Risparmio e gestione patrimoniale
Vale più di quattromila miliardi
il tesoro delle ‘formichine’ italiane

Achille Perego
MILANO

UN TESORO di oltre 4mila miliardi. È quello al quale mirano le decine di società (banche, Sgr, reti, compagnie assicurative) che si occupano di asset e wealth management. Ovvero della gestione dei risparmi e di quella patrimoniale per chi ha più ricche disponibilità d’investimento. Una clientela al quale vengono offerti anche i servizi di consulenza personalizzata del private banking. Settore che, da solo, come ricorda Paolo Langé, presidente di Aipb, ha un patrimonio gestito il cui valore ha raggiunto il rilevante traguardo di 800 miliardi e le previsioni sono di un’ulteriore crescita. Secondo le rilevazioni di Assogestioni, l’associazione del risparmio gestito, gli italiani continuano a essere un formidabile popolo di ‘formichine’.

MA OLTRE a risparmiare – la propensione al risparmio viaggia attorno al 9% del reddito disponibile – le famiglie orfane dei Bot people hanno guardato in questi anni con sempre maggiore attenzione proprio all’asset management. Alla ricerca della sicurezza ma anche di rendimenti superiori ai tassi avari (vicini allo zero o addirittura negativi) del vecchio porto rifugio dei titoli di Stato i cui rendimenti sono ulteriormente scesi nelle ultime settimane grazie al forte calo dello spread. Così, rileva Assogestioni, nei primi 8 mesi del 2019 l’industria del risparmio gestito ha registrato una raccolta netta di 57 miliardi che ha portato il totale del patrimonio gestito a 2.259 miliardi (a luglio 2019 il debito pubblico era di 2.400 miliardi), più o meno diviso a metà tra le gestioni collettive (fondi aperti e chiusi) e quelle di portafoglio.

IN TESTA alla classifica dei giganti che gestiscono fondi aperti e gestioni di portafoglio (le principali voci del risparmio gestito) troviamo il gruppo Generali con un patrimonio gestito di 529 miliardi seguito da Intesa Sanpaolo (409 con Eurizon e Fideuram), Amundi (190), Anima Holding (187) e Poste Italiane con quasi 95 miliardi. Nella raccolta del risparmio hanno un ruolo sempre più significativo le reti, sia quelle di società che hanno sempre puntato con forza sui promotori finanziari e la consulenza (da Mediolanum ad Azimut da Fineco a Banca Generali) sia quelle sviluppate in questi anni dalle banche che di fronte alla pressione negativa sui margini provocata dal crollo dei tassi d’interesse si sono lanciate sulle commissioni legate alla gestione del risparmio.

UN RISPARMIO, quello degli italiani, che fa gola anche ai circa 70 player esteri che si sono affacciati sul nostro mercato. A fine giugno, del resto, come evidenzia Assoreti, l’Associazione delle società per la consulenza agli investimenti, il patrimonio dei clienti gestito dalle reti aveva raggiunto il nuovo massimo storico di 584 miliardi con una crescita del 2,3% sul trimestre precedente. Di questi 413,8 miliardi rappresentavano il risparmio gestito (quasi la metà in Oicr mentre 157 miliardi riguardano prodotti assicurativi e previdenziali) e 170 quelli in regime amministrato con una crescita (+3,6%) delle azioni e un calo (-0,6%) dei titoli di Stato. Se l’asset e il wealth management devono il loro successo alle capacità di gestione dei risparmi e dei patrimoni e all’andamento dei mercati, non mancano le nuove sfide che riguardano il settore.

SFIDE imposte anche dalla ricerca di maggiori rendimenti (con l’introduzione di rischi nei portafogli) per contrastare i tassi zero e dalle nuove e più stringenti normative europee (Mifid2) che prevedono una maggiore trasparenza verso i clienti anche sul fronte del costo delle commissioni. Senza dimenticare il ruolo della consulenza e i cambiamenti (si pensi ai robot advisory) legati alle nuove tecnologie. Per questo i protagonisti della gestione dei risparmi, come evidenzia una ricerca di Pwc (L’industria dell’asset management al 2020) dovranno tener conto della sostenibilità dei margini, della revisione dell’offerta di prodotti, dello sviluppo dei modelli di servizio, della personalizzazione (Client experience) e dei trend demografici con una particolare attenzione agli aspetti previdenziali e successori.

Contro corrente di ERNESTO PREATONI
CONTANTI, ATTENTI AL BOOMERANG

HO UN grande rispetto per Milena Gabanelli e per le sue inchieste, devo dire che, però, la sua proposta di tassare non solo il contante che si preleva, ma anche quello che si deposita, mi è sembrata soprattutto una provocazione destinata ad alimentare il dibattito. Per due motivi. La mia prima perplessità riguarda i commercianti e, più in generale, quei piccoli imprenditori che vengono pagati in contanti per piccole cifre, penso al solito, povero, bistrattato idraulico o al barista. Mi può anche star bene che li si incentivi a dotarsi di un Pos, ovvero la macchinetta che consente di accettare bancomat e carte di credito. Ma se l’idraulico viene pagato in contanti per 50 o 100 euro dall’anziana cliente a cui fa regolare fattura, o se più banalmente il barista continuasse a venire pagato in contanti, ogni mattina, per caffè e cornetto, come farebbero questi due disgraziati, che hanno necessità, ogni giorno, di versare il contante in banca? Verrebbero tassati due volte? Aggiungo: se tassassimo i commercianti su ogni versamento in banca, questi non sarebbero disincentivati a far emergere quanto guadagnano? Una simile misura, infatti, rischierebbe di alimentare un circuito di pagamenti in ‘nero’ parallelo al fatturato ‘in chiaro’ ottenuto dai clienti che preferirebbero utilizzare la moneta di plastica.

PROVO a contribuire al dibattito mutuando un’osservazione fatta, qualche giorno fa, da un lettore, e che condivido pienamente. Negli Stati Uniti l’utilizzo del contante è ancora diffusissimo, ma la percentuale dei furbi è ridotta al lumicino. Per due ragioni: la prima è che, culturalmente, gli evasori fiscali sono considerati nemici della collettività e puniti col carcere. La seconda è che tutte le spese sono detraibili sia per i dipendenti che per i liberi professionisti, perciò tutti vogliono lo scontrino fiscale. Perché non possiamo copiare da chi ha già risolto il problema?