COME USCIRE DALLA CRISI

Nasce il marchio ‘Verde Metano’
Dopo lo zucchero tocca al biogas
L’Italia rilancia la bieticoltura

ROMA

L’ITALIA ha ormai perso la guerra dello zucchero ma può vincere quella del biometano. Francia e Germania la fanno da padrone in Europa e il crollo vertiginoso del prezzo dopo l’abolizione delle quote ha comportato gravissime difficoltà al settore che è rimasto con soli due zuccherifici operativi. Sull’altro fronte però le prospettive sono ottime perché sta per nascere il marchio Verde Metano: il primo marchio italiano per il biometano agricolo. Sarà presentato il 7 giugno a Fico, a Bologna. A promuoverlo la CGBI, la Confederazione generale bieticoltori italiani che rappresenta l’Associazione nazionale bieticoltori e il Consorzio nazionale bieticoltori e associa ben 5.200 aziende agricole, e che ha costruito nel biogas un modello unico al mondo.

DOPO Germania, Cina e Stati Uniti, la penisola è il quarto produttore globale di biogas derivante da scarti agricoli, una filiera in grado di valorizzare al meglio la materia prima e di garantire rendimenti certi ai produttori offrendo un notevole contributo all’economia circolare alternativa alle fonti fossili. Funziona in modo molto semplice. Gli agricoltori associati hanno riconosciuto un premio di 5 euro a tonnellata sul prezzo della bietola da zucchero e l’intera produzione di polpe conferita dal bieticoltore viene trasformata nei 18 impianti biogas aderenti al gruppo bieticolo che fa capo a CGBI, ai quali si aggiungono altri 160 impianti in service che ricevono assistenza tecnica continuativa dalla società partner Bietifin.

«IL NOSTRO obiettivo – spiega Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente CGBI e ANB – è rilanciare un settore provato dalla guerra sullo zucchero garantendo crescita, reddito e sviluppo a tutti gli associati e un futuro più sostenibile dal punto di vista energetico al Paese. Per quanto concerne la produzione di biometano – spiega Scotti Bonaldi – siamo all’inizio del percorso. CGBI ha già costituito alcune società consortili ed è stato avviato l’iter procedurale per l’autorizzazione alla costruzione di impianti. E in questo modo stiamo creando nuove opportunità di crescita per le aziende agricole attraverso la creazione di filiere agroindustriali efficienti in grado di garantire redditività agli associati. Oltre alla filiera del biogas-biometano, il nostro gruppo – assicura il Presidente Cgbi – offre una valida alternativa commerciale anche ai produttori di proteoleaginose e biomasse ». MA in cosa consiste il marchio Verde Metano? A rispondere è Gabriele Lanfredi, Presidente CNB e ad Bietifin. «E’ un marchio che contraddistingue la vendita di un bio carburante avanzato prodotto esclusivamente da sottoprodotti dalla filiera. Non deriva da rifiuti ma da prodotti tracciati e proprio per questo è di altissimo valore». «Per acquisire la maggiore quota di valore generato dalla produzione di questo biocarburante – spiega Lanfredi – occorre aggregare i produttori e negoziare al meglio la vendita del proprio prodotto».

LA registrazione del marchio consente di intraprendere tutte le azioni comunicative per diffondere il valore della produzione. L’adesione alla piattaforma e l’utilizzo del marchio è aperta a tutti i produttori di biometano agricolo. I promotori assicurano che il progetto è già operativo e si stanno già negoziando le prime ma importanti forme contrattuali con gli acquirenti e gli operatori del settore.

Fabrizio Marchetti

Nuove frontiere La bioeconomia italiana vale 330 miliardi

ROMA

PER LA BIOECONOMIA la parola d’ordine è ‘interconnessionè tra i principali attori pubblici e privati del settore e l’obiettivo è rendere ancora più efficiente e sostenibile un settore che in Italia vale 330 miliardi l’anno e per il quale si prevede nel 2030 un aumento del fatturato pari al 15%. È questa la strategia nazionale del settore, aggiornata per volontà della Presidenza del Consiglio tramite il tavolo di coordinamento nazionale avviato nell’ambito del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita. L’interconnessione pubblico-privato dovrà riguardare ogni ambito della Bioeconomia: dalle acque reflue come risorsa al biometano, fino nuovi sistemi di packaging e alla digitalizzazione tesa a migliorare l’efficienza produttiva e la qualità dei prodotti.

«È UN PASSO importante per la nostra bioeconomia, oggi terza in Europa dopo Germania e Francia, con circa 330 miliardi di euro di fatturato annuo e 2 milioni di posti di lavoro», ha rilevato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Si tratta, ha aggiunto, di un «adeguamento necessario alla strategia europea, con un coordinamento» che affianca «ministeri e regioni in questo percorso insieme a cluster privati e pubblici». Avviata nel 2016 e approvata nel 2017, la strategia è stata concordata con la Commissione Europea e predisposta dai Referenti dei ministeri di Ambiente, Agricoltura, Istruzione e Sviluppo Economico, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dall’Agenzia per la coesione territoriale e da alcuni Cluster tecnologici nazionali. Il suo adeguamento è relativo anche al nuovo programma quadro della ricerca europea Horizon Europe 2021-2027.

Di |2019-05-27T09:14:29+00:0027/05/2019|Focus Agroalimentare|