Sale in cattedra l’agente Folletto
«Svelo i segreti del buon venditore
Mestiere giusto per chi è ambizioso»

Giuseppe Catapano

MODENA

PUR ESSENDO un pragmatico non gli manca la fantasia. Lo ha dimostrato all’ultima Festa nazionale della vendita di Worwerk Folletto, quando ha chiesto alla compagna di sposarlo. Renato Tondo, 36 anni, origini leccesi e da un ventennio a Modena, è uno dei migliori agenti Folletto d’Italia. Oggi guida un gruppo che ha chiuso il 2016 con 3.724 apparecchi venduti: nono posto e una concorrenza di altri 543 team in attività.

Tondo, quali sono le caratteristiche di un buon agente?

«Serve spigliatezza. La parte più difficile non è la vendita, ma prendere appuntamento con potenziali clienti che non conoscono chi c’è di fronte. Bisogna farsi accettare entro pochi secondi e questo ‘anticipa’ la vendita stessa: si fa entrare in casa una persona, prima del prodotto».

Ma se non serve il prodotto, nel suo caso un aspirapolvere, risulta tutto più difficile.

«Non è così, perché è difficile ottenere un sì subito al campanello: allora serve una motivazione leale per farsi accettare».

Del tipo?

«Io all’inizio chiedevo di poter entrare per fare esperienza. E spesso chi mi accoglieva finiva per innamorarsi dei prodotti, che in quel momento diventano determinanti. Tutti abbinano Folletto a un’elevata qualità, questo aiuta molto».

Com’è entrato in azienda?

«Mi sono laureato in Giurisprudenza e per qualche anno ho svolto diversi lavori, sia durante che dopo la laurea. Nel 2009, un mio coinquilino mi parlò del mestiere di agente e di un percorso che a me sembrava paradisiaco. Poi andai in vacanza in Puglia, in un locale parlai della questione a un mio amico: lì c’era il fratello di un capo distretto che stava ascoltando. S’interessò alla mia storia e così cominciai a lavorare, a Reggio Emilia».

Quale è stato il suo percorso?

«Cominciai con un obiettivo di 15 apparecchi da vendere in un mese, per ottenere un buon guadagno. Poi c’era l’obiettivo più alto di 25: io riuscii a vendere 28 aspirapolveri. Non mi vergogno di andare a suonare campanelli, ho cominciato con entusiasmo e motivazioni».

Il secondo mese?

«Una cinquantina di aspirapolveri vendute con un obiettivo di 17, successivamente anche sessanta, media che poi ho mantenuto. Dopo essere partito a dicembre, ad aprile mi fu chiesto di fare il capo vendita e insegnare. Nel mese di ottobre fui primo in Italia con 136 aspirapolveri, conclusi il 2010 al 13esimo posto su 4mila con 859 apparecchi. Nel 2011 diventai capovendita».

È un peso lavorare per obiettivi?

«Mi stimola. È la benzina che serve per andare a suonare i campanelli».

Oggi gestisce un team di 14 persone. Un consiglio a un ragazzo che vuole fare il venditore Folletto?

«Prima di tutto accompagno chi vuole cominciare a vedere il lavoro per qualche giorno. Poi chiedo se quello che stiamo facendo è qualcosa che lui o lei può fare: c’è qualcuno che non se la sente di trasformare diversi no in pochi sì, altri invece vogliono provarci. Più che le caratteristiche conta la volontà. A un giovane dico: vieni pure a provare, ti trasferisco le mie competenze e nei primi mesi raggiungiamo insieme degli obiettivi. Nessuno viene lasciato solo, poi è chiaro che i risultati dipendono dall’impegno personale. Serve responsabilità perché non si timbra un cartellino, ma chi non ce la fa è proprio perché non si impegna».

Com’è cambiato il suo lavoro?

«Prima il cliente era chi comprava, oggi sono i miei ragazzi. Io per loro sono un facilitatore. Provo a dare uno stimolo, perché c’è chi vive questo mestiere alla giornata».

È giusto?

«No, gli eventi condizionano».

Oggi c’è più diffidenza nei confronti del venditore porta a porta?

«Non noto una grande differenza rispetto a quando ho cominciato».

Un lavoro che dà indipendenza economica?

«Dà grandi soddisfazioni economiche e professionali, se svolto nella maniera migliore».

Sul palco la proposta di matrimonio alla sua compagna.

«Ho sempre pensato di aver ricevuto dall’azienda più di quanto le ho dato io. E così ho voluto condividere con le persone di Folletto un momento speciale chiedendo alla mia fidanzata, Lara, di sposarmi».

La risposta?

«Sì, con un pianto. Oggi siamo marito e moglie».

I NUMERI DELL’AZIENDA
Fatturato di 400 milioni e 4.500 collaboratori
In un anno venduti oltre 800mila apparecchi

MILANO

UN FATTURATO annuo al 2016 di 436 milioni, una forza vendita di oltre 4.500 persone presenti su tutto il territorio nazionale, un sistema di vendita basato sul porta a porta, milioni di famiglie contattate ogni anno, una rete di assistenza di oltre 400 centri autorizzati, oltre 30 Vorwerk Point – i negozi dedicati ad assistenza, riparazioni e vendita di ricambi, accessori e consumabili originali Vorwerk –, una presenza in Italia dal 1938 e una sede direzionale a Milano, in via Ludovico di Breme, dove operano oltre 190 dipendenti. Questi i numeri di Vorwerk Folletto, azienda produttrice del celebre sistema di pulizia per la casa, presente in Italia ormai da 80 anni (anniversario che Folletto raggiungerà il 9 aprile 2018). Nel 2016 sono stati venduti 829.193 apparecchi e Folletto si è aggiudicata una quota di mercato del 17%. L’azienda è associata a Univendita, l’associazione di categoria che riunisce le imprese di vendita diretta a domicilio in Italia, ed è parte del gruppo internazionale Vorwerk, con sede a Wuppertal, in Germania, oggi presente in 79 paesi in tutto il mondo. Nel Gruppo Vorwerk collaborano circa 59.806 agenti di vendita diretta nel settore elettrodomestici per la cura della casa per un fatturato pari a 3,058 miliardi di euro (dato 2016).