CAMBIA IL SETTORE DEL COMMERCIO

Negozi, il futuro è sfruttare il web
«Servono nuovi professionisti: l’obiettivo è attirare i millennial»

dall’inviato Achille Perego
STRESA

buying generic viagra in canada IN PASSATO era considerato un po’ subalterno all’industria – con retribuzioni inferiori – ma oggi il settore del commercio retail sta diventando sempre più protagonista nello scenario economico. E anche nella crescita di un Paese, come l’Italia, che sconta ancora un passo lento, poco sopra il punto percentuale, dell’incremento dei consumi, ma dalla moda al turismo al food ha ampi spazi di sviluppo. Del resto, come è emerso dall’ultima edizione del Retail Summit, organizzato da Confimprese, EY e Food a Stresa, l’incertezza dello stallo politico e la flessione dei mercati finanziari delle ultime settimane non hanno influito sulla tenuta del retail. Così, l’Osservatorio Confimprese – associazione che rappresenta i principali marchi delle catene italiane con 320 imprese associate e oltre 600mila dipendenti – sul secondo semestre 2018 prevede una chiusura d’anno in linea con le previsioni annunciate lo scorso gennaio: 1.100 aperture e 10mila nuovi posti di lavoro.

IN PARTICOLARE, le aperture di nuovi punti vendita da luglio a dicembre saranno 590, con un impiego di 4.020 nuovi occupati. Se il mondo del commercio, sottolinea Mario Resca, presidente di Confimprese, ha vissuto in questi anni una grande selezione, risulta particolarmente dinamico soprattutto per chi – come le catene – sa innovare e interpretare i cambiamenti del mercato che vedono un’integrazione sempre più forte fra le vendite online e quelle nel punto vendita, che rimane sempre l’ultimo approdo. Lo scenario quindi resta positivo ma, avverte Resca, sarebbe pericoloso sia aumentare l’Iva sia bocciare lo shopping domenicale che, solo tra le catene aderenti a Confimprese, equivale a 12mila posti di lavoro a tempo pieno. Il futuro del commercio retail non può ignorare l’e-commerce, sebbene il suo peso continui a restare limitato anche se a fine anno gli acquisti online arriveranno a 27 miliardi con un rialzo del 17%. Dalle rilevazioni di EY è emerso che le potenzialità dell’omni-canale – che sarebbe oggi più opportuno definire un percorso multi esperienziale – sono chiare ai retailer, ma non ancora sfruttate  appieno. Anzi, spesso sono fonte di preoccupazione: il 40% degli intervistati fatica a mantenere coerenza di posizionamento di brand sui diversi canali, in particolare quelli digitali.

«QUASI IL 90% del panel interpellato – ha spiegato Donato Iacovone, ad di EY in Italia e managing partner dell’area mediterranea – pensa che la sfida del retail nei prossimi 3 anni sia l’integrazione dei canali, mentre il 69% ritiene necessario rivisitare il proprio modello di business per rispondere alle nuove esigenze del consumatore. In particolare, i millennial rappresentano la più grande opportunità: sono il bacino di clienti e potenziali più vasto ma anche la più grande sfida, poiché i loro concetti di fedeltà al brand e di linearità di comportamenti di acquisto sono radicalmente diversi da quelli delle generazioni che li hanno preceduti. Si tratta di una trasformazione più ampia che ha un impatto anche sul mercato del lavoro, con la richiesta di nuove competenze adeguate a gestire i cambiamenti in atto». Competenze che dovrebbero vedere un coinvolgimentodelle Università per introdurre
percorsi di studio finalizzati a creare i nuovi professionisti del retail, un po’ manager e un po’ imprenditori. «Il franchising – ha concluso Resca – non è stato influenzato dalle recenti difficoltà politico-economiche. I retailer continuano a spingere su nuove aperture che aumentano il livello occupazionale, sfruttando l’onda positiva del food che sempre più si declina nello street food anche da strada. Le stime del nostro Osservatorio prevedono una crescita del 2,5% del giro d’affari che dovrebbe raggiungere i 152 miliardi».

Lusso Tassinari (Gruppo Aeffe): «Flessibili e creativi, così maciniamo utili»

RIMINI

NEL PRIMO TRIMESTRE del 2018 il gruppo del lusso Aeffe ha raggiunto un utile netto di 11,3 milioni di euro (+39%), pari a quello dell’intero esercizio del 2017. «Questi numeri confermano l’ottimo andamento dello scorso esercizio – sottolinea Marcello Tassinari, direttore generale del gruppo –. I ricavi registrano una crescita del 20,3% a 95,2 milioni, mentre la progressione della marginalità operativa è ancor più significativa, con un Ebitda di 20,3 milioni (+32%)»

Sorpresi di questi risultati?

«Nessun effetto sorpresa almeno per noi. Sul versante del fatturato, siamo molto sicuri dell’appeal e della distintività dei nostri brand, mentre in termini di redditività e di risultato netto, la visione strategica, gli investimenti e i piani di efficientamento implementati negli scorsi anni, ci permettono di registrare una crescita della redditività più che proporzionale rispetto alla crescita del fatturato».

Quali obiettivi avete per la chiusura dell’esercizio?

«Date le dinamiche specifiche del settore, con collezioni che vengono presentate in anticipo di 6 mesi rispetto alla vendita, e con un modello di business improntato alla distribuzione wholesale (che pesa per circa il 70% del fatturato complessivo) possiamo guardare al futuro con una buona visibilità. Abbiamo in portafoglio una raccolta ordini per le prossime collezioni autunno/inverno 2018/19, che ha segnato +12% sul 2017/18».

Ma previsioni se ne possono fare?

«Stando con i piedi per terra, prevedo per il fine anno una crescita del fatturato del 10% e la conferma di un incremento più che proporzionale della marginalità grazie all’efficacia della nostra leva operativa».

Per raggiungere questi obiettivi che cosa serve al vostro gruppo?

«Il successo nel mondo della moda è il risultato della combinazione tra creatività, visione e managerialità con una prospettiva di medio-lungo periodo. Un gruppo come Aeffe a vocazione internazionale richiede competenze complesse e diversificate, dal design alla manifattura alla rete commerciale».

C’è un modello Aeffe che secondo lei può fare scuola?

«È la fortissima coesione tra i fondatori e azionisti di riferimento e il team manageriale. Questo ci consente di essere flessibili, di cogliere le opportunità e affrontare le sfide in un’ottica di medio-lungo termine».

E il ruolo degli azionisti?

«Sulla coesione si basa la strategia di crescita del gruppo. Gli azionisti di riferimento, Massimo e Alberta Ferretti, ricoprono ruoli operativi fondamentali. E poi è coinvolta in azienda anche la seconda generazione, con Simone Badioli nel ruolo di amministratore delegato del gruppo».

In sintesi?

«Scelte decisionali condivise, nessun solista,
ma un’orchestra ben diretta».

Alberto Pieri

Di |2018-06-26T13:09:21+00:0026/06/2018|Imprese|