CONSIGLI PER INVESTIRE

I Buoni del Tesoro volano al 3%
Per gli italiani è una cassaforte
Ma il sistema Paese è sotto esame

Andrea Telara
MILANO

buy cipla viagra online DI NUOVO attorno al 3%, per la prima volta dal 2014. È il rendimento lordo offerto oggi dai Buoni del Tesoro Poliennali (Btp) con scadenza a dieci anni, che sono tornati a stuzzicare gli appetiti di molti risparmiatori italiani, almeno di quelli che amano investire nei titoli di Stato e nelle altre obbligazioni e puntano a portar casa una rendita certa a fine anno. Con i tassi d’interesse ancora al tappeto e un’inflazione sotto il 2%, puntare sui titoli come i Btp decennali che danno almeno 3 punti di interesse (2,6% al netto delle tasse) non sembra dunque una cattiva idea, almeno sulla carta.

CI SONO PERÒ alcune avvertenze importanti, da non trascurare. A rendere così «tanto», sono oggi i Buoni del Tesoro con scadenza medio-lunga, superiore appunto a dieci anni, che sono però anche i più rischiosi. Se, sui mercati finanziari arriva qualche turbolenza, i prezzi di questi titoli di solito virano verso il basso, esponendo chi li ha acquistati al rischio di subire perdite consistenti, nel caso in cui vi sia la necessità di venderli prima della scadenza. Dunque, non va dimenticato che, se il rendimento dei Btp è salito nelle ultime settimane, è perché le loro quotazioni sul mercato sono scese e sono considerati dagli investitori un po’ più rischiosi di prima, anche in seguito alle incertezze politiche che si sono in Italia dopo le elezioni del 4 marzo.

MOLTI ESPONENTI della comunità finanziaria tengono infatti d’occhio le mosse del governo formato da Lega e Movimento 5 Stelle, in attesa di vedere quali saranno i contenuti della manovra economica del 2019. Verranno rispettati gli impegni presi da Roma con l’Europa sul deficit pubblico? Andrea Iannelli, investment director di Fidelity International ritiene che l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte non sforerà il tetto del 3% nel rapporto debito/pil, attenendosi quindi ai parametri europei. Tuttavia, secondo il gestore, «i mercati potrebbero intensificare la pressione sull’Italia a brevissimo termine, già entro la fine di settembre». Un invito alla prudenza è arrivato, nei giorni scorsi, anche da Alessandro Tentori, responsabile investimenti di Axa Investment Managers Italia il quale, pur ritenendo il debito pubblico italiano sostenibile, ha messo in evidenza le debolezze strutturali del nostro Paese, che lo rendono più vulnerabile rispetto al resto d’Europa, in caso di un cambio della congiuntura economica. «Il livello di crescita medio dell’Italia negli ultimi venti anni, pari allo 0,5% all’anno, evidenzia una carenza strutturale rispetto al resto dell’Eurozona (che è cresciuta invece dell’1,5%, ndr)», ha scritto in un commento Tentori.

DUNQUE, chi vuole dormire sonni tranquilli è bene che non si faccia allettare troppo dagli interessi dei Btp decennali, a meno che non sia abbastanza confidente sulla stabilità finanziaria del nostro Paese e abbia comunque intenzione di tenere nel portafoglio i titoli fino alla scadenza, senza rivenderli prima. Per puntare sui comunque sui Buoni del Tesoro e andare un po’ più sul sicuro, sono preferibili le emissioni di scadenza più breve, che sono meno generose negli interessi ma, di contro, meno volatili nei prezzi. I Btp con scadenza tra uno e cinque anni, per esempio, offrono un rendimento tra l’1 e il 2,3% netto. Non è molto ma, con i tassi d’interesse al tappeto, ci si può accontentare.

Il commento di DAVIDE NITROSI
LA NAVE ITALIA VA MA I MERCATI VIGILANO

C’è una data sul calendario dove i mercati internazionali hanno scritto in rosso la parola Italia. È il 27 settembre. Il giorno entro il quale il governo deve presentare il Documento di programmazione economica e finanziaria (Def), in pratica il portolano con la rotta che il governo intende dare al Paese. Fino a poche settimane fa, quando l’ebbrezza elettorale eccitava gli animi dei ministri/marinai sulla vaporiera giallo-verde, era una gara ad annunciare rotte verso le terre incognite, mitiche Indie occidentali, con la sicumera che le vele e lo scafo avrebbero retto in alto mare. Poi i venti contrari hanno cominciato a soffiare, alzando lo spread e, con quello, la paura di sbattere su uno scoglio. Meglio non rischiare di affondare: il vento resta medio/forte (lo spread sopra i 230/240 indica di tenere alta la guardia). E il gabbiere, il marinaio che è in cima all’albero maestro e vede più lontano degli altri (si chiama Giovanni Tria, nella foto, ministro dell’Economia) non ha ancora gridato “Terra!”.

NON RESTA CHE proseguire con un cabotaggio tracciato dal precedente equipaggio (il governo Gentiloni). Confermati incentivi per industria e assunzioni, confermati gli 80 euro, al massimo si limerà l’Irpef (così qualcuno potrà parlare di flat tax in fieri), si farà qualche puntata al largo, azzardando un qualcosa che possa essere spacciato come reddito di cittadinanza (esistevano già forme di aiuto agli incapienti) e si pennellerà un ritocco alle pensioni. Manovra delicata questa: smontare la riforma Fornero senza scialuppe di salvataggio è come toccare un castello di carte, il rischio di crollo è altissimo. I mercati attendono la nave Italia in porto. Il messaggio è: niente rischi, non ve li potete permettere. A bordo lo hanno capito. Ma la vigilanza resta alta: il Def non è ancora scritto. In fondo fuori dall’Italia c’è sempre paura che qualcuno voglia ammutinarsi e far sbattere la nave. Per cambiare capitano e gabbiere.

Di |2018-09-10T13:25:55+00:0010/09/2018|Dossier Economia & Finanza|