AMAZON, L’ITALIA IN VETRINA

«Non consegniamo solo pacchi
Studiamo l’intelligenza artificiale
e puntiamo sui cervelli italiani»

MILANO

«SI PENSA AD AMAZON come a un’azienda con grandi magazzini. Non è sbagliato, gestiamo magazzini, spediamo pacchi, ma considerarci solo questo è riduttivo».

Che cosa è Amazon, oltre ad una vetrina per vendere?

«Siamo una grande azienda tecnologica che continua a innovare – spiega Mariangela Marseglia –. A Torino, a Barcellona ma anche in altri posti nel mondo abbiamo centri di di eccellenza nella ricerca sul machine learning dove impieghiamo ingegneri con skill altissime. Abbiamo ricercatori che lavorano, ad esempio, nel campo del riconoscimento vocale».

A che vi servono?

«Ad esempio per alimentare l’intelligenza di Alexa, o per affinare i nostri algoritmi che servono per presentare ai clienti prodotti sempre più rilevanti. La tecnologia nel sito di Amazon è ovunque. L’Intelligenza artificiale, o intelligenza aumentata, ci serve in molti campi, è una componente fondamentale del nostro business».

Queste risorse umane sono difficili da trovare in Italia?

«Sì, per questo collaboriamo con i Politecnici di Torino e Milano e le principali università italiane che formano queste figure. Sono difficili da trovare perché sono richiestissime e spesso sono chiamate a lavorare all’estero. Emigrano, si spostano nella Silicon Valley. Noi cerchiamo di tenerle in Italia il più possibile, perché offriamo un lavoro coerente con le loro competenze. E non li prendiamo a fare stage, ma li trattiamo benissimo subito».

Vi pesa il gap tecnologico, la carenza di infrastrutture digitali nel nostro paese?

«A livello infrastrutturale un’azienda può fare poco. Il nostro impegno è nell’educazione e nell’aiutare le imprese innovative. Collaboriamo con le università di eccellenza e sviluppiamo E programmi innovativi. In Spagna abbiamo Tecnovation, un programma rivolto ad aiutare le nuove generazioni che si avvicinano alla tecnologia e che vorrei portare in Italia. È molto orientato sulle ragazze perché il tech-gap è più forte tra le donne che tra gli uomini».

Davide Nitrosi

Di |2018-10-02T09:24:16+00:0001/10/2018|Primo piano|