COME CAMBIA L’IMPRESA

Stock option nelle piccole imprese
«Gli incentivi in azioni fanno bene
Si premia chi crede all’azienda»

Francesco Gerardi
MILANO

QUESTI ANNI di andamento zoppicante e battute di arresto nell’economia italiana non ci hanno privati di una certezza: l’Italia è sempre di più una repubblica fondata sulla piccola e media impresa. Quella che, per definizione, ha meno di 250 dipendenti e un fatturato che non supera i 50 milioni. Le Pmi sono rimaste più che mai la spina dorsale del tessuto produttivo, nonostante la lunga crisi economica e, anzi, sono state protagoniste di un piccolo grande miracolo economico: essere sempre più competitive sui mercati internazionali. Un risultato che è materia di studio in tutto il pianeta.

DA POCHI MESI, però, il mondo imprenditoriale italiano sta vivendo una trasformazione nel campo della remunerazione e fidelizzazione del management: qualcosa che sta assumendo i contorni di una vera e propria rivoluzione epocale, anche culturale. E tutto parte da una legge, la 96 del 2017. L’avvocato Vittorio Provera è un esperto di Trifirò & Partners, uno dei maggiori studi italiani in materia di diritto del lavoro.

Avvocato Provera, che sta succedendo nel settore?

«C’è un grande cambiamento nelle piccole e medie aziende, anche quelle non quotate, sul fronte del coinvolgimento dei manager attraverso degli strumenti partecipativi. Sempre più spesso, cioè, si fa ricorso a strumenti finanziari che distribuiscono anche ai manager una parte dell’utile».

Anche le Pmi hanno le cosiddette stock option, insomma.

«Esattamente. Per capirci, stock option e stock grant sono le forme più comuni di remunerazione e incentivazione per dipendenti, amministratori e anche collaboratori delle società di capitali. Quindi, rispettivamente, opzioni da sottoscrivere o acquistare in futuro di azioni della società a un certo prezzo, o assegnazioni gratuite delle stesse. Di solito erano appannaggio delle grandi aziende quotate. Dal 2017, con la legge 96, anche le Pmi possono farvi ricorso. O meglio, sono state estese alle Pmi deroghe e facilitazioni fiscali che dal 2012 erano riservate alle startup innovative ».

Questo cambiamento normativo che conseguenze comporta?

«Intanto, anche nelle realtà più piccole, c’è un allineamento degli interessi di dipendenti e manager a quelli dei soci: chi collabora avrà adesso interessi coincidenti con la proprietà. Poi si viene a creare un legame tra retribuzione e creazione di valore, senza però drenare immediatamente delle risorse. Con, in più, un beneficio fiscale agevolato».

Come hanno reagito le imprese?

«C’è stata una certa resistenza, perché fino a poco tempo fa prevaleva la tendenza a garantire una conservazione della proprietà nelle mani dei fondatori e dei loro famigliari. Un mondo tradizionalista, quindi, che però si è iniziato a svecchiare con la crescita delle società che sviluppano nuove tecnologie e prodotti innovativi».

Una spinta al rinnovamento?

«Ci sono ormai centinaia di Pmi costituite da personale altamente qualificato che costituisce una nuova generazione di imprenditori».

In che senso sono diversi?

«Sono più concentrati nello sviluppare il business dell’azienda che non a mantenerla, e sono sempre alla ricerca di nuovi partner».

Nella prassi che cosa cambia?

«Succede che dipendenti e manager con un ruolo chiave possono beneficiare di un piano per sottoscrivere o acquistare azioni, in presenza di determinate condizioni: ossia mantenere il loro ruolo in azienda per un periodo di 3-5 anni».

Qual è l’obiettivo?

«In questo modo si premia lo sforzo di gestione o di ricerca, a seconda del ruolo, al raggiungimento di un obiettivo. E l’azienda ottiene di legare a sé queste figure, evitando l’hunting della concorrenza, e impegnare i capitali nello sviluppo del business ».

Una rivoluzione storica, che supera l’elemento generazionale e familiare…

«Sì, è un passo fondamentale per una realtà che è già molto competitiva ».

Salone del Risparmio Al via le adesioni per il 2019

MILANO

SONO GIÀ APERTE le adesioni per la 10/a edizione del Salone del risparmio, che si terrà dal 2 al 4 aprile 2019 al MiCo di Milano. L’appuntamento annuale di Assogestioni è dedicato all’industria del risparmio gestito, al mondo della produzione e distribuzione, ai media, alle istituzioni e alle società di servizio. L’evento ha raccolto quest’anno una soddisfazione unanime, espressa dal 90% delle aziende e dal 96% dei visitatori. Ben 14.929 le visite registrate (9 su 10 di operatori del settore), con un +18% di incremento della partecipazione da parte dei professionisti (il 50% dei quali consulenti finanziari). Sono stati 176 i marchi coinvolti che potranno rinnovare la propria adesione. Nella passata edizione il Salone contava 102 conferenze organizzate e oltre 17mila presenze in sala. Tra le attività messe in campo dal Salone per rispondere ai bisogni formativi e informativi dei partecipanti torna per il suo terzo anno consecutivo Content is King, l’iniziativa nata per offrire ai professionisti un programma di conferenze ad alto valore aggiunto che siano utili allo sviluppo del capitale umano.

RIPARTE per il Salone del risparmio 2019 anche il programma formativo ‘Icu – Il tuo capitale umano’, giunto alla sua 3/a edizione, con cui Assogestioni rinnova la sua attenzione verso i millennials interessati a intraprendere una carriera nel risparmio gestito. Un progetto itinerante nei principali atenei italiani che ha coinvolto oltre 1.800 studenti in soli 2 anni.

Di | 2018-07-31T09:42:38+00:00 31/07/2018|Dossier Economia & Finanza|