AZIENDE IN CRESCITA

Mokador, filiera made in Italy
La qualità non è un optional
Accademia per formare i baristi

FAENZA (Ravenna)

PROTAGONISTA anche al Sigep. Mokador, marchio leader nella torrefazione che l’anno scorso ha festeggiato i 50 anni di attività, era presente all’ultima fiera alimentare di Rimini, dove i riflettori si sono accesi sul comparto del caffè. L’azienda faentina guidata dall’Ad Matteo Castellari è stata tra le prime ad approcciare il mercato delle capsule e delle cialde e oggi – dopo aver acquisito la romagnola Sacao (nel 2007) e la modenese Caffè Gualtieri (nel 2011) – conta due stabilimenti in Romagna che lavorano 1,2 milioni di chilogrammi di caffè ogni anno.

Dottor Castellari, in Europa il numero di caffetterie è cresciuto. Il business horeca è sempre più interessante. Come si muove Mokador in questo mercato?

«L’horeca è uno dei canali principali sui quali puntiamo per le nostre strategie di crescita. Oltre che con Mokador, il nostro marchio storico, agiamo con altri due marchi, Sacao e Caffè Gualtieri. Pur condividendo la stessa filosofia di qualità, ogni marchio ha una propria identità e immagine unica per rispondere alle esigenze di target di clientela specifici, con una propria miscela studiata specificatamente per il canale horeca e certificata dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano. Da sempre ci impegniamo a offrire elevati standard qualitativi, grazie ai processi aziendali certificati, al controllo dell’intera filiera – dall’acquisto della materia prima direttamente nei Paesi d’origine, alla tostatura e al confezionamento – e agli investimenti in nuove tecnologie che migliorano il confezionamento dei nostri prodotti, garantendo continuamente qualità e costanza di prodotto».

Tra le indagini del Sigep, una elenca i maggiori errori compiuti dai baristi nel servizio. Quanto conta la professionalità nel preparare una buona tazzina?

«L’estrazione di un buon caffè non è una cosa semplice e dipende tantissimo dalla professionalità degli operatori. Parte importante del nostro lavoro è quindi dedicata alla formazione dei baristi. L’utilizzo di una materia prima di qualità è sicuramente un fattore determinante per ottenere un ottimo espresso, ma è grazie alla professionalità ed esperienza del barista che la tazzina di caffè viene proposta al cliente nella sua massima espressione».

Voi avete organizzato anche una academy per gestori di locali e dipendenti. Di cosa si tratta?

«In Mokador abbiamo dedicato uno spazio alla nostra personale academy denominata “100% Sapere”. La scuola ha a disposizione un’aula didattica equipaggiata con monitor e wi-fi che può ospitare fino a 25 allievi e una sala training attrezzata con macchine da caffè e macinadosatori professionali. Tutti i corsi – che affiancano una parte teorica a una pratica – sono affidati a docenti selezionati. Organizziamo anche corsi di qualificazione per l’espresso italiano in collaborazione con Inei. Tutti i corsi sono a numero chiuso per garantire massima interazione e coinvolgimento e privilegiamo moduli di breve durata per permettere ai partecipanti di conciliare formazione ed impegni professionali. Al termine di ciascun corso viene rilasciato un attestato di frequenza e, a quanti completano il percorso con i primi 4 corsi, Mokador rilascia il riconoscimento di “barista Mokador 100% Straordinario”. È un percorso importante per imparare a valutare le caratteristiche di un caffè dal punto di vista visivo, olfattivo e gustativo e realizzare un ottimo prodotto in tazza».

Quanto conta il made in Italy nel settore del caffè?

«Il made in Italy è un aspetto fondamentale nel settore del caffè. Il nostro Paese è un punto di riferimento anche per i mercati esteri. Prendere un caffè infatti, è un piccolo gesto nell’arco di una giornata che rappresenta uno stile di vita tipico italiano».

Cialde e capsule: come si è evoluta la vostra azienda?

«Negli anni abbiamo deciso di puntare sempre di più sul mondo del monoporzionato fino ad arrivare a proporre sul mercato il nostro sistema chiuso. Nel 2005 abbiamo inaugurato uno stabilimento interamente dedicato al settore vending con specifici macchinari improntati alla produzione di cialde (caffè e bevande in foglia) e capsule (caffè e solubili). Nel 2017 abbiamo prodotto oltre 60.000.000 di pezzi tra capsule e cialde».

Come è cambiata la domanda dei consumatori, sempre più aperti ai nuovi tipi di bevande, dal caffè al ginseng all’orzo?

«Negli anni i gusti dei consumatori sono diventati sempre più differenziati e, se si vuole stare al passo con i tempi, bisogna proporre sul mercato una gamma di prodotti ampia in grado di soddisfare le esigenze della clientela».

Dunque, la ricerca non si ferma mai…

«Come Mokador studiamo continuamente le nuove tendenze relative al consumo di bevande e caffè. Negli anni abbiamo ampliato la nostra offerta con prodotti ad hoc come, ad esempio, monoporzionato con caffè al ginseng, orzo in capsule, cialde e solubile e bevande (come tè, camomilla e tisane) in bustine, capsule e cialde. All’ultimo Sigep abbiamo presentato con successo una nuova linea di tè e tisane in bustina, una gamma completa di referenze che spaziano dal tè classico, al tè Rooibos (un tè rosso, naturalmente privo di caffeina, originario del Sudafrica), tè verde, camomilla e tisana speziata».

Quali saranno le prossime mosse di Mokador?

«Il primo passo è quello di continuare a rafforzare la nostra presenza nelle aree dell’Italia dove siamo meno conosciuti, rimanendo fedeli a noi stessi e alla filosofia di qualità che da 50 anni guida la nostra Azienda. Altro obiettivo è quello di continuare il processo di internazionalizzazione anche attraverso l’apertura di locali all’estero, dove proporre al cliente un’esperienza di vera caffetteria italiana».

All’estero Caffetterie monomarca

FAENZA (Ravenna)

UNO DEGLI OBIETTIVI di Mokador nel prossimo futuro è rafforzare maggiormente la presenza all’estero. «L’Europa è il cuore del nostro processo di internazionalizzazione – spiega l’Ad Matteo Castellari –. Oltre ai tradizionali mercati di riferimento infatti, abbiamo ampliato e consolidato già da diversi anni la nostra presenza su mercati emergenti dell’Europa dell’est e dell’area Balcanica». Ma c’è un altro aspetto del business legato ai mercati esteri in cui Mokador conta di espandersi: «Attraverso le caffetterie monomarca – osserva Castellari – vogliamo puntare a diffondere il nostro prodotto, costruendoci un’identità ben distinta».

Di | 2018-05-14T13:14:13+00:00 07/02/2018|Focus Agroalimentare|