BENEDETTO LEVI

Scossa di Iliad, oltre un milione di clienti
«Assumiamo e mettiamo radici in Italia»

Andrea Bonzi
MILANO

ANEANCHE due mesi dal lancio, Iliad ha superato il milione di utenti. Dando uno scossone inaspettato al mercato, con una rincorsa al prezzo più basso tra gli operatori tradizionali. «La rivoluzione è iniziata », mette subito in chiaro Benedetto Levi, l’uomo che a soli trent’anni («Non ancora compiuti », puntualizza sorridendo) il tycoon francese Xaviel Niel ha voluto come amministratore delegato di Iliad Italia. La dinamicità di Levi, che si presenta in camicia bianca, senza cravatta e senza formalismi trova esatta corrispondenza nello stile del quartier generale Iliad di Milano: quattro piani, ognuno con delle zone relax (tra cui una ‘verde’ con tanto di sgabelli- nani da giardino) e pareti trasparenti con il labirinto di pacman disegnato sopra.

Fa tutto molto Google, non crede, Levi?

«Il proprio ufficio ha un impatto sul modo su cui si lavora, dunque abbiamo voluto trasmettere l’idea di dinamicità per stimolare creatività e nuove idee, un modo di pensare out of the box. Inoltre, attualmente abbiamo oltre 200 dipendenti diretti, ma siamo in fase di reclutamento e dunque ci faceva piacere offrire uno spazio di lavoro attraente e fuori dal comune».

Siete entrati sul mercato meno di due mesi fa, qual è il suo primo bilancio?

«È estremamente positivo, per due ragioni. Sia per aver superato la soglia del milione di clienti in un periodo così breve, arrivando in un mercato dove non avevamo brand né rete di distribuzione, sia soprattutto per i feedback ricevuti e l’effetto ‘passaparola’ innescato dalle nostre offerte. Chi ha provato Iliad, ha poi spinto parenti e amici a diventare nostri clienti, sono stati, di fatto, i nostri ambasciatori. Anche per questo abbiamo esteso la nostra offerta di lancio ad altre 200mila persone».

Vi siete spiegati la velocità con cui un pubblico sostanzialmente tradizionale come quello italiano si è diretto sui vostri servizi?

«Il mercato italiano è da tempo molto ingessato, diviso sostanzialmente tra tre operatori: abbiamo percepito stanchezza e frustrazione da parte di molte persone, chiedevano più chiarezza e trasparenza. La questione della fatturazione a 28 giorni, su cui sta indagando l’Antitrust, è un esempio di pratiche di cui tanti erano stufi. Detto ciò, l’entusiasmo è stato anche superiore alle aspettative».

Qual è il prossimo traguardo?

«I prossimi 200mila utenti sono il traguardo. Ma non è tanto una questione di tariffe: vogliamo che sempre più italiani siano soddisfatti di scegliere Iliad per la qualità del servizio proposto».

L’ingresso in Italia è stato rinviato più volte, lei ha parlato di ostacoli posti dagli altri operatori. In che senso?

«Senz’altro gli operatori storici non sono stati felici del nostro arrivo e, già dall’inizio dell’anno, hanno ostacolato il nostro ingresso in vari modi. Abbiamo visto presentare offerte vincolanti per gli utenti a 12 e 24 mesi. Quando siamo arrivati, sono spuntati proposte low cost che miravano a riprendere i clienti appena persi, c’è addirittura un concorrente che ha registrato prima di noi in Italia il marchio Free, nome dell’operatore con cui il Gruppo è già presente all’estero. Ma questo ci lascia abbastanza indifferenti, sapevamo cosa volevamo fare e lo stiamo facendo, gli altri facciano quello che vogliono».

Per la verità c’è stata anche una sentenza del Giurì della pubblicità (Iap), che vi ha costretto a ritirare un annuncio…

«Non ritirare, integrare. Lo Iap è intervenuto su richiesta dei concorrenti, ovviamente. Ma tra le mille cose che ci contestavano, dopo aver analizzato le richieste di accusa e aver accolto numerose questioni a nostro favore, ci ha chiesto di essere ancora più chiari nell’esposizione di alcuni aspetti di comunicazione della nostra offerta. Abbiamo adempiuto, ovviamente: ci teniamo a essere sinceri, sarebbe stupido dare l’impressione di voler nascondere qualcosa».

Vi appoggiate alle antenne Wind 3, sui social il timore di una scarsa copertura del segnale, soprattutto nei piccoli centri, è piuttosto diffusa. Contate di migliorare su questo punto?

«Più che altro erano timori: chi ha la nostra SIM e ci ha provato, sa che Iliad ‘prende’ pressoché in tutto il Paese, non solo nei grandi centri. Semmai, ci sono stati effettivamente ritardi nella consegna delle prime SIM, per via dei tempi di produzione e l’altissima richiesta dei primi giorni, e qualche utente che è andato all’estero ha avuto problemi con il roaming. Abbiamo stretto accordi con i vari operatori nei Paesi ma, in alcuni casi, questi non avevano configurato correttamente le nostre SIm. Ora questi problemi sono stati risolti».

Avete idea di estendere la vostra offerta con nuovi servizi, non so, le connessioni a domicilio, ad esempio?

«Per ora ci concentriamo sull’offrire la migliore offerta possibile per il mobile».

Chi è il vostro cliente tipo? C’è un target particolare a cui vi rivolgete?

«Il nostro target è rappresentato da tutte quelle persone che avevano voglia di verità e trasparenza: l’obiettivo è fare un’offerta ottima, senza trucchi o aumenti nascosti, questo è attraente per un pubblico molto ampio».

Quanti dipendenti avete? C’è l’intenzione di assumere?

«Abbiamo più di 200 dipendenti diretti, il cui elemento comune è la voglia di cambiare le cose. Stimiamo di arrivare a più di mille posti di lavoro in Italia tra diretti e indiretti: Iliad fa sì parte di un gruppo internazionale, che in Francia conta più di 20 milioni di utenti, ma è autenticamente italiana. Oltre alle sedi principali di Milano e Roma, abbiamo altre 10 sedi sparse nel Paese, isole comprese, per lo sviluppo dell’infrastruttura. È una scelta precisa di radicamento ».

Insomma, cuore francese, ma…

«No, no il cuore è italiano…».

Di |2018-10-02T09:24:21+00:0031/07/2018|Primo piano|