CARLO PONTECORVO

Ferrarelle rinnova il patto con la natura
«Puntiamo sul riciclo delle bottiglie in Pet»

Giuliano Molossi
MILANO

PRIMA medico chirurgo, poi armatore, poi imprenditore: tante vite in una sola per il cavaliere del lavoro Carlo Pontecorvo, 67 anni, napoletano, presidente e amministratore delegato di Ferrarelle, l’acqua minerale che non è né liscia né gassata, come tutti sanno grazie al popolarissimo claim. E non è finita perché Pontecorvo è sempre in movimento e ha voglia di altre sfide, come peraltro ha dimostrato due anni fa acquisendo Amedei (cioccolato finissimo) e lasciando intendere di volersi allargare nel food and beverage. Presto potrebbe esserci qualche altra sorpresa. Certo è che la portaerei della flotta Pontecorvo è sempre Ferrarelle, da lui rilevata da Danone nel 2005. La fonte di Ferrarelle è a Riardo, nel Casertano, che ospita anche la sede operativa dell’azienda. Le altre quattro sedi sono a Boario Terme (per le fonti di Boario e Vitasnella, gli altri due marchi noti del Gruppo), a Milano (direzione commerciale e marketing), a Presenzano, sempre nel Casertano, per la produzione di Pet riciclabile, e a Pontedera (cioccolato Amedei). Il fatturato ha superato i 190 milioni, i dipendenti sono 430.

Dottor Pontecorvo, il 75 per cento delle bottiglie di Ferrarelle sono in materiale plastico. L’Unione Europea ha dichiarato guerra alla plastica, ritenuta responsabile dell’inquinamento ambientale, e fra due anni molti prodotti mono uso che vengono abitualmente utilizzati oggi saranno proibiti. Immagino che abbiate avuto un danno da questa campagna contro la plastica. O no?

«No, nessun danno. Il problema dell’inquinamento della plastica è sotto gli occhi di tutti. Il problema esiste perché nel mondo non c’è stato il rispetto di alcuni elementari principi di educazione civica. Vanno fatte però delle precisazioni importanti. Il Pet (polietilentereftalato) è l’unica plastica interamente riciclabile all’infinito. Questo significa che da una bottiglia in Pet consumata se sottoposta a un trattamento idoneo io posso ricavare un’altra bottiglia. Nel nostro stabilimento di Presenzano ricicliamo 25mila tonnellate all’anno di bottiglie in Pet. Questo di riciclarlo è l’unico modo per andare a ripulire il mondo dalla plastica».

Se ne potrebbe anche proibire l’uso…

«Sì, ma solo su alcune categorie che non hanno un serio impatto sui consumi, penso ai cotton fioc, alle cannucce, ai bicchierini. E questo avverrà dal 2021. Ma la plastica ha una diffusione tale nel mondo dei contenitori che immaginare di poterla sopprimere significa fare un passo indietro di mezzo secolo. Può essere semmai ridotta in alcuni settori, oppure si può seguire il nostro esempio: usiamo un materiale plastico come il Pet che è perfettamente riciclabile ».

Ma il Pet riciclato ha sempre e solo un destino alimentare o può diventare anche un’altra cosa?

«Può venir destinato al mondo del tessile, dell’abbigliamento, dell’arredamento. Con le bottiglie di Pet si possono fare maglioni, sedie, tavoli. Tra l’altro il processo di riciclo del Pet ha costi più bassi rispetto ai costi di riciclo di tutti gli altri materiali».

Avete chiamato il vostro progetto di riciclo del Pet ‘Bottle to bottle’, nel senso che una bottiglia d’acqua usata può tornare ad essere una bottiglia nuova. Cosa manca perché questa idea si concretizzi?

«E’ tutto pronto ma da otto mesi aspettiamo l’autorizzazione dell’Efsa, l’Authority alimentare europea che ha sede a Parma, affinchè il nuovo imballo, ricavato dal vecchio, possa contenere acqua minerale».

E quindi fino ad oggi le tonnellate di Pet riciclato che producete che fine fanno?

«Vanno sul mercato non alimentare ».

Dal 2015 avete il bilancio di sostenibilità nel quale valorizzate le attività che svolgete e sottolineate l’attenzione verso l’ambiente. Sostenibilità è una parola di moda, ma in che modo il vostro impegno per la sostenibilità ambientale si traduce in fatti concreti?

«Noi abbiamo cominciato a occuparci di sostenibilità nel 2005 quando abbiamo acquisito quest’azienda, quando ci siamo accorti che oltre ai marchi avevamo anche il prodotto. L’acqua Ferrarelle è un unicum, è l’unica acqua che è certificata al 100% per la naturalità della carbonificazione. In altre parole: il gas che è contenuto nella bottiglia è il gas che c’è nella natura. Noi abbiamo certificato questo. Ma a distanza di 14 anni non c’è nessun altro che ha fatto altrettanto, il che, se mi permette, la dice lunga. Noi ci crediamo veramente alla sostenibilità, e lo dimostriamo con i fatti, non con le parole, con la riduzione dell’impatto ambientale su tutte le nostre attività produttive, con l’impianto fotovoltaico di Riardo, con lo stabilimento di riciclo del Pet a Presenzano e così via. Ogni giorno Ferrarelle dimostra la sua attenzione all’ambiente».

Di |2019-07-08T12:57:31+00:0008/07/2019|Primo piano|