COME ASCOLTARE I CAMPANELLI D’ALLARME

In arrivo la procedura di allerta
Per le aziende cambia la gestione
Ma l’obiettivo è evitare le crisi

di MARCO ARATO*

NEL LINGUAGGIO giuridico italiano sta entrando la nozione di «allerta». Il gerundio è d’obbligo in quanto la procedura di allerta è stata introdotta dalla legge delega 155/2017 ed è stata recepita nelle bozze di decreti delegati che la Commissione Rordorf ha consegnato al Ministro della Giustizia il 22 dicembre 2017. Lo scioglimento delle Camere e la contingenza politica successiva alle elezioni non hanno ancora permesso l’emanazione dei decreti delegati che contengono il nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza. E’ auspicabile che il nuovo governo provveda all’emanazione di una riforma da troppo tempo attesa tenendo presente che, qualora i decreti delegati non vengano emanati entro il 14 novembre 2018 (dopo essere stati trasmessi alla Commissioni parlamentari per l’espressione del parere non vincolante almeno 60 giorni prima), non solo i decreti stessi non avranno mai visto la luce, ma la stessa legge delega perderà ogni effetto, con il risultato di aver buttato via tre anni di lavoro.

LA PROCEDURA di allerta, secondo il nuovo Codice non ancora in vigore, sarà volta alla «tempestiva rilevazione degli indizi di crisi dell’impresa e alla sollecita adozione delle misure più idonee alla sua composizione». Per «crisi» si intende «lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate». L’allerta è quindi pensata per le situazioni di pre-crisi il che, ovviamente, non significa che l’allerta sia esclusa perle imprese che si trovano già in crisi.

L’IMPIANTO dell’allerta si fonda su un obbligo di segnalazione da parte degli organi di controllo societari, sindaci, revisori contabili e società di revisione agli amministratori «dell’esistenza di fondati indizi della crisi». A tal fine, la riforma prevede che tutti gli imprenditori debbano dotarsi di un assetto organizzativo dell’impresa che consenta, tra l’altro, la «rilevazione tempestiva della crisi di impresa e della perdita della continuità aziendale» con l’obbligo di «attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale». Attraverso la procedura di allerta l’imprenditore in crisi si affida ad un organismo di composizione della crisi gestito dalla Camera di Commercio del luogo ove l’impresa ha sede allo scopo di pervenire ad un accordo con i creditori. La procedura ha carattere riservato e, in caso di sua tempestiva adozione, prevede dei premi per l’imprenditore diligente consistenti in sgravi di imposte, in riduzioni di sanzioni, in esimenti/riduzione di sanzioni penali per eventuali reati fallimentari che, come purtroppo accade di frequente, fossero stati commessi dall’imprenditore in difficoltà.

MA QUALI sono gli indicatori della crisi che l’assetto organizzativo dell’impresa deve consentire di fare emergere? Il codice li definisce come «squilibri di carattere reddituale, patrimoniale e/o finanziario … rilevabili attraverso appositi indici con particolare riguardo alla sostenibilità dei debiti nei successivi sei mesi ed alle prospettive di continuità aziendale» e «l’esistenza di significativi reiterati ritardi nei pagamenti».

OCCORRE chiedersi come concretamente l’assetto organizzativo dell’impresa debba consentire l’emersione tempestiva degli indicatori della crisi. Sicuramente attraverso un potenziamento della funzione di controllo di gestione dell’impresa e, soprattutto attraverso un obbligo di reportistica periodica al consiglio di amministrazione (e quindi anche al collegio sindacale) tramite elaborazioni di natura finanziaria e patrimoniale che non necessariamente devono assumere la forma di veri e propri bilanci straordinari, ma che non possono limitarsi ai cosiddetti «bilancini di verifica». In sostanza, le nuove norme, attraverso un sistema per certi aspetti premiale (esenzione da responsabilità) e per altro verso sanzionatorio (sostanziale aggravamento della responsabilità soprattutto per gli organi di controllo in caso di inerzia) spingono opportunamente verso un ricorso sicuramente anticipato non soltanto alle misure di allerta, ma anche ai veri e propri strumenti di composizione della crisi (piani di risanamento, accordi di ristrutturazione) o alle procedure concorsuali una volta definite minori (concordato preventivo).

ALCUNI primi commentatori hanno osservato che l’esonero di responsabilità per gli organi di controllo a seguito della segnalazione della crisi all’organismo di composizione, potrebbe indurre gli organi stessi a letture degli indicatori della crisi anche troppo rigorose, nel timore di un aggravamento di responsabilità in solido con gli amministratori. Si tratta di un timore comprensibile (chi non ha assistito a sindaci improvvisamente rigidissimi dopo che per anni si erano adagiati su relazioni al bilancio assolutamente superficiali e sostanzialmente inutili). Ma la riscrittura delle regole del gioco mi sembra salutare in un quadro in cui le società, spesso con l’avallo dei sindaci, rifiutano acriticamente il tempestivo ricorso a strumenti di composizione della crisi.

*Partner di Bonelli Erede e docente all’Università di Genova


Oval Money, salvadanaio virtuale
«Insegniamo i trucchi del risparmio
E suggeriamo come investire»

Viviana Ponchia

TORINO

L’ITALIA È IN FONDO alla classifica europea dell’educazione finanziaria. C’entrano il mondo del lavoro sempre più flessibile, la scarsa propensione a progettare sul lungo periodo, la diffidenza nei confronti di un settore considerato ancora oggi d’élite. In pratica, quanto a risparmio siamo fermi al salvadanaio. Un guscio in cui infilare monetine, il gruzzolo che cresce e resta sotto controllo. Ma se salvadanaio deve essere, che sia almeno al passo con i tempi. Il successo di Oval Money nasce così: reinventare il vecchio ‘maialino’ per aiutare anche chi rasenta l’analfabetismo dell’accumulo a mettere da parte qualcosa. E soprattutto spingere le nuove generazioni a diventare più consapevoli del proprio denaro. Quattro ragazzi sotto i 35 anni hanno desiderato in prima persona un’applicazione che si prendesse cura del proprio cash flow. Non trovandola, l’hanno inventata.

BENEDETTA ARESE LUCINI, ex general manager di Uber in Italia, Claudio Bedino e Edoardo Benedetto, già co-fondatori della piattaforma B2B di crowdfunding Starteed.com, e Simone Marzola, esperto in machine learning e intelligenza artificiale, hanno messo in piedi una squadra di 16 persone fra Torino e Londra. Spostano i soldi dal conto degli utenti a un salvadanaio digitale attraverso partner bancari sicuri. A un anno dall’inizio dell’avventura Claudio Bedino si è ritrovato con 2mila euro extra senza accorgersene.

Spieghi subito. Come funziona?

«È tutto gratis, simile ai modelli digitali come Google Play o App Store. Si scarica l’app, che viene connessa con le proprie carte. Da quel momento si possono tenere sotto controllo le transazioni, capire come si spende, fissare regole di risparmio e obiettivi. Su Oval Money ogni utente decide quanto investire anche in base alle abitudini sociali. L’importo è personalizzato a partire da un minimo di 50 centesimi. Diciamo che se spendo con carta di credito 19 euro e 40 per un libro, l’app arrotonda all’euro più vicino e accantona 60 centesimi. È più facile generare risparmio attraverso le azioni quotidiane».

Ed è solo l’inizio, immaginiamo…

«Si potrà pensare di risparmiare al raggiungimento di un obiettivo. A esempio: metto da parte 5 euro ogni volta che riesco a correre almeno 5 chilometri. Si chiama mandato di addebito. I soldi possono essere ritirati in qualsiasi momento con bonifico di ritorno entro due giorni lavorativi».

Chi è l’utente medio della vostra app?

«Un giovane adulto sotto i 45 che si muove in un mondo del lavoro flessibile. La piattaforma concilia appunto l’esigenza di risparmio sul lungo periodo con andamenti economici variabili. Il fisso è balordo, non ci sono più entrate blindate. Il primo bilancio è eccellente. Chi un anno fa metteva via 63 euro al mese oggi arriva a 140».

E dopo averci aiutato a risparmiare ci date qualche dritta su come investire?

«Prossimamente. Ma non siamo advisor e non diamo consigli puntuali. Diamo invece la possibilità di scegliere fra le migliori opportunità di investimento raccolte in un marketplace. Le soluzioni vengono proposte sulla base delle analisi elaborate dall’intelligenza artificiale dell’app. Più persone la utilizzeranno, più intelligente diventerà il sistema. Ma a qualcuno invece continuerà a bastare una tirata d’orecchie: ehi, tu, questo mese hai speso troppo. Smettila».

 

IL DIZIONARIO DELLA FINANZA

Accollo

Operazione con cui i membri di un consorzio di collocamento (con garanzia) si impegnano a sottoscrivere i titoli rimasti invenduti alla chiusura del periodo di offerta di un’operazione di offerta pubblica. Se l’accollo è solidale i titoli vengono suddivisi tra i membri in proporzione alle partecipazioni.

Flottante

Il flottante rappresenta la parte del capitale sociale effettivamente in circolazione sul mercato azionario. Borsa Italiana richiede alle società un flottante minimo per l’ammissione a quotazione: il 25% del capitale per le azioni negoziate nei segmenti di Borsa e il 35% per lo Star.

Paniere

Un paniere è costituito da un insieme di attività o titoli. Esso può rappresentare il sottostante di uno o più strumenti derivati, l’insieme dei titoli sulla base dei quali è costruito un indice, oppure una sorta di ‘contenitore’ di attività omogenee, come i titoli in possesso di una banca destinati all’attività di trading.

Spin-off

Operazione con la quale una società o un suo ramo vengono passati a un’altra società esistente o di nuova costituzione, ricevendo come contropartita non denaro, ma azioni della società conferitaria. Le motivazioni possono derivare da una ristrutturazione strategica o dalla creazione di sinergie.

Di | 2018-05-15T15:12:24+00:00 15/05/2018|Finanza|