COME CAMBIA IL LAVORO

Guai a fermare il piano Impresa 4.0
Ma è emergenza sulle competenze
«Servono esperti, non si può aspettare»

Cosimo Firenzani
MILANO

SI FA PRESTO a dire Industria 4.0. La definizione usata per la prima volta nel 2011 dalla Accademia tedesca di Scienze e ingegneria in Italia coincide con il rinnovamento negli stabilimenti che, incoraggiato dal Piano nazionale impresa 4.0, ha fatto raddoppiare negli ultimi 3 anni il mercato delle soluzioni tecnologiche per l’industria. In altre parole: macchine digitali, interconnesse e capaci di fornire dati utilissimi, se analizzati bene, per prendere le decisioni giuste. Il mercato di queste soluzioni ha raggiunto nel 2017 un valore di 2,4 miliardi di euro, come segnala l’ultimo rapporto del l’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano, il report più completo sui fenomeni italiani della quarta rivoluzione industriale. E, come ogni rivoluzione che si rispetti, il cambiamento è soprattutto culturale: «C’è stato nell’ultimo anno un aumento significativo nella diffusione del tema – racconta Marco Taisch, docente del Politecnico di Milano school of management manufacturing group e responsabile scientifico dello studio –. Grandissima parte del mondo industriale italiano si sta attivando per implementare l’utilizzo di queste tecnologie. Credo comunque che queste opportunità tecnologiche diventino un vero vantaggio se utilizzate in tutti i processi aziendali, non solo nella produzione. Questo passaggio è fondamentale. Non a caso il piano nazionale è passato da Industria 4.0 a Impresa 4.0».

Il Piano Nazionale Impresa 4.0 ha dato una spinta agli investimenti delle aziende in innovazione?

Quali potrebbero essere gli sviluppi del Piano voluto dall’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda? «Il bilancio è molto positivo, ma non si può pensare che in soli 2 anni vengano colte tutte le opportunità. Nel 2018 sono partiti gli incentivi per la formazione e i risultati si vedranno più avanti. L’importante sarà andare avanti su questa linea confermando quello che è stato già fatto. Non tutto il mondo industriale, comunque, ha colto queste opportunità».

Sono le piccole imprese ad essere più indietro?

«Esattamente. Le piccole imprese possono contare su una maggiore velocità di decisione, ma per quanto riguarda industria 4.0 hanno ancora da fare tanto. Cosa consiglierei di fare? Per prima cosa le piccole aziende dovrebbero rivolgersi ad associazioni ed enti che possano aiutare a capire quali sono le opportunità di formazione. Noi abbiamo realizzato uno strumento di valutazione della maturità digitale di un’azienda, potrebbe essere un buon punto di partenza ».

Ma i lavoratori italiani hanno le competenze necessarie per stare al passo di questa rivoluzione?

«Sappiamo che cosa serve in termini di competenze, ma non sono così diffuse come necessario. Per prima cosa dobbiamo lavorare su chi si trova in azienda: questa rivoluzione è velocissima e non possiamo aspettare. E pensare al futuro, lavorando sul tema degli Its. Confindustria dice che resteranno vacanti 200mila posti di lavoro. È un’emergenza ma allo stesso tempo una grande opportunità ».

I Competence Center dovranno svolgere attività di orientamento e formazione alle imprese, oltre a garantire supporto nell’attuazione di progetti di innovazione. A che punto siamo?

«Sono in fase di costituzione. Stiamo lavorando alacremente per ultimare quello del Politecnico di Milano. Sarà un grande strumento per le aziende perché consentirà di toccare con mano tutte le opportunità. Sarà una fabbrica 4.0 a cielo aperto».

L’automazione dei macchinari e i robot faranno perdere posti di lavoro? Chi si deve preoccupare?

«Il lavoro cambierà, ma questi fenomeni non devono essere letti con allarme. Si deve preoccupare solo chi non ha voglia di imparare e di aggiornarsi. Non è un discorso di robot e di automazione: queste tecnologie sono ovunque, le useremo per pagare il caffè. E’ vita 4.0. C’è un grande senso di responsabilità, ma l’unica soluzione è aggiornarsi e crescere nelle competenze. Non ci dimentichiamo che quelli di cui stiamo parlando sono fenomeni globali, non si possono limitare».

L’invenzione «La mia radio 4G si sente e… si vede: così rivoluzionerò il mercato»

Tommaso Strambi
ROMA

PASSIONE e tenacia. Ma anche un know how ultradecennale unito alla capacità di proporre soluzioni innovative. È da questo mix che nasce la prima Radio 4G destinata a rivoluzionare e proiettare nel futuro il mondo della radiodiffusione. A presentarla, ai recenti Internazionali d’Italia di Tennis, è stato il suo inventore Paolo Novelli (nella foto) dello storico brand dell’elettronica Radionovelli e ad di Axis International, che l’ha interamente prodotta in Italia. «Dopo molti anni il mio sogno è diventato realtà – afferma Novelli –. La Radio Rdn 4G è un prodotto unico al mondo, destinato a rivoluzionare la fruizione radiofonica». Grazie ad algoritmi unici al mondo, la radio, dal look elegante e un po’ vintage, la radio consente all’utente la fruizione di contenuti audio e video on demand, gratis o a pagamento.

Quali sono le caratteristiche della Radio 4G?

«Le sue prestazioni e la versatilità, oltre a essere apprezzate dagli appassionati dell’hi-fi, consentiranno anche a chi non usa abitualmente internet di sperimentare la prima radio interattiva e tutte le potenzialità d’intrattenimento digitale».

Come?

«Grazie al modulo radio web brevettato e all’utilizzo della rete dati 4G, la radio garantisce l’ascolto e la visione anche in caso di assenza di segnale Fm-Dab. Utilizza la connessione internet mobile per l’ascolto e la visione di contenuti audio e video presenti sul web, sfruttando tutto il potenziale di Android».

Cosa serve?

«Basta dotarsi di una sim dati di qualunque operatore mobile per aprire il proprio mondo di intrattenimento». E come si comanda la radio? «Il display touch e la webcam consentono l’utilizzo di applicazioni come Apple Music, Youtube, Skype, oltre a poter navigare nel web e riprodurre contenuti multimediali su supporti ottici e digitali»

Non solo ascolto. La Radio 4G apre nuove frontiere anche per il business?

«Esattamente. Offriamo interessanti strumenti per il new business e l’advertising targettizzato grazie agli algoritmi che abbiamo brevettato: durante la pubblicità di una trasmissione radio o televisiva appare sullo schermo un pulsante che consente l’acquisto del prodotto pubblicizzato tramite il link al relativo sito di shopping on line, senza interrompere l’ascolto».

Ma anche una più puntuale targettizzazione?

«Certamente. Durante l’ascolto di un brano l’utente può richiedere la playlist dell’artista che sta ascoltando. In questo caso, il sistema può inviare all’utente pubblicità in linea con i suoi gusti e le sue preferenze musicali».

Di | 2018-07-09T13:37:12+00:00 09/07/2018|Imprese|