«La mia vita da Star come una maratona
Il dado è la storia, corriamo nel futuro»

Giuliano Molossi
MILANO

ANTONIO Mariani, 49 anni, da sette mesi è direttore generale Italia di Star, uno dei brand più conosciuti dell’alimentare italiano, settantun anni di vita, da sempre sinonimo di ‘aiuto in cucina’, una vetrina di prodotti iconici come il dado, ben noti ai consumatori. Dal 2013 l’azienda di Agrate Brianza fondata dalla famiglia Fossati (Star come Stella, il nome della moglie di Regolo, il fondatore) è il fiore all’occhiello del gruppo spagnolo GBfoods, una delle maggiori realtà alimentari a livello internazionale, un miliardo di fatturato, 2000 dipendenti, presente in cinquanta Paesi. Un passato glorioso, quello della Star, ma anche con pagine tragiche (le morti di Danilo Fossati e poi del figlio Luca, una delle vittime del disastro di Linate nell’ottobre 2001) e dure battaglie sindacali prima del rilancio dello stabilimento di Agrate con la produzione del brodo liquido in brick e investimenti per una trentina di milioni.

Dottor Mariani, uno dice Star e pensa agli anni Sessanta, al boom economico. Negli anni Sessanta, quando il dado per il brodo era in tutte le cucine, la Star cambiò le abitudini alimentari degli italiani. Riuscirà a farlo anche 60 anni dopo? E come?

«Non c’è dubbio che il nome sia associato fortemente al dado, ma è anche vero che appena si entra nella realtà di quest’azienda si comprende molto presto come nel corso degli anni la Star sia stata capace di anticipare i trend e i gusti dei consumatori. Star non è stata e non è solo dado. Negli anni Settanta, ad esempio, Star realizzò il primo sugo pronto prodotto industrialmente con il Gran Ragù Star, poi il marchio Sogni d’oro con le camomille e le tisane, poi in tempi più vicini a noi abbiamo avuto altri lanci importanti di categorie di prodotto che non esistevano, ad esempio il brodo liquido, o i noodles con il marchio Saikebon. Insomma, da una parte il rispetto della tradizione mantenendo i marchi storici e dall’altro la capacità di evolversi».

Ancora oggi il dado è il prodotto di punta dell’azienda? Con quale quota di mercato?

«Siamo diventati famosi per il dado ma oggi con il dado abbiamo una quota di mercato del 55 per cento, ma coi noodles sfioriamo il 70 e con il brodo liquido arriviamo all’80. Nel corso degli anni tanti prodotti sono arrivati a diversificare l’offerta di Star».

Cambiano i consumi, cresce la richiesta di cibi pronti, si passa sempre meno tempo ai fornelli: come affrontate questo cambiamento di abitudini?

«Pensi che negli Stati Uniti ci sono migliaia di persone che vivono in appartamenti senza cucina e che per sfamarsi si affidano esclusivamente a take away o al delivery. Star è sempre stata capace di offrire ai consumatori delle soluzioni che permettessero loro di guadagnare tempo garantendo la qualità del prodotto».

Cambiano anche i gusti? E che fa la Star per andare incontro alle esigenze dei consumatori che arrivano da altri Paesi, da altre abitudini alimentari?

«I noodles, dicevo, hanno dato un buon risultato. Abbiamo altri progetti innovativi che sono più centrati sulla dieta mediterranea perché indubbiamente anche le comunità straniere che si sono stabilite nel nostro Paese hanno mostrato di apprezzare molto la nostra cucina, penso ad esempio alla pasta o ai sughi pronti».

Nel maggio 2018 avete inaugurato il nuovo stabilimento ad Agrate Brianza. E i dipendenti hanno tirato un sospiro di sollievo.

«Stiamo accelerando gli investimenti in Italia. Abbiamo un piano triennale di oltre 30 milioni di euro e una parte importante è destinata all’ammodernamento delle linee di produzione. La produzione del brodo liquido si faceva in Spagna, l’abbiamo portata in Italia ad Agrate. Siamo particolarmente orgogliosi di questo. Si legge di società che abbandonano l’Italia o riducono gli investimenti in Italia, noi siamo in controtendenza ».

Cosa fate per la sostenibilità? Quello di Agrate, ad esempio, è un centro di produzione sostenibile?

«Il nuovo stabilimento di Agrate è un impianto che utilizza il 100 per cento dell’elettricità rinnovabile e alla fine dell’investimento che stiamo facendo consumerà il 30 per cento in meno dell’energia ».

Lei ha detto di essere molto orgoglioso del fatto che la Star sia un’azienda particolarmente rosa.

«È vero. Il comitato di direzione Italia di Star è composto al 50 per cento da donne, abbiamo il direttore industriale, il direttore marketing, il direttore customer service che sono donne, in molti posti chiave ci sono donne. Si dice spesso che non si riconosce il valore, il talento delle nostre colleghe. In Star è tutto il contrario».

Lei è un grande appassionato di running, ha disputato diverse maratone. Ma quando corre elabora strategie aziendali, pensa a nuovi prodotti?

«Quando sono solo e corro, quello è il momento per riordinare le idee, per affrontare le sfide, per tentare di dare una risposta alle mie paure, per prendere le decisioni migliori».