ANDREA GUERRA, PRESIDENTE DI EATALY

«Il mondo ha voglia di Italia
L’Ilva? Un suicidio chiuderla
E Confindustria deve cambiare»

MILANO

GUERRA, è ancora convinto che il mondo abbia voglia di Italia? Che voglia mangiare italiano, bere italiano, vestirsi italiano e perfino svegliarsi da italiano?

«Il marchio Italia è incredibilmente vivo. Il desiderio d’Italia che c’è nel mondo è gigantesco, dobbiamo solo esserne consapevoli. Da noi ci sono tante aziende forti, marchi che non hanno rivali, imprenditori protagonisti nei loro mercati. Abbiamo anche aziende in difficoltà. L’industria italiana è viva, però. Finora ha sorretto l’economia del Paese, facendo passare in secondo piano agli occhi del mondo, gli altri problemi».

Il caso Ilva le sta molto a cuore. È una delle 162 vertenze che il governo deve affrontare, lei pensa sia quella decisiva…

«Io tratterei a parte la questione Ilva. Non la metterei certo nel mucchio delle trattative, considerando anche lo stato dell’arte tra sindacati, governo e acquirenti. L’Ilva è un’azienda forte, ha un know how interno che molti concorrenti non hanno, ha una capacità straordinaria di stare sul mercato globale. È una grande opportunità per un Paese che non voglia mollare un settore strategico. E rifiuto categoricamente l’aut aut tra lavoro e salute».

Ma è l’equazione che sta facendo saltare il tavolo, assieme al numero degli esuberi chiesti da Mittal.

«Non dico che il risanamento non sia importante, chela bonifica del sito sia secondaria. Ma con quello chela tecnologia ti mette oggi a disposizione, non si può pensare che lavoro e salute siano inconciliabili. Abbiamo risorse per fare investimenti di bonifica, c’è un gruppo di persone che ha riportato in Italia un miliardo e mezzo di euro per risanare le acciaierie».

Più o meno è quanto ha avuto Marchionne da Gm per tenersi Fiat..

«Quel miliardo e mezzo può generare investimenti per 5 miliardi. In Giappone c’è uno stabilimento gemello di Ilva a Taranto, anche quello è sul mare. E lì hanno trovato la soluzione per i loro problemi».

Da ex manager del gruppo, cosa pensa dell’addio di Luxottica a Confindustria?

«Il mondo è cambiato, ci sono opportunità diverse. Concetti facili a dirsi, molto più difficile è comportarsi in un mondo nuovo. Ci sono delle parti nel Paese, partiti politici, sindacati, Confindustria, che debbono avvertire la necessità di assumersi responsabilità. Non c’è più spazio per tanti comportamenti del passato».

p.d. b.

 

Di |2018-10-02T09:24:32+00:0022/05/2018|Primo piano|