COMPETERE NEL MONDO

Intesa, passaporto per l’Oriente

«Da Hong Kong all’Australia guidiamo gli investimenti italiani»

Dall’inviato
Andrea Bonzi
HONG KONG

L ’INCESSANTE via vai delle navi che trasportano container carichi di merci; gli operai che lavorano sotto il sole nell’ennesimo, enorme, cantiere appena aperto; oltre sette milioni di persone strette in uno dei Paesi con la più alta densità di popolazione al mondo. Basta uno sguardo da una delle alte torri che impreziosiscono lo skyline di Hong Kong per capire come l’Oriente sia la nuova terra delle opportunità. I numeri sono da capogiro. «Si calcola che entro il 2030 sull’Asia si riverseranno 26 trilioni di dollari di investimenti in infrastrutture: strade e autostrade, aeroporti, porti e impianti di energia, anche rinnovabile – spiega Gianluca Cugno, responsabile Direzione Internazionale della divisione Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo – . Molte di queste saranno opere in project financing e vedranno in prima linea le grandi imprese italiane. Noi, come obiettivo principale, intendiamo sostenere e spingere queste eccellenze».

L’AREA è strategica, per presidiarla il più grande gruppo italiano (e quarto a livello europeo come capitalizzazione di mercato, con oltre 42 miliardi) ha creato un apposito hub a Hong Kong, che si affianca a quelli di Dubai, Londra e New York per servire al meglio le imprese. Dagli uffici ai piani alti dell’International commerce centre, Intesa Sanpaolo si offre di finanziare i clienti italiani che hanno investimenti e attività nell’aree Apac, ma anche di guidare eventuali investitori asiatici interessati a operare in Europa e nel nostro Paese. L’hub di Hong Kong, che ha un’esperienza più che trentennale, sovrintende anche le filiali a Singapore, Shanghai e Tokyo, e coordina gli uffici di rappresentanza a Pechino, Ho Chi Minh City, Seoul, Jakarta,Mumbai e Sydney. La flessibilità, in un’area così vasta come quella asiatica, è una delle chiavi del successo. «La grande differenza con le economie occidentali – continua Cugno – è la visione a lungo termine, qui si fanno progetti pluriennali di investimento, guardando avanti negli anni». Per intercettare questo flusso di denaro bisogna curare molto i rapporti, spiegano gli specialisti di Intesa Sanpaolo. E ogni Paese ha caratteristiche proprie.

«L’AUSTRALIA, ad esempio, è un mercato assolutamente maturo e sotto un sistema di legge anglosassone che dà la certezza del diritto – illustra Alessandro Vitale, responsabile dell’hub di Hong Kong –, è una delle economie che sta investendo di più con il project financing, una modalità di realizzazione e gestione delle infrastrutture in partnership tra pubblico e privato». Un modello che permette agli istituti di credito di finanziare il progetto in questione, e ottenere poi la remunerazione del capitale investito dal quinto anno in avanti. Un esempio di questo sistema è l’Evolution Rail di Melbourne, una ferrovia ad alta capacità del valore di 2 miliardi di dollari: Intesa fa parte del pooldi banche che ha strutturato il finanziamento dell’opera. «Sono mercati aperti alla competizione internazionale, ma davvero interessanti – sottolinea Vitale –. In Indonesia c’è un tasso di crescita del 5% annuo, 250 milioni di abitanti, moltissimi giovani, e un sistema strutturale in piena espansione. Più difficili Paesi come Filippine, Thailandia e Giappone, che ha banche nazionali fortissime».

IN MALESIA, Intesa Sanpaolo ha finanziato la realizzazione di grandi navi che trattano il petrolio nel passaggio tra il campo di estrazione e la nave cisterna (780 milioni di dollari). A Singapore, il fondo Global infrastructure partners (Gip) ha comprato Equis, il più grande operatore asiatico di energie rinnovabili: un’operazione da 620 milioni di dollari, e anche qui dietro c’è Intesa Sanpaolo. E poi c’è la Cina, ovviamente, dove i piani strategici pluriennali sono diretti in maniera centralizzata ma danno certezze a lungo termine della realizzazione dell’opera nei tempi previsti. Si parla di un fabbisogno di finanziamento attorno ai 2 trilioni di dollari l’anno per i prossimi 13 anni. Un banchetto ricco attorno al quale si siederanno certamente molte imprese italiane.

Previsioni «Pil cinese forte, ma occhio a volatilità»

MILANO

I MERCATI emergenti rappresentano attualmente il principale driver dell’espansione mondiale: secondo il Fmi, il loro Pil a parità di potere d’acquisto rappresenta il 60% della produzione globale. Tuttavia, il loro peso all’interno dell’indice Msci World, attualmente all’11%, non riflette il loro impatto economico sul commercio e i consumi globali. In Cina, il principale driver di crescita è rappresentato dall’emergere di una forte classe media. L’Ocse prevede che l’espansione proseguirà intorno al 6,3% fino al 2022 e i principali fattori trainanti saranno i consumi e gli investimenti nelle infrastrutture da parte dei governi regionali. L’Asia è poi forza trainante nella digitalizzazione della sua economia, con moltissimi lavoratori qualificati che rendono possibile l’implementazione di tecnologie. La Cina ha un piano ambizioso fino al 2050, che include obiettivi come l’eliminazione della povertà e la creazione di una società più equa, modernizzando il suo sistema socialista. Gli economisti si aspettano che il Pil del Paese superi quello degli Usa intorno al 2025 e la sua espansione positiva sarebbe certamente avvertita nella regione del Pacifico.

PER QUANTO riguarda gli investimento, una sola avvertenza: occhio alla volatilità. Ne è convinto Marcel Zimmermann, gestore del fondo 5 stelle Morningstar Lemanik Asian Opportunity, fra i best performer 2017 (+20%), «il contesto globale fatto di tensioni geopolitiche, aumenti di tassi di interesse e protezionismo, si rifletterà in modo negativo sui mercati asiatici».

Di | 2018-06-05T15:00:51+00:00 05/06/2018|Finanza|