COMPETENZE DIGITALI

La sfida delle competenze digitali
Italia fanalino di coda in Europa

MILANO

La Commissione europea ormai parla in termini di Gigabit Society. I dispositivi dei prossimi anni, dall’auto a guida autonoma alla smart city, avranno bisogno di connessioni ad altissima velocità, misurabile in gigabit e non in megabit al secondo, con bassissimi tempi di latenza, nell’ordine di 2-3 millisecondi, richiesti dalle applicazioni critiche per la sicurezza e per la gestione del territorio. Chi sarà fuori da questo quadro resterà al palo nell’utilizzo di tutte le tecnologie di ultima generazione, che saranno applicate nelle economie più avanzate.

NON È soltanto una questione tecnica, come emerge dal Digital Economy and Society Index (Desi) 2018 della Commissione europea, ma anche un problema di capitale umano: in un Paese dove il 31% della popolazione non usa Internet e il 56% della popolazione non è in possesso delle competenze digitali di base, parlare di reti è come costruire autostrade mentre i cittadini non hanno la patente. Nell’ultima edizione dell’indice europeo che misura la digitalizzazione della società, l’Italia è rimasta ferma al 25° posto fra i 28 Stati membri dell’Ue. Peggio di noi si piazzano soltanto Bulgaria, Grecia e Romania. Tra le grandi economie europee, è il Regno Unito a piazzarsi meglio, al 7° posto, seguito dalla Spagna al 10° posto, mentre la Germania arriva appena al 14°, subito sopra la media europea, e la Francia al 19°, sotto la media.

SONO i Paesi nordici, invece, a svettare come al solito nella classifica. Danimarca, Svezia e Finlandia occupano le prime tre posizioni, seguite dall’Olanda, il Lussemburgo e l’Irlanda. Guardando alle cinque categorie prese in considerazione dal rapporto, la Danimarca è la migliore nell’Ue per la diffusione dell’utilizzo di internet dalla popolazione e per l’integrazione delle tecnologie digitali, mentre la Finlandia è al primo posto nel capitale umano e nel livello dei servizi pubblici digitali nella comunità.

SUL FRONTE della connettività, cioè della penetrazione della banda larga, i nordici sono tutti ben connessi, ma non eccellono: pur essendo il leader dell’Ue nell’adozione della banda larga mobile, ad esempio, la Finlandia ha un punteggio relativamente basso (9° posto) per la penetrazione limitata della banda larga fissa. Un gap che assomiglia un po’, seppure su livelli molto più elevati, a quello italiano, dove solo il 57% delle famiglie è coperto dalla banda larga fissa (e appena il 5% dalla banda ultralarga), mentre l’86% è coperto dalla banda larga mobile. La sfida principale per i nordici è migliorare la copertura della rete nelle aree rurali e scarsamente popolate.

PER QUANTO riguarda invece le competenze digitali, la Finlandia è al primo posto, con la quota più alta di specialisti in Ict, seguita dalla Svezia al secondo posto. Gli utenti Internet più attivi dell’Ue si trovano in Danimarca e Svezia. Gli abitanti dei Paesi nordici vanno online per «ascoltare musica, guardare video, leggere notizie online e utilizzare i social network, in misura maggiore rispetto alla maggior parte degli altri europei». La Danimarca prevale anche nell’integrazione delle tecnologia digitali nel mondo delle imprese, compresi i servizi di cloud computing.

L’IMPLEMENTAZIONE e l’adozione di servizi pubblici digitali è elevata in tutti i Paesi nordici. La Finlandia è al primo posto, ma anche gli altri nordici ottengono buoni risultati su indicatori come l’eGovernment e i servizi di sanità elettronica. Elena Comelli

IL DENARO NON DORME MAI
I NUMERI CHOC DEL REDDITO DI CITTADINANZA

VITA difficile quella del reddito di cittadinanza, fiore all’occhiello dei 5 stelle. La Svimez (società per l’industrializzazione del Sud, benemerita per i suoi studi sulla realtà meridionale) ha fatto qualche conto e siamo nella confusione più totale. Intanto perché i soldi non bastano: solo per il Sud servirebbero 15 miliardi, ma ne sono stati stanziati 9 per tutta l’Italia. Ma questo, se si vuole, è ancora il problema minore, in un certo senso: gli aventi diritto (sempre che il provvedimento vada in porto) si divideranno quello che c’è. La questione vera è un’altra. Fatti due conti, sempre dalla Svimez, viene fuori che il sud si piglierebbe oltre il 60 per cento di quanto stanziato per il reddito di cittadinanza: siamo di fronte, cioè, a un maxi-trasferimento di risorse dal Nord al Sud. E questo non era mai stato detto in campagna elettorale e, probabilmente, non piacerà molto agli elettori del Nord. Ma c’è un dettaglio che farà sobbalzare sulle sedie gli osservatori e i cittadini. Sempre dai calcoli della Svimez risulta che oltre un terzo del reddito di cittadinanza finirebbe in Campania, cioè nella regione dell’attuale capo politico dei 5 stelle.

NON APPENA ci sarà il dispositivo finale relativo a questa misura, è impossibile che non scattino le proteste. In passato tutti i politici italiani di un certo peso hanno favorito la propria regione e il proprio collegio. Con qualche scuola, qualche chiesa, qualche ponte e un certo numero di pensioni (finte) di invalidità. Ma in questo caso siamo di fronte a molto di più. Si forza la mano allo Stato per fargli distribuire nove miliardi alla popolazione e un terzo di questa somma finisce in una sola regione. Mai visto niente del genere. Il fatto che poi ai beneficiari alla fine spetti una somma ridicola (magari solo 200 o 300 euro al mese) non sposta la questione: l’eventuale pioggia di denaro pubblico cadrà soprattutto in una regione, la Campania. Se poi là sono in tanti a dividersela, e quindi toccherà poco a tutti, è un altro problema. Insomma, di questo reddito di cittadinanza si parla, in area 5 stelle, da dieci anni, ma è evidente che i conti sono da aggiustare e i meccanismi da rivedere con calma. Senza qualche idea nuova, e buona, il reddito di cittadinanza rischia di trasformarsi in una sorta di reddito di litiganza. In un’occasione per polemiche infinite.

Di |2018-11-27T08:47:00+00:0027/11/2018|Primo piano|