CARLO ROGORA

Itema tesse il filo attorno al mondo
«I nostri telai sono un’eccellenza i cinesi non riusciranno a copiarli»

Cosimo Firenzani
MILANO

PUNTA AD ACQUISIRE le eccellenze vicine per potenziare lo sviluppo del distretto meccanotessile della Val Seriana. E da questa valle battagliare sui mercati di tutto il mondo con la belga Picanol e le giapponesi Toyota e Tsudakoma per conquistare nuovi mercati nel settore dei telai di alta gamma. La Itema ha superato da poco i mille dipendenti ed ha stabilimenti a Colzate e Vilminore di Scalve, in provincia di Bergamo; in Svizzera e in Cina. Una multinazionale tascabile che ha incrementato il fatturato del 15% nei primi 3 mesi del 2018 e che, di recente, ha provato a quotarsi in Borsa.

Che cosa avete raccolto dall’esperienza dell’Ipo?

«È stata un’esperienza da cui abbiamo tutti imparato molto – afferma Carlo Rogora, amministratore delegato di Itema –. Nella fase di roadshow gli investitori hanno mostrato indecisione per la fragilità del mercato azionario di quelle settimane. Non a caso, sono state ritirate decine di Ipo a livello europeo. Resta il fatto che la nostra è una società sana, solida finanziariamente e possiamo quindi confermare tutti i piani di crescita e sviluppo, a partire dal progetto Galaxy».

Il Progetto Galaxy è quindi confermato?

«Il Progetto Galaxy nasce per potenziare una logica di filiera. Vogliamo integrare know how, considerando che una quota significativa delle nostre macchine è realizzata con componenti prodotte da fornitori esterni. Vogliamo per questo acquisire aziende che per la gran parte siano già nostri fornitori, vicine geograficamente ed impegnate pure in altri settori ad alto contenuto tecnologico, oltre a quello meccanotessile. Il modello da seguire è quello dell’acquisizione, avvenuta nel 2017, del 61% di Lamiflex, azienda che si trova a pochi chilometri di distanza dalla nostra sede e si occupa di materiali compositi per l’industria meccanotessile, medica e aerospaziale. Al momento sono 3-4 le realtà sotto attenta analisi e speriamo di chiudere nuove acquisizioni fra la fine del 2018 e la prima parte del 2019».

Cos’è oggi il mercato dei telai?

«La produzione di telai si inserisce in una secolare tradizione italiana. I nostri telai sono macchine molto complesse, con circa 14.000 parti diverse, che trasformano il metro lineare, il filo, in metro quadrato, il tessuto. Noi ci posizioniamo nei segmenti di alta gamma e siamo gli unici al mondo a produrre macchine con tutte le tecnologie più avanzate: aria, pinza e proiettile. Dal 2012 i nostri volumi sono più che raddoppiati ma ancora vediamo significative possibilità di crescita, poiché il tessile è un bene di prima necessità, con un importante potenziale nelle società in via di sviluppo. Inoltre ancora una ridottissima parte dei telai oggi funzionanti nel mondo sono meccanizzati con le tecnologie più avanzate. Questo è dovuto – oltre agli investimenti da affrontare – molto ad aspetti occupazionali, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo più popolosi. Ma resta il fatto che, prima o poi, la richiesta di maggiore produttività e qualità del prodotto richiederà l’aggiornamento del parco macchine».

La produzione cinese vi impensierisce?

«No, e principalmente perché il telaio è una macchina estremamente complessa e la nostra costante innovazione tecnologica ci protegge dai tentativi di copiatura dei costruttori cinesi. A chi mi chiede quando la produzione di telai cinesi (che comunque copre già circa la metà del mercato) raggiungerà il livello tecnologico comparabile al nostro, io rispondo: ‘Mai’».

Quali sono i mercati con il più alto potenziale per voi?

«Il nostro fatturato è realizzato per più del 90% all’estero, principalmente in Cina, Turchia e India. Tra questi, il mercato che per noi ha il potenziale più alto è senza dubbio quello indiano, anche per la forte presenza di telai non meccanizzati o di basso livello tecnologico. Abbiamo aperto una sede a Dubai per essere più vicini al mercato pakistano. Da lì stiamo sviluppando anche la rete commerciale in diverse nazioni africane. Siamo in 100 Paesi e affrontiamo quotidianamente situazioni che possono cambiare radicalmente in pochi giorni. Cos’è prioritario? Stabilità, sia economica che politica. Sappiamo di operare in Paesi spesso instabili e per questo abbiamo imparato ad essere molto flessibili».

Avete creato ItemaLab nel parco scientifico e tecnologico ‘Kilometro Rosso’ di Bergamo. Quali sono i risultati dei vostri investimenti in R&S?

«È difficile dire quale sarà il risultato finale del lavoro dei 15 ingegneri di ItemaLab. Le vere innovazioni sono qualcosa di mai visto che, fino a pochi anni prima, non erano nemmeno immaginabili. Però, ci sono già nuove evoluzioni tecnologiche nate in ItemaLab che abbiamo applicato alle nostre macchine. Ad esempio, abbiamo recentemente lanciato un telaio dedicato alla produzione di denim in grado di consumare meno energia e equipaggiato con un innovativo dispositivo unico sul mercato, iSaver, che consente di eliminare lo scarto sul lato sinistro del tessuto. Entrambi i benefici di queste due innovazioni rappresentano un significativo passo in avanti nel risparmio dei costi e delle materie prime per i tessitori ».

Di | 2018-07-09T13:19:26+00:00 09/07/2018|Imprese|