COMBATTERE IL DECLINO

Dal dossier Ilva ad Alitalia la crisi non va in vacanza
A rischio 180mila lavoratori: prima sfida per Di Maio

Antonio Troise
ROMA

C’È LA MAXI VERTENZA dell’Ilva, avvelenata dagli scarichi delle ciminiere e dalle polemiche politiche. E poi Alitalia, ancora in cerca di un compratore. E l’ex Lucchini di Piombino, la Natuzzi, Trony e Italiaonline… C’è un pezzo importante dell’azienda Italia nei dossier che il superministro al Lavoro e allo Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha trovato sulla sua scrivania dal primo giorno di insediamento. L’elenco delle aziende in crisi che si sono affacciate fra via Molise e via Veneto, dove si trova la sede del dicastero, è lungo e comprende oltre 160 casi. Un esercito di 180mila lavoratori che non solo rischia di perdere il lavoro ma che potrebbe trovarsi a fine anno anche senza il paracadute dalla cassa integrazione. Una vera e propria corsa contro il tempo.

IL CASO PIÙ URGENTE è quello dell’Ilva. Nel contratto di governo M5s e Lega parlano solo di «conversione e chiusura delle fonti inquinanti». I vertici di Arcelor Mittal, il colosso indiano dell’acciaio che si è aggiudicato lo stabilimento di Taranto, prima di procedere con il piano di investimenti programmato, incontreranno Di Maio per avere garanzie dal governo. Il progetto è subordinato, tra l’altro alla firma, all’accordo sindacale che prevede circa 4mila esuberi su un totale di 14mila dipendenti. In gioco, oltre 5 miliardi di investimenti, fra bonifiche, ristrutturazione e interventi di rilancio. Ma, sul tavolo c’è anche il ricorso a Tar contro il piano del governo presentato dal governatore della Puglia, Michele Emiliano. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci che, all’inizio, aveva sostenuto il presidente della Regione, si è sfilato.

C’È UN PO’ PIÙ TEMPO per Alitalia. I commissari devono decidere entro il 31 ottobre a chi vendere la compagnia di bandiera. Il leader leghista, Matteo Salvini, ha già fatto sapere di non volere ‘spezzatini’ ma solo cessioni in blocco. Due i pretendenti: Lufthansa e la cordata che mette insieme Easyjet, Airfrance, Delta e Cerberus. Entro fine anno, poi, bisognerà trovare una soluzione per gli stabilimenti Whirlpool. Dopo una difficile trattativa la multinazionale si è detta disponibile a vendere il sito Embraco nel Torinese, si stanno cercando i compratori. In ballo ci sono 400 dipendenti. Ma il piano industriale di Whirlpool contiene altri potenziali esuberi da scongiurare, a Napoli e Siena. Sempre a Torino è scoppiata la mina di Italiaonline: l’ex Pagine Gialle, oltre alla sede nel capoluogo piemontese, ne vuole chiudere altre due, a Pisa e Firenze. Risultato: 400 esuberi e 201 trasferimenti forzati.

ALL’ORIZZONTE, solo per ricordare le crisi più gravi, potrebbe riaffacciarsi il caso di Termini Imerese, con 750 dipendenti ancora da ricollocare a un’azienda, Blutech, che fatica a rispettare il piano industriale e a restituire l’anticipo ricevuto dal governo. E non è finita. Nelle prossime settimane potrebbero bussare alla porta di Di Maio i cassintegrati Telecom (4.500 esuberi) o quelli previsti alla Fiat da Marchionne. Nella strategia dei pentastellati ha sempre avuto un forte peso il rinnovato intervento dello Stato sul fronte dell’economia. E, da questo punto di vista, il governo ha a disposizione una serie di strumenti che potrebbero non solo salvare i posti di lavoro ma anche rilanciare gli stabilimenti. Si va dagli incentivi alle imprese che decidono di ristrutturare o rinnovare al fondo ‘antidelocalizzazioni’, dagli accordi con le aziende e le istituzioni pubbliche fino all’ingresso ‘a tempo’ dello Stato nel capitale delle imprese in crisi. Il tutto, però, accompagnato da un processo di effettiva reindustrializzazione. Per il superministro Di Maio non è solo un battesimo del fuoco. Ma anche una sfida.

Di | 2018-06-18T13:25:40+00:00 12/06/2018|Primo piano|