COME CAMBIA LA TECNOLOGIA

Il futuro delle città è smart
Dalla mobilità all’edilizia,
servizi connessi e meno smog
Un affare da 1.500 miliardi

Elena Comelli

MILANO

PER LA PRIMA VOLTA nella storia, oltre metà dell’umanità oggi vive in città, dalle 30 megalopoli di 10-20 milioni di abitanti fino a un migliaio di centri urbani più piccoli, che ospitano da mezzo milione a 10 milioni di persone. Le città producono il 70% del Pil globale e sono responsabili del 70% delle emissioni di gas serra, ma continuano a espandersi: nel 2030lemegalopoli da oltre10milioni di abitanti saranno 41, secondo l’ultimo rapporto McKinsey. Nel 2050, l’homo civicus sfiorerà i 7 miliardi di individui, due terzi dell’umanità, e genererà oltre 2 miliardi di tonnellate di rifiuti l’anno. Le città sono perennemente congestionate e soggette a emergenze continue, perché le reti urbane di trasporti, idriche, energetiche e gli altri servizi, compresi quelli sanitari, sono stati pensati per una popolazione molto più ridotta, considerando che appena un secolo fa solo il 15% dell’umanità viveva in città: 250milioni di persone. D’altra parte, le città sono anche i grandi motori di crescita economica del mondo, d’innovazione e di creatività, nonché i principali catalizzatori di soluzioni per lo sviluppo sostenibile. A salvarle dalla paralisi, dicono gli esperti, verrà loro in soccorso la tecnologia. Il mercato delle tecnologie per la smart city varrà 1.500 miliardi di dollari nel 2020, in base alle previsioni di Frost & Sullivan, ma solo il 50% di questo mercato sarà concentrato in Europa e Nord America, che oggi invece sono di gran lunga all’avanguardia.

IL FUTURO della smart city, infatti, è in Asia. In questo spostamento di equilibri si rispecchiano le differenze di approccio nei confronti della crescita urbana sostenibile. La visione europea e americana della smart city è dominata dalla preoccupazione di rendere intelligenti i grandi centri storici, aumentando la fluidità di trasporti e comunicazioni, del traffico, dello smaltimento dei rifiuti, della distribuzione di energia e acqua nelle città che già esistono e rischiano di diventare troppo intasate. Nei Paesi emergenti, invece, si tende a costruire nuovi agglomerati sostenibili, intere città pianificate apposta per tagliare al massimo l’inquinamento, grazie alle tecnologie più innovative. Due strade diverse e spesso antitetiche verso un obiettivo comune: risparmiare al massimo le risorse sempre più scarse. Le differenze fra i due modelli assomigliano un po’ al diverso approccio alle tecnologie digitali di un anziano già passato attraverso altre modalità di comunicazione e di un nativo digitale. Mentre Londra sventra tutto il sottosuolo del centro cittadino, da Paddington a Whitechapel, per far spazio alla nuova ferrovia Crossrail e rendere la vita più facile a un altro milione e mezzo di persone, che si troveranno a portata di treno dal BigBen, in India si stanno costruendo 24 nuove città verdi lungo la linea ferroviaria ad alta velocità fra Delhi e Mumbai.

PER RENDERE le città intelligenti, però, non bastano le tecnologie. L’economista americano Boyd Cohen ha identificato ben 62 parametri in 6 diverse aree, che contribuiscono a costruire una smart city. Le aree definite da Boyd sono molto simili a quelle scelte da Frost & Sullivan per i noti rapporti sul tema e ritornano anche in altri studi analoghi: amministrazione, economia, ambiente, mobilità, smart living (che comprende salute, sicurezza e cultura) e smart people (che comprende istruzione, creatività e società inclusiva). Una smart city, quindi, non è fatta soltanto di sensori per monitorare l’aria o di app che ci consentano di viaggiare su tutti i mezzi pubblici con lo stesso biglietto elettronico, ma anche di una buona governance e di cittadini responsabili. Non a caso le città considerate più smart sono le stesse: Barcellona, Copenaghen, Helsinki, Singapore, Vancouver, Vienna… Città compatte, con sistemi di trasporto pubblico molto ben strutturati e una notevole interoperabilità modale, con una popolazione entusiasta e un’amministrazione focalizzata sulle soluzioni più intelligenti.

LE TIPICHE tecnologie presenti in una smart city includono sensori per monitorare continuamente la qualità dell’aria e dell’acqua, contatori e smart grid per utilizzare l’energia in maniera efficiente, auto elettriche in car-sharing e colonnine di ricarica, trasporti pubblici intelligenti, tecnologie avanzate perla raccolta e il riciclo dei rifiuti. La necessità d’intelligenza nelle reti energetiche è particolarmente sentita in un Paese come l’Italia, dove le fonti rinnovabili, con la loro nota instabilità, coprono ormai oltre un terzo del fabbisogno elettrico nazionale. Con 32 milioni di contatori intelligenti già installati e in via di rimpiazzo con macchine più moderne, l’Italia è considerata una pioniera della smart grid. Il settore più in crescita, però, è quello della logistica e dei trasporti pubblici intelligenti, con tutte le aree collaterali di tecnologie informatiche relative, dai chip di identificazione in radiofrequenza ai sensori per la raccolta dati. Solo in questo ambito, Abi Research prevede un mercato da 30 miliardi di euro nel mondo entro il 2020, cinque volte di più rispetto al quinquennio precedente. Una città davvero intelligente, poi, dev’essere anche capace di combinare questi sistemi in un tutto coerente: l’integrazione dei sistemi, soprattutto in Italia, sarà il compito più difficile.

@elencomelli

 

Di |2018-10-02T09:24:34+00:0009/05/2018|Primo piano|