Banca Aletti allarga il suo raggio
La terza via del «private» parte da Milano per coprire l’Italia

Luca Zorloni

MILANO

SI ALLARGA il raggio d’azione di Banca Aletti. L’istituto ha deciso di avviare un’azione di rafforzamento, ampliamento e presidio del perimetro geografico già servito. Una mossa che sarà compiuta attraverso l’apertura di nuove unit e corner private. Più presenti sul territorio quindi. I numeri del programma di allargamento di Banca Aletti prevedono che entro la fine dell’anno i centri private dell’istituto passeranno dagli attuali 33 a circa 50 uffici. «È la prima conseguenza dell’accentramento in Banca Aletti di tutte le attività di Private banking e Wealth management del Gruppo Banco BPM che porterà la nascita della terza banca private del Paese», spiegano dalla società. A regime, il volume degli asset under management, ossia dei fondi gestiti da un’istituzione finanziaria, ammonta a circa 53 miliardi di euro.

LA PRIMA tranche di inaugurazioni si concentrerà sul territorio delle grande Milano e delle città capoluogo. Come recita il piano di Banca Aletti, le aperture deliberate e previste in questa prima fase, riguardano le piazze di Milano, Monza, Seregno, Legnano, Saronno, Merate, Magenta, Bologna e Roma, «confermando il proseguimento degli obiettivi dichiarati nel Piano Industriale 2016 – 2019 di Gruppo che mirano alla realizzazione di una rete distributiva estesa e complementare», precisano dalla società. La strategia del gruppo, come spiegano dalla banca, è fare di Aletti «la ‘terza via’ del Private italiano potendo contare su un marchio, come quello di Banco BPM, che racconta solidità patrimoniale, efficienza, elevati standard di servizio e trasparenza».

D’ALTRONDE l’istituzione specializzata nella gestione del private si trova alle spalle un gruppo bancario che serve 4 milioni di clienti e conta su circa 2300 filiali distribuite su tutto il territorio nazionale, che in termini di piano industriale può dare slancio per l’ampliamento dell’offerta e della specializzazione. «Consulenza mirata, sganciata dalle tradizionali logiche di prodotto e gestione minuziosa delle esigenze dei clienti a 360 gradi – è l’obiettivo dichiarato della banca -. Gestione dei grandi patrimoni e pianificazione dei risparmi, passando dalla valutazione dei bisogni dei clienti attraverso la vasta gamma di soluzioni personalizzabili, sono il punto di forza della nuova realtà».

IL PIANO di sviluppo non consiste solo in un programma di presidio territoriale, ma altresì di allargamento dell’offerta sul versante tecnologico. Tra le proposte, quella di introdurre sui dispositivi mobili, spiega la società, «l’illustrazione delle proposte d’ investimento, delle caratteristiche del portafoglio e dell’andamento dei mercati unitamente all’introduzione della Firma Digitale nell’ambito di un servizio di web advisory».


Allarme

Nuovi rischi, Pimco alla larga dall’Italia

Camilla Cresci

MILANO

DOPO LA NOMINA di Emmanuel Macron il mirino della speculazione si è spostato dalla Francia all’Italia dove le elezioni politiche sono attese in tempi più rapidi del previsto, nel volgere di appena qualche mese. La tensione sui mercati comincia a farsi sentire e tra gli analisti finanziari è opinione diffusa che il debito pubblico italiano possa tornare sull’ottovolante come nell’estate del 2011. Il primo segnale di allarme è arrivato da Pimco, il maggiore fondo obbligazionario al mondo, che all’inizio di giugno ha liquidato tutte le posizioni sui bond italiani. Una mossa a sorpresa giustificata dai rendimenti troppo bassi del btp decennale rispetto al rischio sistemico percepito. È infatti una legge elementare della finanza che il rischio sia commisurato al rendimento e che rendimenti troppo bassi finiscano per spingere un titolo fuori dal mercato. «Ottenere il 2% su un Btp a dieci anni per finanziare l’Italia non mi sembra una prospettiva attraente in questo momento» ha spiegato all’agenzia Bloomberg Andrew Balls, capo degli investimenti nel reddito fisso di Pimco. Preoccupa ancor di più sapere che non si è trattato di una mossa isolata visto che, dopo l’annuncio delle elezioni anticipate, altri big della finanza internazionale hanno iniziato a riposizionarsi sull’Italia.

È IL CASO delle investment bank americane Bofa Merrill Lynch e Jp Morgan o dell’inglese Barclays che, secondo diverse fonti, avrebbero suggerito alla clientela di stare temporaneamente alla larga dal rischio Italia. Le pedine insomma sono già tutte sulla scacchiera per quello che si preannuncia come un attacco all’Italia in grande stile. Lo spread Btp/Bund del resto, altro termometro delle tensioni sul debito sovrano, ha già superato la soglia dei 200 punti base e, secondo gli analisti di Unicredit, potrebbe raggiungere presto quota 225. Ma cosa dietro a questo fermento? Al di là dei dubbi sulla stabilità del futuro esecutivo, ciò che preoccupa i mercati sono le possibili conseguenze di una forte affermazione del Movimento Cinque Stelle. Le posizioni anti-europeiste del partito fondato da Beppe Grillo potrebbero infatti creare le premesse per un’uscita dell’Italia dall’euro. Una mossa che minerebbe alla radice la sopravvivenza dell’Unione Europea e potrebbe determinare una ricaduta della crisi economico-finanziaria. Al momento uno scenario di questo appare improbabile a gran parte degli analisti, ma nessuno si sente di escluderlo del tutto. Ecco perché, nel dubbio, gli investitori preferiscono guardare a Paesi più sicuri, almeno fino a quando il rischio non sarà neutralizzato.