Fortezza, nuovo polo fieristico
Piano di interventi da 142 milioni
Firenze al centro di grandi eventi

Olga Mugnaini
FIRENZE
COLLEZIONI uomo, bimbo, filati.Pitti Immagine ha appena finito la carrellata di fiere estive, che riuniscono a Firenze il meglio della ricerca e della qualità, con brand, espositori e buyer più rappresentativi. I numeri continuano a dare ragione agli eventi di Pitti. Ma per reggere la sfida sempre più ardua con i mercati e con i competitor nel mondo, serve un salto di qualità anche sulle infrastrutture. Cominciando dalla Fortezza da Basso, uno spazio espositivo che è un monumento architettonico, ma che ha urgenza di radicali interventi di ampliamento. Da qui il piano degli investimenti che le istituzioni e le categorie hanno deciso di dedicare alla fortificazione costruita da Antonio da Sangallo per ordine di Alessandro de’ Medici.
L’INTERVENTO da 142 milioni è già approvato e in gran parte finanziato dalla Camera di Commercio di Firenze, che ha scelto la Fortezza quale progetto strategico per il sostegno del territorio. Fra i lavori più significativi la demolizione e ricostruzione del padiglione Cavaniglia, per realizzare una nuova struttura capace di accogliere fino a 5mila visitatori. Previsto inoltre il consolidamento strutturale del padiglione Spadolini per conservarne l’enorme potenzialità espositiva di circa 27mila metri quadrati; la realizzazione di un nuovo padiglione espositivo (il Bellavista) per incrementare la superficie utile del complesso secondo le previsioni urbanistiche; il recupero e l’implementazione del padiglione Imperiale e del padiglione Ronda. Tutte le nuove architetture di progetto «seguono» e recuperano l’andamento dei i bastioni perduti nel corso del tempo e sono ispirate al confronto con il monumento cinquecentesco di cui recuperano il disegno della cortina difensiva ideata dal Sangallo. MA LA FORTEZZA non è solo Pitti. Firenze Fiera, la società che gestisce la struttura insieme al Palazzo dei Congressi e degli Affari, ha l’obiettivo di incrementare il giro d’affari e l’utilizzo degli spazi. Dopo anni con bilanci disastrati, i conti sono tornati in attivo e le attività sono in espansione. L’anno scorso, oltre alle kermesse di Pitti Immagine, la Fortezza ha ospitato 22 congressi e 24 fiere, più altri 160 eventi fra Palazzo dei Congressi e Palazzo degli Affari. E gli organizzatori giurano che le richieste sono così tante che è un’impresa trovare una settimana disponibile per qualche convegno da qui al 2021. Anche per questo serve la riorganizzazione degli spazi e il potenziamento della logistica, l’obiettivo del mega piano d’investimenti. «IN QUESTO momento siamo al progetto esecutivo, alla fine del quale potranno partire gli appalti – spiega il presidente della Camera di Commercio di Firenze, Leonardo Bassilichi –. Volevamo iniziare prima, ma per evitare di sospendere le attività dentro la Fortezza abbiamo deciso di far slittare i cantieri alla seconda metà del 2018, dopo cioè le manifestazioni estive di Pitti. Il nostro obiettivo infatti è fare i lavori senza interrompere l’attività fieristica». Bassilichi spiega che dei 142 milioni del piano complessivo, 50 sono della Camera di Commercioe immediatamente spendibili: «Un investimento che consentirà di intervenire su spazi indispensabili per le fiere e i congressi – prosegue Bassilichi –. Questo perché siamo convinti che l’aeroporto e il polo fieristico siano le leve fondamentali per lo sviluppo delle città, in Toscana come nel resto d’Europa. Il cuore è la Fortezza da Basso, non per dimensioni, ma per caratteristiche. La Camera di Commercio sostiene quindi con convinzione questo investimento, a patto però che Firenze Fiera abbia la capacità di predisporre il giusto piano industriale».


Contro corrente

di ERNESTO PREATONI 

QUATTRO CAVALIERI SULLA VETTA DI MPS

QUESTA SETTIMANA le pagine economiche si sono occupate a lungo della vicenda di Mps. Io vorrei soffermarmi su due aspetti abbastanza trascurati. Il primo è la convinzione diffusa che l’intervento dello Stato sarà risolutivo. Ma ne siamo proprio certi? Ce lo auguriamo, ma non c’è alcuna garanzia al riguardo. La banca ha perso 26 miliardi di raccolta. Un salasso del 20% non facile da recuperare. Tanto più che Mps, in base alle direttive Ue, avrà una operatività ben delimitata per non alterare le regole della concorrenza imposte a Bruxelles e a Francoforte. C’è un precedente su cui riflettere. L’intervento di Atlante sulle due banche venete sembrava la soluzione di tutti i problemi. Poi sappiamo com’è finita.
IL PUNTO CENTRALE, naturalmente, è rappresentato dal ruolo dell’azionista pubblico. Toccherà al Tesoro, infatti dettare le linee strategiche di Mps a cominciare dalla scelta dei manager. Immagino che la rosa non sarà particolarmente ricca considerato il tetto alle retribuzioni. L’azionista pubblico sarà in condizioni di resistere alle pressioni che arriveranno dal mondo della politica, dell’economia e del sindacato non appena la banca ricomincerà a funzionare? Non dimentichiamo che una delle cause principali della crisi di Mps è stata proprio la difesa a ogni costo della «senesità». C’è da dire, ed è la mia seconda considerazione, che i decisori fra Roma, Bruxelles e Francoforte sulla vicenda delle banche sono stati veramente poco convincenti. Scarsa trasparenza e molta confusione. A cominciare dal dettaglio più inquietante. È emerso che la direzione per la Concorrenza della Ue, nonostante la sua centralità, non ha mai lasciato una traccia scritta. Una procedura priva di trasparenza a dimostrazione che i burocrati sono eguali in tutto il mondo. Eppure saranno i burocrati a stare in cabina di regia. Mps, infatti, dovrà lavorare sotto la sorveglianza incrociata di Tesoro, Banca d’Italia, della Bce e della Commissione Ue. Quattro cavalieri che hanno già distrutto una decina di miliardi di risparmio privato. Speriamo che non brucino anche i soldi dei contribuenti.