I nuovi record del cibo sotto zero
Gli italiani conquistati dai surgelati
Un business che vale miliardi

Emanuele Chesi

CESENA

C I SONO sempre più vegetali nella borsa della spesa degli italiani. Nuove mode alimentari, maggiore consapevolezza, crescente attenzione alla salute: sono i fattori che contribuiscono a rendere più ‘verde’ la tavola nazionale. Ma incide anche il lato dell’offerta, con la definitiva affermazione dei surgelati, sdoganati ormai anche come alimenti che conservano e in qualche caso superano la qualità dei vegetali freschi. In Italia, nel 2016, il valore del mercato (retail e food service) degli alimenti surgelati ha sviluppato un giro d’affari di circa 4,5 miliardi di euro. Le famiglie che lo scelgono sono quasi 25 milioni, con una penetrazione del 95,5%. L’acquisto medio delle famiglie, poi, si attesta intorno ai 17,4 chilogrammi, con una frequenza (ossia atti di acquisto) di 24 volte l’anno, per una spesa media che supera i 79 euro. I numeri sono in costante aumento, ma gli operatori del settore valutano che ci siano abbondanti margini di miglioramento. Basta guardare il Nord Europa, che ha da tempo più familiarità con i prodotti surgelati: tedeschi e cittadini del Regno Unito, ad esempio, hanno un consumo pro-capite di oltre 45 chilogrammi ogni anni, quasi tre volte quello degli italiani.

A SPARTIRSI il mercato dei vegetali surgelati sono sostanzialmente due colossi, la cesenate Orogel e Findus, protagonisti di un continuo testa a testa sulle quote di vendita. Anche nel 2016 Orogel si è confermata la prima azienda italiana nel settore dei vegetali freschi surgelati, con una quota complessiva di mercato attorno al 25%. Nei primi sei mesi di quest’anno, la musica non è cambiata: Orogel resta sul podio col 13,5% dei volumi a proprio marchio e il 9,3% (+0,2%) fornito ai private label, in sostanza i supermercati e gli ipermercati. Anche questa seconda quota è in aumento. Findus può contare sul 21,2% delle quote di mercato acquisite. Frosta (cioè il brand Valle degli Orti) raggiunge 5,5%, arretrando di uno 0,6%. La fetta più grossa dei volumi è dunque rappresentata dalle marche della grande distribuzione al 39% (in calo dello 0,6%). In buona sostanza, un quarto dei prodotti vegetali consumati in Italia proviene dagli stabilimenti del sistema Orogel.

IL RISULTATO POSITIVO è trainato dalla crescita del settore dei prodotti salutistici: secondo una recente ricerca Nielsen hanno registrato una crescita del 41% su base annua, dato peraltro in linea con quanto registrato da Orogel per la ‘Linea Benessere I Vegetariani’, che nell’ultimo biennio ha fatto segnare un +40%. Anche l’Istituto italiano alimenti surgelati evidenzia che «le nuove abitudini alimentari consolideranno le scelte verso i freschissimi, tenuto conto che nel 19% delle famiglie c’è almeno un vegano o un vegetariano, cui vanno aggiunti circa 300.000 persone che si indirizzano verso una dieta fruttariana o crudista». I prodotti confezionati intercettano poi i consumatori che prestano attenzione alle diete particolari. Il 32% delle famiglie italiane, infatti, ha almeno un componente intollerante a qualcosa: lattosio, glutine ma anche uova, lieviti, zinco e legumi. «Se poi aggiungiamo agli intolleranti coloro che seguono diete free from per loro personali convinzioni o necessità – prosegue l’analisi dell’Istituto – è facile prevedere che l’ascesa dei lavorati senza glutine e dei prodotti senza lattosio (già oggi in crescita rispettivamente del 31% e del 15%) subirà un’ulteriore impennata». Si aggiungono al quadro di elementi favorevoli alla crescita del consumo di vegetali surgelati l’affermazione del cibo ‘etnico’ e la dinamica positiva dei piatti pronti.

IL SUCCESSO dei programmi televisivi di cucina ha infine, secondo una recente indagine Nomisma citata dall’Iaas, un riflesso positivo sugli spettatori che dimostrano più attenzione alla qualità dei prodotti che acquistano e alla loro origine. «Un trend che può ben intercettare l’offerta del surgelato che – grazie alla linea del freddo, al confezionamento che in genere avviene con prodotti a chilometri zero, alla supervisione e all’operato di addetti specializzati – garantisce il massimo della qualità e del mantenimento delle componenti organolettiche presenti nelle fasi di pre-lavorazione».