CONSIGLI E NOVITA’

L’imprevedibile Trump
e il dollaro sull’altalena
«Meglio scommettere
sulle azioni europee»

Giuseppe Catapano

MILANO

«IL MIGLIOR investimento sui mercati azionari è nell’Eurozona». Enrico Trassinelli, country head per l’Italia di Dnca, non ha dubbi. «È lì che nascono le opportunità più importanti. È positivo sia il contesto macroeconomico, sia quello microeconomico. Ma, contrariamente agli Stati Uniti, questo non ha ancora avuto un riflesso sul prezzo di molti titoli. C’è chi non prevede una crescita degli utili che con ogni probabilità invece ci sarà».

Anche l’Italia attira l’attenzione degli investitori e di voi gestori?

«L’Italia è destinataria di flussi di capitali proprio in quanto Paese dell’Eurozona, ma quest’ultima è ancor più interessante in senso aggregato. Gli indicatori di fiducia sono in crescita, la banca centrale è ancora espansiva. Per tutti questi motivi l’investimento migliore sui mercati azionari è nell’area dell’Euro».

A proposito di Bce, in prospettiva preoccupa il dopo-Draghi?

«Preoccupa molto di più quello che potrebbe succedere in America. I primi segnali di rallentamento americano, al momento non ancora prezzati, potrebbero far entrare i mercati in una fase di volatilità».

Gli analisti si dividono sullo scenario politico italiano: lo stallo ha un impatto o no?

«I mercati sono concentrati su altro. Guardano a Trump, al rischio di protezionismo, all’inflazione americana. In fin dei conti nel nostro Paese, che ha un peso su pochi titoli e in non molti settori, sta accadendo ciò che ci si attendeva».

Riflettori puntati sugli Stati Uniti, allora?

«Sì, perché Trump può influenzare interi settori dell’economia con le sue decisioni che nessun gestore, evidentemente, può prevedere. Ecco perché consigliamo di stare ‘leggeri’ sul mercato finanziario americano: è cresciuto per nove anni, deve digerire un aumento dei tassi e noi investitori europei dobbiamo sopportare un rischio valutario. Dovendo prendere un rischio azionario, meglio l’Eurozona».

E quali sono i settori più interessanti in cui investire?

«Suggeriamo di investire nella tecnologia, che trova oggi applicazione in tanti campi ben rappresentati sui mercati finanziari come biotech, sicurezza informatica, robotica o intelligenza artificiale. Ci vuole selettività, scegliendo buoni titoli con attenzione ai punti di ingresso e a punti di uscita. Ci diamo valutazioni target, una volta che il prezzo arriva a quella valutazione usciamo».

Quante azioni e quanta tecnologia ci sono nel portafoglio ideale?

«Non meno del 35% di azioni. Fatto 100 l’investimento azionario, direi almeno il 20% in tecnologia, il 60% in azioni dell’area Euro e 20% negli Usa. Per la parte obbligazionaria, titoli euro a breve termine, obbligazioni convertibili e fondi a ritorno assoluto».

 


I consulenti indipendenti dicono Etf
«Costano poco e sono trasparenti
Metteteli nei vostri portafogli»

Andrea Telara

MILANO

IN TUTTO IL MONDO, soltanto nel mese di aprile, hanno raccolto tra gli investitori ben 31 miliardi di euro. E nel 2024, secondo le stime degli analisti di Moody’s, il loro patrimonio supererà per la prima volta quello dei tradizionali fondi comuni d’investimento. Stiamo parlando degli Etf (Exchange traded fund), una categoria di prodotti finanziari in forte crescita ma che molti italiani ancora non conoscono. Si tratta nello specifico di fondi d’investimento le cui quote si comprano e si vendono in borsa come le azioni e che seguono di pari passo le performance di un particolare indice di riferimento (per esempio un listino obbligazionario o azionario) senza la presenza di un gestore che, ben remunerato per il suo lavoro, seleziona di volta in volta i titoli vincenti. Grazie a questa particolarità, gli Etf (detti anche fondi a gestione passiva) sono strumenti d’investimento che costano poco, cioè sono soggetti di solito a commissioni ampiamente inferiori all’1% del patrimonio investito, contro i balzelli di almeno l’1-2% che gravano invece sui fondi comuni tradizionali. Tale profilo low cost consente oggi agli Etf di avere molti margini di crescita nell’industria del risparmio, soprattutto dopo l’arrivo della Mifid 2, la seconda versione della direttiva europea sui servizi finanziari che ha l’obiettivo di portare maggiore trasparenza sul mercato, obbligando le banche e i consulenti d’investimento a comunicare ai clienti con chiarezza tutte le voci di costo dei prodotti e dei servizi venduti.

LO SA BENE pure Luca Mainò cofondatore di Consultique, società di consulenza finanziaria indipendente che fin dal 2001 opera con il sistema del fee only, cioè viene remunerata soltanto attraverso le parcelle pagate dai clienti per i consigli d’investimento ricevuti (al pari di quanto avviene con gli altri professionisti intellettuali come gli avvocati o i commercialisti), senza che vi siano legami economici con chi fabbrica prodotti finanziari, cioè con le società di gestione del risparmio. Essendo nata per tagliare alla radice qualsiasi conflitto d’interesse, la consulenza fee only ha da sempre guardato con interesse ai prodotti low cost come appunto gli Etf. «Per costruire i portafogli della clientela», dice Mainò, «utilizziamo vari tipi di strumenti ma riserviamo grande spazio agliexchange traded fund perché sono strumenti che hanno alcune qualità importanti: costano poco, sono trasparenti, facilmente liquidabili e consentono di ben diversificare il patrimonio».

DI SOLITO, a detta del co-fondatore di Consultique, gliexchange traded fund vengono utilizzati da noi per costruire la cosiddetta parte «core» del portafoglio dei clienti, cioè il nucleo principale, mentre i fondi comuni a gestione attiva sono invece utilizzati per la «parte satellite», ad esempio per posizionarsi su particolari mercati non coperti dagli Etf. Ma quali rischi corre chi decide di investire per la prima volta negli exchange traded fund? «Più o meno gli stessi a cui si va incontro quando si acquista un fondo comune», dice Mainò, che invita però a tenere d’occhio alcuni fattori importanti che hanno un peso non trascurabile sulla qualità di un Etf: il livello dei costi di ogni prodotto, la capacità di replicare bene le performance dell’indice a cui è legato, la liquidabilità sul mercato quando l’investitore decide di farsi rimborsare il capitale. «Analizzando queste caratteristiche, il nostro ufficio studi ha creato un rating che misura la qualità degli Etf quotati sulla Borsa Italiana» aggiunge ancora il co-fondatore di Consultique che invita inoltre a scegliere preferibilmente i prodotti con una struttura semplice.

Di |2018-10-02T09:24:32+00:0022/05/2018|Dossier Investimenti|