La farina del mugnaio alimenta la ricerca
Bongiovanni: «Con Airc per un futuro migliore»

L’imprenditore premiato da Mattarella

«Grande emozione rappresentare le 6mila aziende che sostengono l’associazione. Il business non è tutto, impegniamoci per l’ambiente»

di Andrea Gianni
MILANO

«Sono un mugnaio moderno e, nel mio piccolo, voglio dare un contributo per costruire un futuro migliore per i nostri figli e nipoti ». Claudio Bongiovanni, 61 anni, parla con orgoglio del suo mestiere dal sapore antico, e del suo impegno a fianco di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro che quest’anno gli ha fatto guadagnare il premio Airc ‘Credere nella Ricerca’, consegnato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il presidente e amministratore delegato della piemontese Molini Bongiovanni rappresenta le migliaia di piccole e medie imprese che ogni anno sostengono Airc. E lancia un messaggio: «Le aziende hanno una grande responsabilità nei confronti dell’ambiente e del territorio, possono fare tanto per dare una mano all’umanità».
Claudio Bongiovanni, ci parli della sua azienda.
«Io faccio il mugnaio. Produciamo farina di grano tenero nei mulini industriali di Torino e Cambiano, in Piemonte. Lavoriamo con industrie alimentari e grossisti e il nostro prodotto è la base per pizza, pane, dolci. Abbiamo iniziato anche ad esportare in altri Paesi europei. Faccio questo lavoro da 42 anni, ma la Molini Bongiovanni è relativamente recente. Ha 16 anni di vita, l’ho fondata nel 2003 e adesso conta una trentina di dipendenti. Il mio percorso imprenditoriale inizia però nel 1984, quando mi sono messo in proprio e ho acquistato mulini in provincia di Asti e a Novi Ligure ».
Le vendite di pane sono da tempo in calo. Come sta andando il vostro settore?
«Da una parte i consumi di pane crollano, ma dall’altra cresce il mercato della pizza e i dolci tengono bene. Per noi, tutto sommato, questo è un momento magico perché siamo riusciti a inserirci in una filiera che cresce, siamo l’anello di congiunzione tra il mondo agricolo e il mondo alimentare. C’è molta più attenzione a quello che si mangia, e alla qualità del prodotto, rispetto al passato. Un mulino moderno non si limita a lavorare il prodotto, ma affianca i clienti e segue le richieste del mercato».
Come è nato il vostro impegno a fianco di Airc?
«Tutto è iniziato circa tre anni fa, quasi in contemporanea con l’ingresso in azienda di mia figlia, che ora ha 26 anni e mi ha dato la carica giusta e la voglia di fare progetti a lungo termine. All’epoca era iniziato un attacco, con fake news diffuse anche attraverso i social, contro la farina e i carboidrati. Mi sono chiesto se quello che producevo facesse male alla salute, e se fosse il caso di cambiare mestiere. Per questo mi sono rivolto ai nutrizionisti di Airc, che mi hanno dato alcuni consigli utili per ‘aggiustare il tiro’, rispettando una serie di principi per una corretta alimentazione. Ad esempio abbiamo riscoperto antiche farine grezze, macinate su pietra, prodotti integrali ricchi di fibre che sono anche apprezzati dai consumatori. Poi c’è anche un risvolto più personale, perché mio padre qualche anno fa è morto a causa di un cancro che è partito dal colon e si è esteso ai polmoni ».
Come si è concretizzata la vostra collaborazione?
«Noi finanziamo una borsa di studio dal valore di 25mila euro l’anno per una giovane ricercatrice sudafricana che si occupa proprio di tumore al colon. La borsa, bandita nel 2017, è stata attribuita nel 2018 a Nicole Reilly, che lavora all’Irccs di Candiolo, e sarà in corso fino al 2020. Ma il nostro impegno non si limita al supporto economico, perché svolgiamo tante altre attività. Ad esempio il nostro prodotto Farina Antiqua ha il marchio Airc, abbiamo portato avanti campagne nelle pizzerie, per la prevenzione di malattie legate anche all’alimentazione, con modalità inedite rispetto al passato».
Come è andata la cerimonia per la consegna del premio, con il presidente della Repubblica Mattarella?
«È stato davvero emozionante, anche perché in quel momento rappresentavo le oltre 6.000 aziende che sostengono Airc. Un ricordo da trasmettere ai nipoti. Intanto abbiamo appeso la targa in azienda».
Che messaggio lancia alle imprese?
«Penso che ogni imprenditore, con le proprie disponibilità, può fare tanto per migliorare l’ambiente in cui viviamo. Bisogna smettere di pensare solo al business ma assumersi le proprie responsabilità e impegnarsi per un cambiamento a 360 gradi, che si può concretizzare anche nel sostegno di progetti di ricerca innovativi ».
I vostri dipendenti condividono questa battaglia?
«Ci appoggiano totalmente, sono coinvolti e partecipano ad attività e manifestazioni».
Un sogno nel cassetto?
«Mi farebbe piacere vedere le nostre farine nelle piazze italiane. Al fianco delle ‘Arance della salute’ Airc, potrebbero esserci anche le ‘farine della ricerca’. Più nel concreto, nei prossimi giorni ci incontreremo per concordare le prossime iniziative. Noi andiamo avanti con il nostro contributo alla ricerca scientifica».

Prevenzione e ricerca
Airc al lavoro da 54 anni

Oltre 4 milioni di sostenitori e 20mila volontari

La Fondazione Airc da oltre cinquant’anni sostiene progetti di ricerca, diffonde l’informazione scientifica e promuove la cultura della prevenzione anche nelle scuole. Conta su 4 milioni e mezzo di sostenitori, 20mila volontari e 17 comitati regionali che garantiscono a circa 5.000 ricercatori – 62% donne e 50% under 40 – le risorse necessarie. In 50 anni Airc ha distribuito oltre 1 miliardo e 400 milioni di euro per finanziare la ricerca oncologica.