Tassi in rialzo con prezzi instabili
«Puntate sulla Cina e sul greggio
Il ballo delle azioni sta per finire»

Luca Zorloni

MILANO

CHI HA INVESTITO in azioni negli ultimi mesi ha beneficiato di una generale spinta al rialzo. La volatilità ha toccato uno dei suoi minimi storici. Ma il periodo di ottimismo potrebbe arrestarsi bruscamente. All’orizzonte si profilano quattro scenari di rischio che farebbero ballare i mercati azionari: una frenata dell’economia degli Stati Uniti; un rialzo dei tassi di interesse reali; una deflazione o una febbre da inflazione; giravolte, capriole, capitomboli e incidenti sullo scacchiere politico internazionale, specie tra Stati Uniti, Cina e Russia sulla politica di medio ed estremo Oriente. Questo sono le previsioni per la fine dell’anno di Banor Sim, tra le principali società di investimento mobiliare (capitali e grandi patrimoni) del Belpaese. «Da inizio anno i mercati azionari mondiali hanno registrato performance positive confermando anche nel secondo trimestre dell’anno il trend rialzista – specifica Luca Riboldi, responsabile investimenti di Banor – un circolo virtuoso che fino ad oggi è stato sostenuto da buoni dati societari, come emerge dai risultati del primo trimestre 2017, dalle politiche monetarie ultra espansive delle banche centrali e da un’inflazione bassa. Questo circolo virtuoso dei mercati può essere impattato negativamente da recessione, rialzo dei tassi di interesse reali, deflazione o forte inflazione. Ci vorrà quindi prudenza negli investimenti da oggi fino a fine anno».

ECCO DOVE puntare le antenne. Cina, innanzitutto. «È la seconda economia mondiale ed è quella che cresce di più con multipli di borsa a sconto rispetto ai mercati occidentali, grandi opportunità di lungo periodo e un elevato potenziale di borsa», scrivono gli esperti di Banor. Il prodotto interno lordo a livello mondiale pesa per il 15%. «Crediamo – aggiungono da Banor – che il peso del mercato azionario cinese all’interno dei principali indici sia destinato ad aumentare», tuttavia bisogna tenere sotto controllo il livello di indebitamento privato, perché non invalidi gli sforzi di sviluppo. Le materie prime sono il secondo settore da controllare. In genere hanno perso valore dall’inizio dell’anno ma ora ci si aspetta un effetto positivo dal prezzo del petrolio che dopo l’accordo Opec sul taglio della produzione e il record storico di scorte, dovrebbe iniziare a intaccare le riserve e, di conseguenza, a restituire valore al barile.

IL TERZO ASPETTO su cui Banor invita a prestare attenzione è relativo alle valute. «Il dollaro negli ultimi due mesi si è indebolito in modo importante – scrivono gli analisti -. La prima parte del movimento è avvenuto in seguito al risultato delle elezioni francesi. La seconda parte è attribuibile all’attesa, maturata dal mercato, che dopo il peggioramento dei dati sulla crescita economica americana, la Fed sarà più lenta del previsto ad alzare i tassi. Il Dollaro contro Euro nel breve periodo dovrebbe stabilizzarsi in assenza di una recessione Usa. Crediamo che il livello di cambio adeguato sul lungo termine sia intorno a 1.20 mentre nel breve periodo pensiamo che si muoverà in un trading range tra 1.08 e 1.13 in quanto l’economia europea non può permettersi ancora di avere un dollaro troppo debole». Corrono i titoli tecnologici a stelle e strisce, ma la festa potrebbe finire presto, visto che i governi stanno stringendo la morsa intorno ai conti dei colossi del digitale e pretendono la loro fetta di torta a livello fiscale».


Ciicai Consorzio in crescita, fatturati a 60 milioni

BOLOGNA

UN CONSORZIO di «mezza età». 53 anni, portati benissimo. Tanto che Ciicai – Consorzio bolognese di installatori idrotermosanitari e condizionamento – vive uno dei momenti più felici della sua lunga storia. Il 2016 è andato in archivio con un fatturato di oltre 60 milioni di euro e una crescita del 9% rispetto all’anno precedente. «Non solo: gli utili sono in aumento e abbiamo deliberato un nuovo aumento del ristorno cooperativo per i nostri soci», precisa il direttore generale Stefano De Maria. Una realtà che si muove in netta controtendenza in un settore – quello dell’edilizia – falcidiato dalla crisi. «Ma il gruppo – precisa De Maria – ha subito poco gli effetti della crisi perché ha messo in atto delle trasformazioni che si sono rilevate vincenti: da un lato si è consolidato e ampliato il ventaglio di servizi offerti agli installatori e dall’altro è stata determinante la scelta di puntare sugli showroom e sulla progettazione in chiave moderna degli ambienti».

NELL’AMBITO dei servizi «oltre al consolidamento dei punti cardine come la disponibilità dei materiali (oltre 54.000 articoli sempre disponibili nei 12 punti vendita) o i servizi di consulenza tecnica e normativa agli installatori, il 2017 ha visto anche i natali di Ciicai Academy, una divisione che ha il compito di studiare e proporre percorsi formativi e certificazioni per i professionisti che collaborano con noi: non solo installatori, ma anche architetti, geometri e ingegneri. Ciicai Academy ha già ospitato oltre 200 studenti su più percorsi formativi e stiamo già preparando il programma per l’autunno. “Cresciamo insieme” è il nostro motto, il riscontro che abbiamo avuto dalle aziende sul territorio ci ha confermato che siamo sulla strada giusta» conclude De Maria. Il Gruppo Ciicai è una realtà di riferimento, a Bologna e non solo, nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di ogni materiale legato alla termoidraulica, all’arredo bagno, alle superfici e all’arredo casa. Lo slogan (‘La casa dal bagno in poi’) scolpisce la strategia di un gruppo che vuole continuare a crescere. «Una volta – continua il direttore generale del gruppo – il mercato del nuovo costituiva il 70% del giro d’affari, le ristrutturazioni appena il 30%. Oggi la situazione è completamente ribaltata: le ristrutturazioni pesano per il 75-80%. Noi abbiamo interpretato questo cambiamento destinando per tempo una parte degli investimenti al rinnovo degli showroom». Ciicai vanta 12 punti vendita e 9 showroom aperti in Emilia Romagna. «Continuiamo a investire in un canale di riferimento per il privato che ristruttura la sua abitazione. In questo contesto, la sala da bagno è importante. È il nostro core business». Gli showroom generano il 30% del fatturato, la vendita all’ingrosso a installatori e aziende il 70%. Un giro d’affari che supera i 60 milioni, in crescita del 9%.