Bottiglie di annata storica

Toscana campione in Usa
where can i purchase periactin pills Il vino italiano da export
Primati da Chianti classico

DIECI A OTTO. No, non è il punteggio di un match di rugby o di baseball. È una delle tante fotografie possibili per il 2016 eccellente del Vigneto Toscana. Dove dieci a otto sta per Toscana contro Resto d’Italia nella Top 100 di Wine Spectator 2017, la bibbia appena pubblicata che più di altre dà il polso del consumo e del gradimento di vino Oltreoceano. Cioè: nel mercato più importante del mondo, per numeri e probabilmente per gusto. E dunque: su 18 etichette italiane, ben 10 sono toscane. E per dare più forza al dato, la seconda, il Piemonte, rivale di sempre, ne porta tre. Con la meglio piazzata, certo, un Barbaresco quinto, mentre la Toscana piazza nelle prime dieci (ottavo) un vero e proprio Big, il Tignanello di Antinori. Battaglia, questa dei numeri, che si annunciava vinta già qualche mese fa, quando a metà anno uscirono i dati sull’export che vedevano la Toscana prima in Italia con 427,1 milioni di euro contro i 404,6 del Piemonte.

ANNATA da vento in poppa, dunque. Perfino nelle vigne. Dopo il 2015 che, dal nord al sud della regione, produttori e operatori avevano sentenziato come difficilmente ripetibile, ecco la vendemmia 2016 a sparigliare i pronostici: «A livello qualitativo il riscontro è molto positivo, siamo su quel livello, e secondo qualche enologo incontrato in degustazione anche meglio», sottolinea Giuseppe Liberatore, che è il presidente nazionale dell’associazione dei Consorzi indicazioni geografiche, ma è anche il direttore del Consorzio del Chianti Classico. Uno degli indubbi protagonisti di questo magico 2016. Perché ha compiuto tre secoli di vita, da quel 24 settembre 1716 in cui il Granduca Cosimo III de’ Medici indicò in un bando i perimetri delle prime aree a denominazione ante litteram. Tra cui il Chianti, da intendere come area dell’attuale Chianti Classico, insomma il Gallo Nero, da non confondere – neppure nei numeri… – con il più ampio territorio a cui è stata riconosciuta la denominazione Chianti, dieci volte più vasto. In buona compagnia, in quel bando: c’erano anche Pomino (oggi il Chianti Rufina), il Montalbano, che oggi si riconosce nella docg Carmignano, la più piccola ma la prima internazionale (il Cabernet è vitigno di territorio da secoli) e infine il Valdarno Superiore, che l’opera trainante di alcuni vigneron di grido – Ferragamo, Moretti, Sanjust – ha riportato all’antica vocazione.

E SONO comunque del Gallo Nero le migliori performance dell’anno: 7mila ettari per 280mila ettolitri di vino in quasi 40 milioni di bottiglie, con un giro d’affari sui 250-300 milioni di euro: grosso modo il 10 per cento dell’intero prodotto toscano, che si aggira sui 2 milioni e mezzo di ettolitri e sfiora il miliardo di euro in valore all’export, una crescita del 102,4% dai primi anni Duemila. «E anche per noi – aggiunge Liberatore – il 2016 si chiuderà con un +4-5%, una sorpresa perché le previsioni ci facevano temere uno stallo se non addirittura lievi perdite». Merito, magari, di una piccola eppur significativa ripresa sul mercato nazionale, quello che soffre ancora le maggiori difficoltà («E comunque – dice Liberatore – noi ci stiamo lavorando con tante iniziative»), con l’export che si attesta ormai intorno all’80 per cento. Più o meno la fotografia del resto della Toscana, con Bolgheri che continua a macinare successi grazie alla continua crescita in qualità, e anche San Gimignano lavora bene al rilancio della sua Vernaccia.

È UNA TOSCANA che comunque sta imparando la strada. Fare squadra: nel 2016 è nata AViTo, l’associazione che riunisce i consorzi vinicoli, per studiare nuove iniziative magari anche insieme alla Regione: ci sarà uno stand toscano con un brand cappello già nelle prossime edizioni di ProWein a Dusseldorf e VinExpo a Bordeaux. Intanto, il Chianti Classico sta per ottenere il riconoscimento di «distretto rurale», una sorta di patto d’acciaio tra produttori, istituzioni e cittadini, e sceglie alleati all’estero: un accordo con lo Champagne, grandi rossi e bollicine insieme. Attenti a quei due.

Di | 2018-05-14T13:15:02+00:00 15/12/2016|Focus Distretti|