LO STUDIO SUI TERRITORI

Professionisti di marketing e comunicazione
I più pagati lavorano in Emilia Romagna

QUANTO guadagnano i professionisti della comunicazione? Dove lavorano e con quali mansioni quelli con lo stipendio più alto? Le risposte si trovano nella «Guida alle retribuzione dei professionisti nell’ambito marketing e comunicazione» realizzata da Spring – società di consulenza internazionale di Adecco Group, – in collaborazione con Job Pricing che analizza ben 300.000 casi in Italia. Dall’analisi emerge che «i quadri della famiglia professionale Marketing e Comunicazione guadagnano 620 euro l’anno in più rispetto alla media nazionale dei quadri, raggiungendo una Ral – Retribuzione annua lorda di 54.420 euro. È la quarta famiglia professionale più pagata tra le 9 analizzate: IT e Web, Amministrazione finanza e controllo, Legale e Compliance, Produzione e qualità, Marketing e comunicazione, Risorse Umane e Organizzazione, Acquisti e Logistica, Vendite e Customer care. A livello regionale, i quadri che operano in Emilia Romagna percepiscono la Ral più alta, 56.820 euro l’anno, mentre in Sicilia la più bassa. E gli impiegati in Emilia Romagna guadagnano poco più di 30.000 euro. Invece nelle Marche un quadro guadagna poco più di 54.000 euro e un impiegato poco più di 30.000 euro».


Adecco, flessibilità è il nuovo dogma
«Il posto fisso è fuori dal tempo
Industria 4.0 sarà una rivoluzione»

Giuseppe Catapano

MILANO

ANDREA Malacrida, amministratore delegato del Gruppo Adecco in Italia, quale è lo stato di salute del mercato del lavoro? «È certamente meno ingessato rispetto a qualche anno fa, anche se incertezza e instabilità sul versante istituzionale e politico costituiscono condizioni non favorevoli. La ripresa c’è, siamo tornati ai livelli del 2007 e si accelera sempre di più sulla flessibilità proprio per l’instabilità di fondo. Il tasso di lavoro somministrato è al massimo storico: siamo a oltre il 2% di penetrazione nel mercato. Vuol dire che c’è movimento, ma anche tanta accortezza».

E che è cambiato totalmente il vostro lavoro.

«Una vera rivoluzione. Dopo il Jobs act siamo arrivati a contare più di 10mila persone in Italia tra staff interno e assunzioni in somministrazione a tempo indeterminato; un quarto delle persone che lavorano in somministrazione per Adecco hanno un’assunzione a tempo indeterminato e un’assegnazione temporanea presso un cliente. Investiamo sui lavoratori italiani, sulla loro competenza, sulla professionalità e sulla ricollocabilità. È anacronistico il concetto di posto fisso, si deve parlare di occupabilità e continuità lavorativa anche non nella stessa azienda. Il Gruppo Adecco ha diversificato molto la sua attività. Siamo un gruppo a tutti gli effetti, con altri brand che operano in scenari e mercati differenti: abbiamo un ampio ventaglio di soluzioni».

Il posto fisso non esiste più, dice. Ma da parte dei lavoratori c’è stato un cambio di mentalità in tal senso?

«È difficile, ma deve esserci e ci sarà. Il posto fisso non permette a un’azienda di essere flessibile. Dobbiamo adattarci a quelle che sono le evoluzioni e i trend del mercato nostro e di quelli affini come il tedesco, il francesce, l’inglese e l’americano, dove la penetrazione della flessibilità è più alta, e delle generazioni di nuovi lavoratori che hanno abitudini diverse da quelle precedenti».

Ritiene che la formazione, più di prima, sia fondamentale?

«È determinante,ma occorre riuscire a orientare i potenziali candidati già presenti nel mercato del lavoro, e quelli che si propongono per la prima volta, verso le formazioni che servono. Significa allestire percorsi funzionali, in modo che ci sia una corrispondenza con le aspettative e le necessità delle aziende. Oggi manca un trade union tra educazione, formazione e bisogni reali delle imprese. È il primo grande problema che spiega perché le aziende non trovano determinati profili».

Non si fa abbastanza a livello scolastico?

«Oggi c’è l’alternanza scuola-lavoro. È un buon inizio, considerando che prima non avevamo nulla. Ma alcune scuole vedono l’alternanza come obbligo e magari coinvolgono aziende che non traggono reali benefici: ci vuole un player che conosce di cosa hanno bisogno le imprese governando il gap tra domanda e offerta. Adecco può fare e fa già da anni, come con il progetto TecnicaMente, da ponte tra educazione, formazione e mercato del lavoro».

Per il generalista c’è spazio?

«Il bisogno c’è, anche se è chiaro che la specializzazione diventa differenziante in positivo».

Industria 4.0, quali saranno i cambiamenti?

«C’è una rivoluzione in atto, il problema più grave è che questo cambiamento non aspetta che ci si organizzi. Alcuni settori saranno sconvolti, intanto quasi un quarto delle aziende che cercano figure digitali non riescono a trovarle».

Il Gruppo Adecco ha annunciato l’apertura della selezione di 100 professionisti in area selezione e commerciale.

«Flessibilità è la nostra parola d’ordine,la crescita a doppia cifra è consolidata e abbiamo necessità di integrare il nostro organico in ambito consulenziale, commerciale e di selezione del personale».

Quali sono i tempi della ricerca?

«Settembre sarà un mese importante, quello in cui contiamo di chiudere la selezione».