ASSET MANAGEMENT

Clima, sostenibilità, demografia
Le case d’investimento cavalcano
i trend dell’economia globale

Andrea Telara
MILANO

UNA parola d’ordine su tutte: cavalcare i macrotrend, cioè i grandi cambiamenti che si profilano all’orizzonte nella società e nell’economia mondiale, dal surriscaldamento del clima alla progressiva urbanizzazione, dalla crescita demografica all’invecchiamento della popolazione. E’ questa, in sintesi, la strategia seguita negli ultimi mesi dalle case di gestione italiane e straniere che hanno lanciato in grande abbondanza fondi comuni d’investimento che gli addetti ai lavori classificano come tematici. Si tratta di prodotti obbligazionari o più frequentemente azionari che puntano su titoli di quelle aziende che hanno buone chance di attraversare un lungo percorso di crescita, proprio grazie ai grandi macrotrend dell’umanità.

IL TEMA più gettonato è ormai da tempo quello che nell’industria del risparmio viene identificato con la sigla Esg (environment, social and governance), cioè legato alla sostenibilità ambientale, alla responsabilità sociale e alla trasparenza del business. Negli ultimi mesi, le case di gestione hanno fatto a gara a proporre sul mercato prodotti con il marchio contrassegnato dalla sigla Esg. L’ultima, in ordine di tempo, è stata la britannica M&G, che ha lanciato M&G (Lux) Emerging Markets Corporate ESG Bond Fund, un fondo che investe in obbligazioni emesse da società dei paesi emergenti che rispettano particolari requisiti di responsabilità sociale e di sostenibilità.

SULLA STESSA lunghezza d’onda si è mossa anche Dws, la società di gestione del gruppo Deutsche Bank che propone DWS Invest ESG Euro Corporate Bonds, un altro fondo obbligazionario che investe in obbligazioni di società attente ai temi dello sviluppo sostenibile, ma in Europa e non sui mercati emergenti. I temi Esg non hanno conquistato però soltanto le case d’investimento tradizionali che vendono i fondi comuni. E’ un fenomeno che riguarda anche iShares (gruppo BlackRock), specializzata nel segmento degli Etf (exchange traded fund), i fondi low cost negoziabili in borsa che seguono le performance di un indice di riferimento.

OGGI iShares propone ben 44 prodotti legati a strategie Esg, 7 dei quali sono stati lanciati di recente. Ma non è soltanto la sostenibilità a ritagliarsi uno spazio nella gamma di offerta delle case di gestione. Gli ultimi prodotti del risparmio apparsi sul mercato sono legati appunto un po’ a tutti i maggiori macrotrend.

EUROMOBILIARE Asset Management Sgr, società di gestione del risparmio del Gruppo Credem, ha ideato per esempio Cities 4 Future, un fondo azionario flessibile che investe su aziende che operano nei settori delle infrastrutture, immobiliare, delle telecomunicazioni, dell’energia, dei trasporti e della mobilità. Anche questo fondo ha comunque un orientamento Esg, nel senso che privilegia le società che possiedono tecnologie e attuano innovazioni capaci di migliorare la qualità della vita nel contesto urbano.

LA CASA di gestione scandinava Nordea Asset Management ha invece lanciato di recente un altro fondo comune tematico: si chiama Nordea 1 – Global Listed Infrastructure Fund e ha un portafoglio composto da azioni del settore delle infrastrutture, un comparto produttivo che sta beneficiando di crescenti investimenti in tutto il mondo, sia nei paesi emergenti dove l’economia cresce velocemente, sia in Occidente dove vi è la necessità di rinnovare e modernizzare le vie di comunicazione esistenti.

Contro corrente di ERNESTO PREATONI
LE OMBRE DEL RUSSIAGATE

LEGGO, da giorni, di questo fantomatico Russiagate, ovvero il presunto finanziamento che sarebbe stato promesso alla Lega – e mascherato dall’acquisto di milioni di tonnellate di petrolio da Mosca –: è una storia complicata, sulla quale dovranno fare chiarezza in primo luogo i politici e poi la magistratura. Oltre ad essere molto complicata, la storia è anche abbastanza strana, che nasce da una pietra dello scandalo – ovvero la registrazione di un incontro all’hotel Metropol di Mosca e a cui avrebbero partecipato emissari di Putin (nella foto) e alcuni italiani – e che assomiglia molto a un altro scandalo, quello che ha visto per protagonista Heinz-Christian Strache, il politico austriaco colto a discutere, in un video di finanziamenti illeciti. Di fatto, come ha notato più di un commentatore, nel Russiagate italiano, c’è solo un file audio – di cui Salvini non è protagonista – in cui si parla di 65 milioni, una sorta di tangente legata alla una potenziale fornitura di petrolio all’Eni.

E QUI, come ha ben notato l’economista Giulio Sapelli, in una recente intervista, casca l’asino. Prima di tutto perché l’Eni – che si è chiamata fuori dalla vicenda – non importa petrolio già raffinato. Quindi che senso avrebbe avuto l’affare? Poi perché – come in molti hanno notato – un accordo del genere non si fa certo all’hotel Metropol di Mosca e non tra persone che se la intendono in un inglese maccheronico. Perciò se dobbiamo pensar male, viene da chiedersi se questa non sia una manovra concertata. Da chi? Difficile dirlo. Certo che – se ci ricordiamo dell’agguato della Merkel e di Sarkozy a Berlusconi, che portò poi alla caduta del suo governo e alla nomina di Monti, una mezza idea ce la facciamo. E di certo non travalica la linea immaginaria che unisce Parigi a Berlino: le due capitali non sembrano amare chi ha un’idea diversa di Europa.

Di |2019-07-29T13:46:09+00:0029/07/2019|Dossier Economia & Finanza|