CHI SCOMMETTE SUL FUTURO

Sofinnova investe per professione
«Il biotech italiano è un affare
Ma servono coraggio e più soldi»

Cosimo Firenzani
MILANO

suprax 200 mg chewable E’ATTIVA sul mercato italiano da oltre 15 anni e ha investito più di 50 milioni di euro in aziende biotech del Paese. Sofinnova Partners è una società indipendente di venture capital che finanzia quasi 500 startup ad altissimo contenuto tecnologico nelle «scienze della vita ». A maggio ha finanziato Erydel, biotecnologica italiana, specializzata nella somministrazione di farmaci attraverso i globuli rossi.

Qual è la vostra filosofia di investimento?

«Sofinnova è una società leader negli investimenti in startup a livello paneuropeo – spiega Graziano Seghezzi, managing partner di Sofinnova Partners – attiva da 45 anni nel settore delle life sciences. Alla base della nostra filosofia di investimento c’è l’idea di rispondere a un bisogno medico: un farmaco o uno strumento medicato terapeutico per curare una malattia importante. Cerchiamo di essere il più grosso azionista istituzionale per le aziende in cui investiamo, entrando sin dai primissimi stadi con investimenti Seed e serie A. All’interno del nostro network, inoltre, tendiamo a lavorare accanto gli imprenditori ‘seriali’, puntando a trovare soluzioni fortemente innovative».

Che cosa cercate nelle startup nelle quali investite?

Quali sono le difficoltà di una startup biotech? «Da una parte cerchiamo un’idea disruptive, con una proprietà intellettuale solida, dall’altra imprenditori capaci, con una forte expertise nell’ambito in cui operano. Chiaramente la situazione ideale è che ci siano tutti gli aspetti, come nel caso, qui in Italia, di Erydel, dove avevamo un’idea fortemente innovativa, somministrazione di farmaci attraverso i globuli rossi, per il trattamento di malattie neurodegenerative rare, e un imprenditore, Luca Benatti, con grande esperienza. Ma per favorire la nascita e lo sviluppo di startup innovative è necessario anche un terzo elemento: il capitale dedicato, erogato da investitori competenti e specializzati nel settore delle scienze della vita. Con Gabriella Camboni e Silvano Spinelli abbiamo creato l’acceleratore BiovelocITA, il primo in Italia specializzato nel biotech. In Italia, oggi ciò che manca sono proprio i capitali dedicati e i venture capitalist».

Perché nel nostro Paese gli investimenti di venture capital sono più bassi rispetto al resto d’Europa?

«Sofinnova in Italia si propone proprio di colmare la discrepanza tra un’ottima ricerca scientifica, l’emergere di imprenditori validi e la mancanza di operatori di venture capital dedicati, offrendo un track record paneuropeo quarantennale e un’esperienza locale ventennale».

In che cosa potrebbero migliorare le startup italiane?

«Gli imprenditori italiani, probabilmente pensando di realizzare investimenti meno rischiosi, sono concentrati soprattutto sulla diagnostica e i servizi. Noi invece vediamo che i settori con maggiori possibilità di sviluppo, e che producono i ritorni migliori, sono quelli dei farmaci e degli strumenti medicati terapeutici. Sarebbe auspicabile un maggior numero di imprenditori ambiziosi, per alimentare il mercato con migliori prospettive».

Qual è il vostro esempio di investimento più riuscito?

«In Italia, sicuramente Eos, società in cui abbiamo investito sin dalle primissime fasi, semplicemente basandoci sull’idea di due imprenditori vicini a Sofinnova. Solo più tardi è arrivato il prodotto, una molecola antitumorale, che è poi è stata venduta a Clovis Oncology, società quotata al Nasdaq, per circa 357 milioni di euro».

Nell’ambito delle ‘scienze della vita’ quali sono i settori che presentano le opportunità più interessanti e il potenziale maggiore?

«Secondo noi, attualmente la neurologia, l’oncologia e le malattie genetiche rare sono i settori con il potenziale maggiore di crescita a livello globale. In questi ambiti anche l’Italia è molto forte, quindi vediamo delle buone opportunità».

Il premio Mister Lastminute, angelo delle startup: «Punto su giovani imprese»

MILANO

IL CLUB DEGLI INVESTITORI ha conferito il Premio Business Angel dell’anno 2018 a Fabio Cannavale , 51 anni, imprenditore digitale e investitore ‘seriale’, ceo di Lastminute Group, creatore di B Heroes, programma di accelerazione nato nel 2017, che nel 2018 è diventato un business talent andato in onda sul Canale Nove di Discovery Italia. Laureato in Ingegneria al Politecnico di Milano, nel 1996 ha deciso di prendersi una pausa per fare un viaggio in barca insieme alla moglie Vittoria, dall’Italia ai Caraibi. Da quest’esperienza è nata l’idea di The floating village, la sua prima impresa, che ha creato una nuova offerta di vacanze sul mare.

OGGI FABIO CANNAVALE è ceo di Lastminute Group, gruppo multinazionale quotato in borsa, tra i leader mondiali nel settore dei viaggi on-line, che opera con un portafoglio di marchi ben noti Volagratis, Rumbo, Volagratis e Jetcost. Cannavale ha sempre puntato sull’innovazione e investito in nuovi progetti. Negli ultimi 3 anni ha reso la sua attività di investitore più strutturata e sistematica con Boost Heroes, la holding di partecipazioni co-fondata con altri 50 soci, che cura il processo di selezione ed investimento nelle startup ammesse al programma di accelerazione B Heroes. Le principali startup per capitale investito sono: Wash Out, vincitrice della prima edizione di B Heroes, Brandon Ferrari, Sailogy, Homepal, Good Buy Auto, ma Fabio è anche investitore di alcune delle principali scale up italiane tra cui Satispay, Soundreef e Supermercato24. «Ogni anno con l’assegnazione di questo premio – afferma Giancarlo Rocchietti, presidente del Club degli investitori – vogliamo dimostrare che ci sono sempre di più investitori privati nel nostro Paese disposti a puntare su nuove imprese. Cannavale ne è l’esempio».

«L’ESPERIENZA di B Heroes mi ha permesso valorizzare quello che in questi anni ho imparato, mettendolo a disposizione degli altri – ha detto Cannavale –. Fare sistema in Italia è possibile ed è indispensabile per sostenere le nuove imprese. Abbiamo scelto i migliori progetti imprenditoriali innovativi proposti da giovani (ma non solo) che hanno scelto la via scomoda, ma piena di soddisfazione, del fare impresa e li abbiamo messi in contatto con gli oltre 100 imprenditori e manager affermati. Ne è nato uno scambio interessante e stimolante per tutti e le startup coinvolte nel progetto complessivamente hanno raccolto investimenti pari a circa 20 milioni in pochissimi mesi».

Di |2018-07-09T12:40:14+00:0009/07/2018|Dossier Economia & Finanza|