Guerra dei diamanti
Aduc sfida le banche
«Restituiscano i soldi
a chi ha investito»

Andrea Telara

ALL’ASSOCIAZIONE dei consumatori Aduc hanno preparato già da tempo le carte. Sono i moduli di reclamo (disponibili su internet all’indirizzo www.aduc.it) con cui molti risparmiatori possono chiedere il rimborso dell’intera somma di denaro che hanno investito in diamanti, presso le principali banche italiane: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e Banco Bpm.  Nell scorse settimane, tutti e quattro gli istituti di credito hanno ricevuto dall’Antitrust una salata multa di 15 milioni di euro complessivi, per pratiche commerciali scorrette. Nello specifico, secondo l’Authority che tutela la concorrenza e il mercato, i maggiori big bancari avrebbero venduto allo sportello un bel po’ di diamanti a prezzi gonfiati, attraverso due intermediari specializzati nella commercializzazione di pietre preziose: Intermarket diamond business (Idb) e Diamond private investment. I brillanti venivano proposti come una forma di investimento alternativa e redditizia nel lungo termine, grazie a una costante rivalutazione dei loro prezzi nel tempo.

ORA, dopo il pronunciamento dell’Antitrust che è arrivato sulla scia di alcune inchieste giornalistiche dei mesi scorsi, le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra e chiedono che le banche o gli intermediari si ricomprino all’istante tutti i diamanti venduti. Tra le sigle più agguerrite c’è appunto l’Aduc che consiglia ai risparmiatori di inviare un modulo di reclamo attraverso una raccomandata, per chiedere innanzitutto di restituire le pietre preziose all’intermediario che le ha vendute. Poi, se quest’ultimo non risponde, l’onere di ricomprare i diamanti per le associazioni dei consumatori spetta alla banca. Pur non figurando formalmente come venditori, infatti, gli istituti di credito hanno favorito l’acquisto, ospitando nei loro locali il personale dei due intermediari. Senza il ruolo determinante delle banche, insomma, i diamanti non sarebbero stati piazzati nel portafoglio dei risparmiatori. Dal canto loro, le banche hanno fatto sapere che faranno ricorso al Tar contro la multa dell’Antitrust mentre uno dei due intermediari, Intermarket diamond business, ha scritto alle associazioni dei consumatori proponendo un tavolo di conciliazione sostenendo che «l’onda mediatica ha determinato, sulla base di elementi inesatti, una forte confusione nei confronti del diamante come bene rifugio». Intanto, però, l’Aduc ha raccolto diverse segnalazioni di clienti di Intesa Sanpaolo che sono stati risarciti interamente dalla banca. «Chiunque abbia comprato le pietre allo sportello, anche presso le altre banche, deve esser trattato allo stesso modo, cioè rimborsato», dice Giuseppe D’Orta, consulente finanziario e responsabile dell’Aduc per la tutela del risparmio. Se l’istituto si rifiuta e si vuole fare causa, occorre farlo in tribunale. Non è possibile, invece, rivolgersi a organismi extra-giudiziali come l’Arbitro bancario finanziario creato da Bankitalia o l’Arbitro per le controversie finanziarie della Consob poiché la materia non è di loro competenza: i diamanti, anche se proposti come forma di investimento, non sono infatti prodotti finanziari.


Banca Akros, avvertenze sul 2018 «Dalle banche centrali rischi di errori La Borsa? Un altro anno positivo»

Luca Zorloni

MILANO

COME MUOVERSI nel mercato finanziario del 2018? Quali mosse sono le più opportune per guadagna- re? È difficile fare previsioni, ancora più dello stesso periodo del 2017, quando l’elezione di Donald Trump aveva lasciato di stucco gli osservatori internazionali e rimescolato le carte degli effetti che le politiche della Casa bianca potrebbero aver avuto sul mercato. All’epoca si immaginava che i tassi sarebbero saliti, sarebbe ripartita l’inflazione per effetto di sgravi fiscali mentre gli investimenti in infrastrutture in Usa avrebbero rappresentato un tema centrali fin dai primi mesi. Trump, però, si è mosso come una mina impazzita e nessuna di queste previsioni si è realizzata. Quindi, guardare al 2018 oggi richiede ancora più ardimento di ieri. Banca Akros, nel suo Outlook 2018, fornisce gli strumenti per orientarsi. Una bussola in mercati che sono di difficile interpretazione anche in una fase positiva. Quali sono gli avvenimenti da tenere d’occhio? «I mercati finanziari nel 2018 possono temere errori delle banche centrali a causa della successione in corso alla Fed e del mandato di Mario Draghi che volge al termine. Negli Usa il timore di bolla dei mercati e di surriscaldamento dell‘economia potrebbero spingere la Fed ad aumentare troppo velocemente i tassi con interventi che in passato hanno portato ad una correzione della borsa dopo pochi mesi di euforia», racconta Francesco Previtera, direttore della Ricerca Finanziari di Banca Akros.

SECONDO l’esperto ci sono alcuni scenari di cui tenere conto. Primo: la fine del quantitative easing. Se l’economia preme l’acceleratore, la politica di sostegno potrebbe essere chiusa prima del previsto. Per Previtera, però, «in Europa resta importante il ruolo della Bce almeno per tutto il 2018». Chiosa: «Nella prospettiva attualmente di consensus, il programma di quantitative easing della Bce è atteso estendersi oltre settembre 2018 con una riduzione molto graduale, mentre il primo aumento dei tassi avverrebbe ben dopo la fine del Qe. Questa prospettiva potrebbe essere messa in discussione da un’accelerazione dell’economia Europea più forte del previsto». Il secondo scenario riguarda il boom degli investimenti. Tanti e tali da sorprendere gli osservatori, per effetto di un moto che ha portato strategie come l’industria 4.0 e la robotica ad incontrare il favore della  Borsa. Altro quadrante da tenere d’occhio è quello cinese. «Se è dai paesi emergenti che ha avuto origine la deflazione  del 2016, sospettiamo che una soluzione alla bassa inflazione potrebbe venire dalla Cina visto che negli ultimi mesi i prezzi alla produzione si sono impennati del 7-8%», spiega Previtera.

IN QUEST’OTTICA Banca Akros guarda al 2018 come un anno positivo per la Borsa, benché volatile. «Prevediamo un anno ancora positivo per la borsa europea e italiana anche se la crescita degli utili dopo un +20% nel 2017 dovrebbe rientrare su livelli più normali (+9% ) nel 2018», aggiunge Previtera. L’attenzione è focalizzata sui settori ciclici, l’esposizione a paesi avanzati e continuiamo ad essere attratti da titoli di media e piccola capitalizzazione che mostrano una crescita superiore del resto del listino. In questo senso, spiega Previtera, «preferiamo i titoli dei settori Industriali, del Lusso, Trasporti e Turismo e Technology. Al contrario suggeriamo di sottopesare: Food & Beverage, Retail, Oil & Gas e il settore Telecom. Sulle banche c’è ancora un rischio regolatorio importante in Europa e la nostra visione è neutrale».