ASTE IMMOBILIARI GIUDIZIARIE

Procedure digitalizzate e più trasparenza
«Possibile fare buoni affari in sicurezza»

LA BUFERA è passata. «Il terzo calo consecutivo del dato nazionale sulle vendite forzate immobiliari, tra l’altro il più rilevante delle recenti serie storiche, fa sì che si possa considerare strutturale il ritorno a valori fisiologici » spiega Sandro Simoncini, presidente di Sogeea e direttore del Centro Studi che ha curato il Rapporto semestrale. Dunque è ragionevole ipotizzare che, essendo il mercato delle aste immobiliari la fotografia di una situazione di precarietà venutasi a creare anni addietro, l’onda lunga delle sofferenze bancarie abbia esaurito i suoi effetti peggiori e stia rientrando in una dimensione più governabile.

Ci sono altri indicatori che fanno pensare a un’evoluzione in positivo del fenomeno?

«Anzitutto i meccanismi delle vendite all’asta sono sempre più solidi e accessibili a un vasto pubblico. L’allargamento della platea dei potenziali compratori, favorito dal maggiore ricorso alla digitalizzazione, fa sì che possa aumentare la percentuale delle operazioni con esito positivo e che la procedura si svolga in tempi rapidi. Il tutto va combinato con una sempre più alta disponibilità da parte degli istituti di credito a sedersi intorno a un tavolo per ridiscutere gli accordi con coloro che si trovano in una situazione di sofferenza finanziaria».

Da cosa dipende questa maggiore indulgenza da parte delle banche?

«Principalmente da considerazioni di opportunità, visto che in media il valore delle abitazioni è nettamente calato rispetto all’anno di concessione del mutuo e, di conseguenza, un’asta non consentirebbe comunque al creditore di rientrare dei capitali erogati».

Dal punto di vista di chi è interessato ad acquistare, oggi il mercato offre buone opportunità d’investimento?

«Senza dubbio. Molti istituti bancari mettono a disposizione strumenti finanziari ad hoc per comprare immobili all’asta e i meccanismi di vendita sono diventati trasparenti e tutto sommato semplici. Chi ha disponibilità di denaro può realizzare ottimi affari e in piena sicurezza, dato che eventuali irregolarità possono essere sanate entro 120 giorni dal decreto di trasferimento. E c’è sempre la possibilità di farsi seguire da un professionista del settore per avere la certezza di non commettere passi falsi».

Quale tipologia di abitazione si può trovare più frequentemente all’asta?

«La netta preponderanza riguarda immobili di non particolare pregio: il 68,2% delle case in vendita ha un prezzo inferiore ai 100.000 euro, quota che sale all’88,8% se si prendono in esame anche le abitazioni della fascia tra 100.000 e 200.000 euro. Un dato che conferma come i lunghi anni della crisi economica abbiano fiaccato in modo particolare le fasce di reddito medio-basse, costrette in molti casi a sacrificare il bene-rifugio per eccellenza – la prima casa – per non essere riuscite a fare fronte a un impegno finanziario».

Passando dalle case agli alberghi, quali differenze ci sono nei rispettivi trend?

«Rispetto alle abitazioni, la situazione è più uniforme. L’arretramento delle vendite forzate nel settore turistico-ricettivo conferma infatti una tendenza positiva che tocca praticamente tutte le aree del Paese. Si tratta di un fenomeno di cui dovrà essere verificata la continuità in un arco di tempo più lungo, ma è comunque incoraggiante ».

Quali sono le precauzioni da prendere per portare a termine operazioni interessanti?

«Chi compra deve avere sempre chiaro se in vendita sia stato messo l’immobile insieme all’attività di gestione e, nel caso, se sia possibile avanzare offerte anche solo per uno dei due asset. Poi è importante comprendere bene quali vincoli e oneri verranno cancellati e quali invece rimarranno a carico dell’acquirente, calcolare i tempi dell’effettiva disponibilità della struttura, informarsi sulle potenzialità del contesto ambientale in cui è inserita, avere conoscenza di eventuali spese arretrate e delle imposte che gravano sull’immobile».

Andrea Ropa

IL DENARO NON DORME MAI
IL CREPUSCOLO DELLE MONETE VIRTUALI

IL PRIMO mi dice che il mio nome è stato scelto fra 20mila possibili candidati. Il secondo è più veloce e mi spiega che posso guadagnare duemila euro al mese stando seduto sul divano di casa. Il terzo mi confida che i duemila euro li posso fare ogni settimana. Il quarto è il più sfacciato e mi annuncia che questa è la mia occasione per diventare milionario. Tutti hanno una sola cosa da offrire: l’ingresso nel magico mondo dei Bitcoin, la più diffusa delle varie monete virtuali che stanno infestando la rete. Purtroppo, basta un veloce controllo e si scopre che negli ultimi tempi le quotazioni del Bitcoin sono crollate del 70-80 per cento: uno dei più grandi disastri finanziari da quando la finanza esiste. Suppongo che migliaia di ingenui signori abbiano perso anche l’argenteria di casa in questa che è certamente una delle più stupide avventure speculative di tutti i tempi. Il Bitcoin, come tutte le altre valute virtuali (dette anche criptovalute), non è emesso da alcun Stato o ente con beni al sole. È figlio di un programma di computer. Non serve a niente. Nemmeno a comprare un gelato: e questo perché non circola, non è una moneta riconosciuta.

L’UNICA sua funzione è quella di essere comprato e venduto. In teoria si potrebbe fare la stessa cosa con le figurine dei giocatori dell’Inter o della Juventus. Ma, soprattutto all’inizio, molti sono caduti nella trappola: è la vera moneta del popolo, niente banchieri centrali, niente Stati che la manipolano, trasparente, è il futuro del mondo. Sarà la gente stessa a produrre la propria moneta, quanta ne vuole e quando vuole. Il fatto che non sia mai servita a niente, se non a far perdere tempo e soldi a sfaccendati incollati davanti ai pc, sembra non avere mai insospettito nessuno. Solo che adesso le sue quotazioni, dopo aver superato i 7.500 dollari (perché se vuoi il Bitcoin lo paghi con buona moneta americana) stanno rapidamente correndo verso i 50 dollari. Da qui l’invio esasperato di e-mail: chi ne ha i depositi (virtuali) pieni cerca di disfarsene rifilandoli a qualche ingenuo dell’ultima ora. Insomma, di recuperare qualche buon vecchio biglietto verde, di quelli che al ristorante li pigliano davvero e ti danno in cambio ottime bistecche. C’è solo da sperare che questa assurdità sia prossima alla fine. E che questo mercato per tonti chiuda i battenti, per sempre.

Di |2018-12-03T15:17:01+00:0003/12/2018|Primo piano|