Fare affari con Big data e satelliti
Ecco il metodo Goldman Sachs
«Petrolio? Basta vedere l’ombra»

Davide Nitrosi
MILANO
DENTRO Internet c’è una miniera d’oro: le informazioni, i big data. Uno strumento fondamentale per orientare gli investimenti. Goldman Sachs Asset Management (GSAM) lo ha intuito quasi trent’anni fa e oggi può contare su un team specializzato di 170 esperti fra New York, Londra e Singapore che passa al setaccio la mole dei dati online e li trasforma in informazioni per indirizzare gli investimenti. Un esempio? Il petrolio. GSAM può avere 24 ore su 24 il dato aggiornato delle scorte, senza attendere il report che Bloomberg fornisce ogni primo martedì del mese. «Utilizziamo le immagini satellitari – spiega Loredana La Pace, Country Head Italia di Goldman SachsAsset Management–. Leggendole con le nuove tecnologie si riesce ad avere una misura delle scorte mondiali».
Sembra fantascienza…
«No. La maggior parte delle cisterne petrolifere è costruita con tetti basculanti che si muovono a seconda della quantità di liquido contenuto. Misurando l’ombra del tetto sulla parete della cisterna si raccoglie il dato che serve».
Quando avete iniziato a lavorare sui big data?
«Il team che si occupa dei big data nasce alla fine degli anni 80 quando Golman sviluppa un primo modello multifattoriale. Da allora sono stati fatti tantissimi passi avanti e oggi il team è composto da 170 persone, in gran parte Phd, ingegneri elettronici, data scientist e programmatori che lavorano alla creazione di algoritmi per interpretare i dati disponibili».
Una mole enorme…
«Nel 2020 le informazioni generate nel mondo saranno 128 volte quelle presenti oggi. Il 90% dei dati oggi a disposizione è stato generato negli ultimi due anni. E se ne utilizza solo il 2%».
Un oceano di dati. Su quali vi focalizzate?
«Ogni giorno i sistemi informativi di GSAM analizzano i dati relativi a 13mila titoli azionari. Le applicazioni traducono e interpretano velocemente le informazioni, creando un vantaggio informativo».
Un lavoro impossibile da fare con analisti finanziari?
«Gli algoritmi ogni anno leggono 26 milioni di articoli di giornale e un milione di report, in diverse lingue. Leggono e incrociano le citazioni online dei titoli selezionati, i commenti e gli scambi sui siti di e-commerce e i dati destrutturati: citazioni, immagini e video sui motori di ricerca…».
E dopo la lettura?
«Da questa prima lettura captiamo il mood con cui gli analisti commentano previsioni di utili e scelte di business dei top management, valutando se sono migliorati. Il programma è in grado anche di valutare con un’analisi semantica i commenti degli analisti. Ad esempio, tiene in considerazione fattori emotivi come il fatto che gli americani usano solitamente un linguaggio più positivo degli analisti giapponesi».
Non c’è il rischio di raccogliere anche notizie false?
«Le 170 persone nel team gestiscono oltre 100 miliardi di dollari: la tecnologia è uno dei pilastri ma la componente umana è fondamentale. Gli algoritmi ci consentono un vantaggio informativo, poi sono i gestori a prendere le decisioni».
Come operano i gestori?
«L’analisi sui big data dei 13mila titoli ci fornisce un ranking di scelta. Poi il gestore valuta e soppesa l’investimento. Non vogliamo affidarci ai robot. La scrematura delle informazioni sarebbe umanamente impossibile senza i programmi sviluppati da GSAM, ma la prudenza e la capacità di selezione restano al gestore».
Ci sveli una previsione tratta da big data e satelliti. A che cifra potrà arrivare il prezzo del petrolio?
«Ora siamo sui 45 dollari a barile. Il prezzo è basso nonostante i tagli dell’Opec dal momento che le scorte sono comunque aumentate. Tuttavia ci aspettiamo a fine anno di arrivare a 57 dollari al barile…»


Educazione finanziaria di ALESSIA GOZZI
OPERARE ONLINE MA ATTIVARE GLI SMS

La rivoluzione tecnologica ha investito anche il mondo del credito. Nel 2016, come emerge dall’ultima indagine dell’Abi, oltre 16 milioni di italiani si interfacciano con la banca grazie al web. Eppure ci sono ancora molte prevenzioni legate alla sicurezza, anche per quanto riguarda i pagamenti elettronici. Ecco come mettersi al riparo dalle frodi.
LA TECNOLOGIA oggi permette di fare diverse operazioni bancarie anche attraverso canali alternativi al classico sportello in filiale, come attraverso internet e lo smartphone. È sicuro fare operazioni come bonifici o altre operazioni online? I codici personali (codice utente, password e codice dinamico) associati agli strumenti di accesso al conto online servono a garantire la sicurezza delle transazioni e quindi è importante custodirli con cura ma, per una maggiore protezione, è consigliato attivare anche gli strumenti di notifica delle operazioni come gli sms. Per quanto riguarda le operazioni attraverso lo smartphone, le informazioni sono scambiate con il POS utilizzando complesse tecniche di crittografia; inoltre, lo scambio avviene solo in seguito ad esplicita attivazione della APP di pagamento da parte del proprietario del cellulare. Nell’ultimo anno, in Italia, gli acquisti online sono aumentati, ma il nostro Paese resta sempre indietro rispetto all’estero, soprattutto per il timore di incorrere in frodi. Esistono delle buone prassi per evitare le frodi e per comprare in modo consapevole? Certamente sì. Bisogna controllare sempre il dominio del sito da cui si acquista; se ha qualcosa di strano, presenta apparenti errori di battitura o ricorda il nome di un sito famoso potrebbe non essere attendibile. Diffidare, poi, dalle offerte troppo vantaggiose rispetto al prezzo di mercato, potrebbero essere relative a merci contraffatte o di dubbia provenienza (es. oggetti rubati). E, infine, valutare sempre le recensioni lasciate da altri utenti circa l’affidabilità del venditore.
*In collaborazione con la Fondazione per l’educazione finanziaria (Abi)