ASSICURAZIONI

Cattolica, crescono utili e raccolta
La joint con Banco Bpm funziona:
l’oracolo di Omaha festeggia

Elena Comelli
MILANO

WARREN Buffett ci ha visto giusto anche stavolta. L’oracolo di Omaha, che è appena diventato socio di Cattolica Assicurazioni, di cui era già l’azionista di maggioranza, festeggia una trimestrale brillante, con un utile netto di 26 milioni di euro, in crescita del 10,5% rispetto ai 24 milioni del primo trimestre 2018, grazie soprattutto al consolidamento della joint venture con Banco Bpm. Buoni anche i risultati della raccolta premi totale, balzata del 13% a 1,51 miliardi di euro. Ad influenzare questo dato è stato soprattutto il segmento Vita, migliorato del 17,2% a 1,01 miliardi di euro. L’effetto è positivo anche se si guarda all’operatività: la gestione caratteristica porta infatti nelle casse della società 60 milioni di euro, il 33,2% in più rispetto allo scorso anno. Dato che si presenta comunque in aumento, ma di un più contenuto 5,3%, anche a termini omogenei. Il patrimonio netto della società è migliorato da 2,23 miliardi (rilevati a inizio anno) a 2,33 miliardi di euro.

«I DATI evidenziano una traiettoria positiva per la compagnia: il risultato operativo e l’utile netto di gruppo crescono in doppia cifra e i fondamentali tecnici sono solidi», ha spiegato il vice direttore generale e Cfo, Enrico Mattioli, alla presentazione dei conti. «Il trimestre, caratterizzato da una complessa situazione di mercato, riflette una confermata eccellenza tecnica e una raccolta complessiva in aumento, sostenuta sia dal Danni che dal Vita. Si registra un deciso incremento dei rami elementari, in linea con quanto previsto dal piano industriale», ha puntualizzato Mattioli, prospettando un’annata in linea con le previsioni. Per l’intero esercizio 2019, Cattolica è fiduciosa di riuscire a conseguire un utile operativo «almeno a singola cifra alta» su base tendenziale, ha specificato. Mattioli ha poi fornito un aggiornamento sul valore dei Btp detenuti dalla compagnia, che si attestano ora sui 13 miliardi di euro incluse le joint venture con Banco Bpm. «Siamo scesi ancora un po’ avvicinandoci all’obiettivo 50%» dell’intero portafoglio investimenti, pari a 26 miliardi di euro, di cui il 20% circa è in bond corporate. Il manager ha sottolineato comunque come l’azienda non abbia particolare fretta di muoversi in questo ambito, proprio perché ormai vicina al target obiettivo fissato per fine anno. Mattioli ha spiegato che il gruppo «continua a monitorare la situazione dei Btp, anche se nel primo trimestre non abbiamo ritenuto opportuno accelerare con le vendite come avevamo fatto invece nel 2018». Mattioli ha poi ricordato che Cattolica ha di fatto anticipato di un anno la manovra di riduzione del rischio prevista sui governativi italiani.

QUANTO invece al capitolo che riguarda l’accordo distributivo che lega Ubi Banca e Cattolica nella joint venture Lombarda Vita, il contratto «scadrà nel 2020 e c’è pertanto tutto il tempo per discutere varie opzioni. Ci siederemo al tavolo con loro per discutere di un eventuale rinnovo della partnership o di altre possibili soluzioni», ha aggiunto Mattioli. Proprio pochi giorni fa, il numero uno di Ubi Victor Massiah aveva detto che sono in corso alcune negoziazioni per rafforzare la parte assicurativa coi principali player, che su questo fronte sono Aviva e Cattolica.

Di |2019-05-13T10:05:09+00:0013/05/2019|Dossier Economia & Finanza|