CAMBIO DI FASE A ROCCA SALIMBENI

Il nuovo Monte dei Paschi di Stato
riparte con la coppia Falciai-Morelli
Generali cala il suo tris nel consiglio

Francesco Meucci

SIENA

IL 18 DICEMBRE sarà un giorno storico per Siena e per la sua secolare banca. Come sempre accade da queste parti ,le grandi rivoluzioni si fanno mentre la gente è distratta. E così come altre volte nel pieno dei giorni del Palio si sono consumati passaggi cruciali per il Monte dei Paschi; adesso, una settimana prima di Natale, lo Stato italiano entrerà da padrone a Rocca Salimbeni. Forte di una maggioranza inattaccabile di quasi il 70 per cento, frutto della ricapitalizzazione precauzionale (5,4 miliardi di euro) imposta dalla Bce per salvare la banca senese e dell’acquisto delle azioni convertite dalle obbligazioni vendute ai risparmiatori (operazione da un miliardo e mezzo), il ministero del Tesoro prenderà la parola di fronte ai soci della banca. Se a farlo sarà direttamente il ministro Pier Carlo Padoan o un suo delegato non è ancora dato di sapere. Ma molto probabilmente a parlare per lo Stato sarà Antonino Turicchi, dirigente del Mef e designato dal dicastero alla vicepresidenza.

IL SUO NOME è inserito nella lista che il Tesoro ha presentato il 22 novembre per il cda di Mps. Turicchi è assieme ai riconfermati Alessandro Falciai e Marco Morelli, che dunque manterranno le loto attuali cariche di presidente e amministratore delegato della banca; nonché Fiorella Kostoris e gli indipendenti Maria Elena Cappello (già in A2A, Prysmian, Saipem) e Stefania Bariatti, professoressa di diritto internazionale all’Università di Milano.

VOLTI NUOVI nel board sono Salvatore Piazzolla (amministratore di Axa e partner storico per la bancassurance di Siena), Nicola Maione, avvocato e già nel cda di Enav, Giuseppina Capaldo, professoressa alla Sapienza di Roma, Roberto Lancellotti (fino a inizio del 2017 senior partner McKinsey), Michele Santoro e, ultimo ma non certo in ordine di importanza, Angelo Riccaboni, docente dell’Università di Siena, per sei anni rettore che ha contribuito in modo decisivo a evitarne il dissesto. Il Tesoro per il collegio sindacale ha presentato una lista con i nomi di Raffaela Fantini e Paolo Salvatori (sindaci effettivi) e Carmela Regina Silvestri (supplente).

UNICA ALTRA lista presentata è stata quella di Generali. Il colosso delle assicurazioni è diventato secondo socio di Mps per effetto del burden sharing e con il 4,3 per cento del capitale avrà tre posto in cda (Marco Giorgino, Giorgio Valerio e Stefania Petruccioli) e un sindaco revisore (Federico Monarca). Si era a lungo vociferato di una lista dei fondi diventati azionisti con la conversione dei bond al cui interno avrebbe avuto ruolo di primo piano Axa, ma non è approdata a nulla. Poco cambia per il gruppo francese che restà primario partner industriale del Monte (l’accordo per la bancaassurance è stato rinnovato da poco) con buona pace del «concorrente» Generali. Con l’ingresso dello Stato e la composizione del nuovo cda, il Monte dei Paschi può tornare occuparsi soltanto di «fare banca». Obiettivo, questo, che il capoazienda Morelli ha spiegato a mercati e investitori con i road show nelle scorse settimane. L’obiettivo, dichiarato, di Mps è tornata a essere una banca di riferimento per il territorio di elezioni (Toscana e Centro Italia) con un occhio privilegiato a piccole e medie imprese. I numeri ancora stentano a decollare, anche se l’andamento della raccolta, ad esempio, è sopra le attese data anche la condizione della banca. Il tempo non manca, perché lo Stato resterà nel capitale della banca per almeno un paio di anni (anche se qualcuno, come il sindaco di Siena, Bruno Valentini, vorrebbe che restasse per sempre anche con una quota minima). In questo lasso di tempo andrà anche definito il nuovo assetto della banca più antica del mondo. Che, a scanso di ripensamenti, dovrebbe essere quello di una partnership con un altro gruppo bancario.


Il retroscena L’accordo con Axa non va giù al Leone

SIENA

C’È UN INTRECCIO davvero particolare dalle parti di Rocca Salimbeni, diventato ancora più ingarbugliato ora che lo Stato è diventato il padrone della banca, dopo oltre 5 secoli di governance senese, e che Generali è il secondo azionista, grazie alla trasformazione dei bond. Il groviglio riguarda gli accordi di bancassurance, uno dei piatti più ricchi del settore del credito. In pratica, l’unica opportunità per rendere ancora produttivi filiali e sportelli, per dare valore a una rete territoriale attraverso la quale vendere polizze e prodotti assicurativi e finanziari. Agli inizi di dicembre Banca Monte dei Paschi ha rinnovato l’accordo di bancassurance con AXA, la compagnia assicurativa francese con la quale ha sottoscritto una partnership sin dal 2007. Una liaison particolare, che aveva portato il gruppo francese a investire nel capitale della banca senese, a salire nel capitale fino a sfiorare il 4% e a nominare membri nel consiglio d’amministrazione della Rocca. Uno dei consiglieri più ascoltati dall’ex presidente Giuseppe Mussari era proprio Frederic de Courtois, al vertice di Axa in Italia e per diverso tempo nel board a Siena. Anche in quello che votò la sciagurata acquisizione di Antonveneta.

ALTRI TEMPI, altro Monte. Quello nuovo, però, ha confermato in toto la joint-venture con Axa, rinnovandola per altri 10 anni, fino al 2027. Questo vuol dire che tramite i 2mila sportelli del gruppo saranno distribuiti ancora i prodotti assicurativi francesi. Oltre al know-how bancario messo a disposizione delle polizze d’Oltralpe. Cosa c’è di particolare? Diverse cose. La prima è che oggi il Monte dei Paschi è di proprietà dello Stato italiano, visto che il Tesoro è di gran lunga l’azionista maggioritario. E dopo una stagione di duelli e screzi tra Italia e Francia in tema di acquisizioni e partecipazioni, non dire nulla su una joint-venture che forse conviene più ad Axa che a Mps, è segno che l’investimento su Siena non è così strategico per il governo. Seconda differenza, la presenza di Generali. La Compagnia del Leone è il primo azionista privato del nuovo Monte, il 18 dicembre entreranno nel board senese rappresentanti di Generali. Sarebbe stato perlomeno educato chiedere a Philippe Donnet cosa pensava di quel rinnovo decennale. Tanto più che Donnet, ad di Generali, è un ex uomo di Axa. E da Axa ha chiamato alla corte di Trieste anche Frederic de Courtois, oggi vicedirettore generale della compagnia. Un bel groviglio, quasi come le clausole criptiche delle polizze.

P.D.B.

Di |2018-10-02T09:24:55+00:0012/12/2017|Finanza|