BUONE PRATICHE IN LOMBARDIA

Cento patti innovativi
Dalla Relevi alle altre
ampia scelta sui benefit

Luca Zorloni

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ALLA RELEVI, azienda che produce deodoranti e detergenti a Rodigo, in provincia di Mantova, il contratto aziendale prevede un premio da giocarsi tutto in benefici di welfare, che varia in base a redditività (50%), produttività (30%) e qualità (20%). Ogni dipendente può costruire il suo portafoglio in base alle misure che preferisce: spese scolastiche, e colonie climatiche, buoni benzina, buoni spesa o accantonamenti a fondi previdenziali. Sempre in provincia di Mantova, l’unità legno del gruppo Mauro Saviola a Viadana ha costruito un accordo su tre livelli: uno di stabilimento, maggioritario (55%), uno di gruppo (25%) e il terzo individuale (presenza, 20%).

IN QUESTO MODO, come spiega la Cisl regionale, che ha catalogato e studiato gli accordi di welfare aziendale, ogni rappresentanza sindacale ha la possibilità di negoziare a livello di stabilimento la relativa parte di premio. Il Comune di Guanzate ha contrattato con la Cisl un bouquet di aiuti per i suoi lavoratori: servizi sociali, scuola e formazione, fiscalità e tributi, ambiente, politiche per la casa, sicurezza, attività sportive, lavoro, disabilità; il mantenimento delle spese sociali da parte del Comune. In Lombardia la Cisl ha classificato almeno 104 accordi in aziende che hanno come tema il welfare. Sono il 25% dei contratti aziendali siglati sul territorio, una cifra che ne fa, insieme al salario, uno dei due nodi principi su cui si incardina la contrattazione con le aziende. Tuttavia, secondo la commissione della Cisl che ha preso in esame la contrattazione aziendale, salario e welfare stanno «perdendo soprattutto in qualità, a causa della crisi, mentre stanno guadagnando la flessibilità e la gestione delle crisi aziendali». In un momento in cui le famiglie però chiedono aiuto per gestire bisogni primari e problematiche quotidiane, il welfare diventa uno dei temi dirimenti della capacità dell’azienda di venire incontro alle necessità dei propri dipendenti. È fresco di firma un accordo tra la banca Ubi e Confindustria Pavia per gestire il welfare aziendale. Il protocollo, spiegano i due firmatari, «consentirà alle 420 imprese associate e ai loro oltre 21 mila collaboratori di beneficiare di un nuovo programma di welfare sussidiario e di prossimità. L’intesa promuove l’erogazione di beni e servizi che rispondano a reali bisogni delle persone (quali ad es. sanità, previdenza, assistenza, istruzione, benessere), valorizzando le migliori esperienze del territorio, mettendo in relazione aziende e soggetti non profit che rispondano ad elevati standard di qualità, i quali avranno la possibilità di partecipare al network come fornitori».

IL GOVERNO sta premiando chi offre contratti di welfare aziendale. Se l’impresa integra la busta paga con benefit la somma è esente dall’imposta sostitutiva e vanno declinati i limiti quantitativi e qualitativi di spesa. La tassa del 10% si paga in caso di previdenza sociale per somme superiori a 5.164,47 euro o, per quella sanitaria, 3.615,20 euro. Come ha evidenziato il settore welfare di Assolombarda, la conversione in servizi dà dei vantaggi. Un premio di risultato in denaro del valore di 1.000 euro costa all’azienda 1.330 euro a causa dei contributi previdenziali, mentre il lavoratore, tra contributi e imposta al 10%, si ritrova in tasca 814,59 euro. Il welfare, al contrario, non tocca la somma, perciò il lavoratore può disporre dell’intero premio di 1.000 euro.

Di | 2018-05-14T13:14:37+00:00 08/06/2017|Focus Welfare Aziendale|