BUSINESS GLOBALI

Basta tè, siamo inglesi
Il caffè dei fratelli Costa
piace anche alla Regina
E ora debutta in Borsa

Giuliano Molossi

BORGOTARO (Parma)

OGGI PERSINO in Gran Bretagna il consumo di caffè ha superato quello del tè. Le caffetterie crescono come funghi, i pub sono sempre meno. I sudditi di Sua Maestà vanno pazzi per le miscele che bevono in mille modi diversi. Nel Regno Unito, ogni anno, si vendono 1,7 miliardi di tazze di caffè. Il caffè è un grosso business. Costa Coffee, la seconda catena di caffè più grande del mondo, lancia la sfida a Starbucks e prepara il debutto in Borsa. Dal 1995 in mano al gruppo Whitbread, oggi Costa ha 2.400 negozi solo in Gran Bretagna, altri 1.450 in 31 Paesi diversi, 450 in Cina (dove punta ad averne 1.200 nel giro di tre, quattro anni).

IL FONDO AMERICANO Elliott, entrato all’inizio dell’anno con il 6 per cento, ha spinto per una riorganizzazione del gruppo fino ad ottenere di attuare lo spinoff, lo scorporo della catena Costa Coffee e quotarla in Borsa. Ciò che consentirà a Costa, secondo le previsioni del ceo Alison Brittain, di diventare un’entità a sé stante, di consolidare la sua leadership nel mercato del caffè fuori casa nel Regno Unito, ma anche di costruire solide basi internazionali e di crescere in tutto il mondo. Una bella storia di successo imprenditoriale e di geniale intuizione (chi mai, oltre Manica, avrebbe scommesso un penny sulla sconfitta del tè?) ma che nasce in Italia, a Borgo Val di Taro (Parma), nel giugno del 1960 quando tre fratelli, ragazzi svegli, intraprendenti, con tanta voglia di lavorare, si trasferiscono a Londra per raggiungere il padre che era partito tre mesi prima. Quei ragazzi di cognome fanno Costa.

COME TANTI ALTRI emigranti cominciano dalla ristorazione, fanno i baristi e i camerieri, sgobbano dalla mattina alla sera in cambio di poche sterline. Una vita dura, di sacrifici, per dieci lunghi anni, fino al 1970 quando ai fratelli Costa viene in mente di provare a far assaggiare agli inglesi le miscele di caffè italiano. Il caffè non esisteva proprio in Gran Bretagna ma i Costa lanciano la loro scommessa: in pieno centro a Londra, a Lambeth, a due passi da Westminster, aprono una piccola torrefazione per vendere il caffè ai bar, ai ristoranti e agli alberghi. Inizialmente non pensano neppure a un bar in proprio, che arriverà solo qualche anno dopo. I Costa pensano di essere solo incoscienti ma sono anche abili e fortunati. Incontrano un genovese, il direttore della Gaggia che importava macchine da caffè dall’Italia e cominciava a commercializzarle in tutta l’Inghilterra. Diventano amici e lavorano in tandem. In tutti i bar dove lui piazzava una macchina per l’espresso, arrivavano i Costa a proporre le loro ottime miscele italiane. Il caffè dei fratelli Costa piace, si sparge la voce fra baristi e ristoratori, tutti lo vogliono.

I COSTA sbaragliano la concorrenza anche perché i rivali offrono bevande che di caffè hanno soltanto il nome. Nel 1978, finalmente, aprono il loro primo bar e negozio con annessa trattoria a Vauxhall Bridge Road, vicinissimo a Victoria Station, in una strada piena di botteghe italiane. È il loro periodo più felice. I Costa sono appassionati e competenti. Un giorno, dopo che era arrivata una partita difettosa, passano una intera notte ad assaggiare mille miscele di caffè diverse alla ricerca del guaio. I primi anni Ottanta sono quelli del boom per i Costa. Nel giro di quindici anni di negozi ne aprono 41 in tutto il Regno Unito, soprattutto in centri commerciali, stazioni, aeroporti.

PER GLI INGLESI, che cominciano ad andare in vacanza in Italia e si innamorano del cappuccino, il caffè è solo Costa. Quando aprono il loro corner a Heathrow persino la regina Elisabetta va a congratularsi con loro. Poi nel 1995 la magnifica avventura finisce. I Costa vendono per 23 milioni di sterline a Whitbread che ha una catena di birrerie, ma che fino ad allora di caffè non si era mai occupata. E Whitbread, che ovviamente mantiene il nome Costa perché il brand è fortissimo e radicatissimo, inizia una forte espansione. I Costa Cofee arrivano in ogni parte del mondo, anche in Oceania. Ogni tanto, a Bruno Costa, 76 anni, il maggiore dei fratelli Costa, che vive fra Londra, la Francia e Borgotaro, capita di entrare a prendere un caffè in uno dei punti vendita che portano il suo nome. Ha detto agli amici che il caffè è sempre buono, come quello che faceva lui una volta.

Di | 2018-05-15T15:17:55+00:00 15/05/2018|Primo piano|