CIRCULAR ECONOMY

Saxa Gres, piastrelle dai rifiuti
«Innovazione e patti coi Comuni
La via italiana alla sostenibilità»

Francesco Gerardi
ROMA

«STIAMO realizzando qualcosa di molto importante, credo, dove ormai c’erano impianti industriali avviati alla dismissione e lavoratori alla disoccupazione. Da quelle che erano destinate a diventare rovine, materiali e umane, di un tempo di crisi sta nascendo un nuovo concetto di produzione ceramica, specializzato negli esterni e nell’arredo urbano. Qui si fanno prodotti che l’industria ceramica tradizionale non faceva». Francesco Borgomeo è l’ingegnoso presidente e ad di Saxa Gres, un’azienda della provincia di Frosinone la cui recentissima storia di successo può davvero rappresentare un modello nell’Italia che cerca faticosamente di ripartire dopo un pesantissimo decennio di crisi economica. Imprenditore anomalo, Borgomeo nasce come uomo di idee: laurea in filosofia, perfezionamenti alla Gregoriana e alla Columbia University di New York, inizia la carriera come consulente esperto in ristrutturazioni industriali.

«MA HO L’ARGILLA nel sangue – racconta –: nell’Ottocento la mia famiglia aveva la più grande fabbrica di laterizi del Centro-Sud». Quando diventerà egli stesso imprenditore ceramico, metterà a frutto le sue competenze teoriche fino a salvare la ex Ideal Standard (sempre nel frusinate) e l’umbra Tagina, di Gualdo Tadino, puntando su due capisaldi: riconversione industriale ed economia circolare.

Borgomeo, partiamo dall’economia circolare. Come vengono prodotti i vostri materiali?

«Nel 2013 abbiamo iniziato a studiare un gres porcellanato sostenibile e brevettato, ottenuto da un mix di impasto contenente fino al 25-30% di materiali inerti provenienti da rifiuti urbani, con uno spessore dai 2 ai 7 centimetri. Un prodotto eccezionale, che è anche carrabile».

Perché ricorrere a questo sistema? Che convenienza avevate?

«Sa, siamo partiti dalla riorganizzazione della fabbrica della ex-Marazzi Sud di Anagni e bisognava trovare un modo per abbattere i costi. L’intuizione è stata quella di applicare la circular economy all’industria ceramica, visto che è uno dei fattori dalle maggiori potenzialità per risolvere la crisi del manifatturiero in Europa».

Quindi un sistema economico in grado di rigenerarsi da solo?

«Esatto. Il mondo odierno ha un’enorme produzione di scarti, tra industria e attività urbane, sia solidi che umidi. Tutto questo materiale, invece di essere un problema, può diventare un’opportunità, perché le amministrazioni possono abbattere i costi di smaltimento e le aziende trasformarlo in materie prime ed energia». E così… «Così ho fatto un accordo con una grande municipalizzata: prendiamo le ceneri prodotte dal suo termovalorizzatore e le mettiamo nell’impasto. Ora possiamo fare un prodotto certificato secondo le nuove normative per le pubbliche amministrazioni ».

Non è l’unica particolarità delle vostre piastrelle…

«No, infatti. Abbiamo anche innovato in termini di prodotto. Realizziamo piastrelle cosiddette ‘spessorate’, che vanno sugli esterni in sostituzione delle pietre. Al Cersaie di Bologna abbiamo poi lanciato un prodotto unico al mondo, migliore persino della pietra naturale, che si chiama ‘Grestone’: un sampietrino in gres porcellanato con componenti di recupero destinato alle grandi metropoli. Abbiamo già forti richieste dagli Usa».

Quali sono le caratteristiche che lo rendono unico?

«Perché nasce da una combinazione di tecnologia, ricerca e sviluppo e ha caratteristiche da record. In più, la sua vocazione green aiuta anche ad evitare di distruggere le montagne con la dinamite e a consumare la natura, che è un bene da preservare per i nostri figli».

Assobibe Svolta green, bottiglie 100% riciclabili entro il 2025

ROMA

BOTTIGLIE, tappi e etichette in plastica 100% riciclabili e con almeno il 25% di plastica riciclata nelle bottiglie in PET entro il 2025; il miglioramento della raccolta dei contenitori in plastica utilizzati, rafforzando la collaborazione con i soggetti coinvolti nella raccolta dei rifiuti; il riutilizzo degli imballi in plastica, incluse le bottiglie, dove questa soluzione offre particolari benefici a livello ambientale ed economico. Sono questi, in sintesi, i punti del programma ecologico europeo di Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese che producono bevande analcoliche. «L’obiettivo del settore, i cui imballaggi sono i più raccolti nell’UE – afferma David Dabiankov, direttore generale Assobibe – è quello di contribuire alla creazione di un modello circolare per gli imballaggi in plastica migliorandone la riciclabilità, il contenuto riciclato, la raccolta e il riutilizzo. È un messaggio importante che questi impegni vengano estesi a tutta Europa: le imprese vogliono che i loro imballaggi, comprese le materie plastiche, siano raccolti e riciclati e non vengano gettati nelle strade, negli oceani e nei corsi d’acqua».

SECONDO Dabiankov infine «una migliore raccolta e riciclo degli imballaggi, insieme a una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori, sono elementi fondamentali per aumentare la qualità delle materie plastiche riciclate da poter usare». Assobibe ricorda infine che in Italia, l’83,5% degli imballaggi in plastica è già raccolto e recuperato, anche grazie al sistema Conai-Corepla per cui le imprese pagano per ogni tonnellata di materiale immesso in consumo.

Di |2018-10-01T14:40:06+00:0001/10/2018|Imprese|