i programmi. Se si confrontano almeno tre corsi della stessa scuola, si capisce se ci sono programmi specifici per ogni materia oppure se sono tutte le stesse materie o gli stessi docenti. In quest’ultimo caso non si paga per un master specialistico, ma si fa beneficenza a docenti tuttologi».

Che tipo di insegnanti ha un master che qualifica davvero?

«Devono essere imprenditori, manager, persone pragmatiche, con teorie innovative, il più possibile vicine alle aziende. Una parte teorica ci deve essere, ma non basta che ci siano insegnanti che hanno scritto libri venti anni fa».

Alcuni master, però, inseriscono nei programmi ospiti illustri ed esperti del settore…

«A volte sono solo lezioni autoreferenziali. Le scuole chiamano spesso ex masteristi che hanno raggiunto luoghi qualificati, ma non certo grazie al master. Oppure hanno un certo trascorso nel settore, ma non hanno competenze per insegnare qualcosa di veramente valoriale. Sono ospiti che servono da richiamo, per promuovere la scuola. Meglio controllare su Linkedin il percorso professionale di quell’esperto, per rendersi conto se può arricchire le competenze, se le sue esperienze e i suoi progetti sono all’altezza delle aspettative».


IDENTIKIT DI UN RECRUITER
Fondatore della community Fiordirisorse
L’idea di un corso etico per dirigenti

FIRENZE

APPASSIONATO di Risorse Umane e tecnologie, Osvaldo Danzi, fiorentino, inizia l’attività di recruiter nel 1997 selezionando profili legati al settore alberghiero. Oggi collabora con SCR Consulenza seguendo le selezioni di middle e top management. È il fondatore della Business Community FiordiRisorse, nominata da Linkedin come caso di successo italiano e l’ideatore dell’unico Master italiano per manager e imprenditori definito etico, lowcost, itinerante che in sei anni ha coinvolto oltre 100 aziende italiane. Collabora con Wired Italia ed è contributor del blog di Linkedin sui temi legati al social recruiting e sul lavoro. È editore responsabile e giornalista pubblicista di Senza Filtro, testata online che si occupa di lavoro, management e libere professioni. Vive con un cane di 50 chili e per scelta non usa mai sostantivi non attinenti alla realtà, come «innovativo», «creativo», «coach», «startup». Tra un’attività e l’altra si dedica anche a individuare e segnalare le offerte di lavoro fake, in particolare quelle di società che, per promuovere i loro corsi a pagamento, li pubblicano tra gli annunci, mascherati da opportunità lavorative.