COME SI MUOVE IL MERCATO

La ripresa del mattone spinge i fondi immobiliari
Corsa all’acquisto: investiti 55 miliardi

Achille Perego
MILANO

DOPO I LUNGHI anni di crisi, con la ripresa del mercato del mattone si sta risvegliando anche l’investimento immobiliare. Ma sebbene molti ritengano sia arrivato il momento più favorevole per tornare a investire nell’immobiliare, non tutti hanno la disponibilità economiche per comprarsi una casa, un negozio, un ufficio. Con cifre a disposizione molto più contenute – bastano anche 1.000 euro – lo si può fare però con i fondi immobiliari. Molto diffusi in America, nei Paesi anglosassoni, del Nord Europa, in Francia e in Germania, in Italia questo strumento d’investimento è arrivato a fine anni Novanta. Da allora è in crescita costante: un ulteriore slancio è arrivato da quella che sembra l’uscita dal tunnel del mercato immobiliare. Il 2017 è stato l’anno d’oro per il risparmio gestito in immobili a livello mondiale: il patrimonio delle diverse forme di fondi del settore (quotati, non quotati e Reit, ovvero Real estate investment trust, società quotate che possiedono e gestiscono immobili), alla fine dell’anno ha raggiunto quota 2.830 miliardi di euro, in aumento dell’8% sul 2016, secondo miglior risultato storico. Questa accelerazione, si legge nel Rapporto 2018 ‘I Fondi immobiliari in Italia e all’estero’ realizzato da Scenari Immobiliari in collaborazione con lo Studio Casadei, ha riguardato anche il nostro Paese.

SEMPRE NEL 2017, in Italia il Nav dei fondi immobiliari è arrivato a 53 miliardi, con un incremento del 10,4% sull’anno precedente. Per il 2018 l’obiettivo dei 55 miliardi di euro è realistico: il nostro Paese si allineerà al resto d’Europa. «In Italia – spiega Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – il patrimonio immobiliare detenuto direttamente dai fondi è di 58 miliardi, compresi gli investimenti esteri (+8,4% sul 2016). Sono in aumento i fondi attivi, 420 in totale, anche per l’utilizzo come veicolo da parte dei soggetti esteri che operano nel mercato immobiliare italiano». Nel rapporto sono presentati anche i dati relativi alle Sgr del sistema, il cui fatturato complessivo nel 2017 è stato di circa 320 milioni, con circa 1.200 addetti. Gli acquisti nel corso dell’anno sono stati pari a7,6miliardi a fronte di 4,4 miliardi di dismissioni. «Le prospettive per il 2018 – conclude Breglia – sono positive e in linea con l’anno precedente. Il cambiamento politico, al momento, non sembra aver modificato le strategie delle Sgr che, anzi, sono ottimiste sul prossimo triennio e credono nella crescita del settore, con più fondi e una maggiore diversificazione di prodotti».

I FONDI IMMOBILIARI possono essere aperti o chiusi. Quelli aperti sono rivolti anche al piccolo investitore. Funzionano un po’ come gli altri fondi, sono quotati, liquidi e trasparenti rispetto all’andamento e al valore del cosiddetto sottostante rappresentato dall’acquisto di azioni di società quotate che operano nel real estate. I fondi chiusi, invece, sono riservati agli investitori istituzionali e investono nel prodotto immobiliare direttamente con asset class dedicate. Tra queste, per l’Italia, si segnalano gli uffici, la logistica ma anche le residenze per gli studenti universitari fuori sede e quelle per anziani. E presto sul mercato potrebbero arrivare anche fondi dedicati al residenziale, seguendola ripresa del mattone specialmente nelle grandi città. E questa ripresa dovrebbe favorire nel 2018 la crescita complessiva dei fondi immobiliari (che in media rappresentano il 4-5% di un portafoglio diversificato di investimenti) e anche le performance, con rendimenti attesi dal mercato attorno al 9% (dopo il 10% dello scorso anno). Ma i bilanci si potranno tirare solo a fine anno.

Di | 2018-06-18T16:01:28+00:00 18/06/2018|Dossier Economia & Finanza|