ALLA GUIDA DELLE IMPRESE

Non ci sono più i manager di una volta
«Devono saper anticipare il futuro
E gestire i processi di cambiamento»

ROMA

ANALIZZARE le esigenze del sistema produttivo in tema di mercato del lavoro e competenze manageriali è l’obiettivo dell’Osservatorio di 4.Manager, recentemente presentato a Roma. A un anno dalla sua costituzione l’Associazione 4.Manager ha voluto dotarsi dell’Osservatorio mercato del lavoro e competenze manageriali per la raccolta e lo scambio di informazioni per il sistema territoriale di Confindustria e Federmanager. «Abbiamo costruito nel corso degli anni una bilateralità molto forte – dice il presidente di Federmanager e 4.Manager, Stefano Cuzzilla –. Ora vogliamo consolidare questo patrimonio arricchendolo di dati oggettivi e comprensione analitica ».

Quali sono le difficoltà che affrontano le imprese?

«Le imprese italiane hanno davanti una sfida che si chiama Quarta Rivoluzione Industriale. Per vincerla, devono innovare velocemente processi e soluzioni. Noi sosteniamo che l’apporto del management sia essenziale: è un vero fattore di accelerazione del cambiamento. Dobbiamo quindi aiutare le imprese a intercettare le competenze che sono sul mercato ».

È difficile?

«L’ultima indagine Excelsior oggetto di approfondimento del nostro Osservatorio ci dice che le imprese segnalano difficoltà di reperimento di figure dirigenziali nel 30% dei casi, con un picco del 40% nelle regioni del Centro Italia. Ecco, noi siamo impegnati per ridurre al minimo queste percentuali ».

Come pensate di riuscirci?

«Vogliamo ascoltare la voce dei territori, capire quali competenze servono alle imprese per la crescita competitiva e individuare strategie per realizzare azioni di politica attiva del lavoro per figure manageriali. Ci facciamo interpreti delle politiche attive secondo un approccio europeo che promuove il workfare, invece del welfare. Ci vuole proattività, gioco di anticipo, per evitare la fuoriuscita dei manager dal mondo del lavoro e per creare le condizioni per favorire il loro reinserimento».

Che cosa si può fare per essere vincenti sul mercato?

«Sono cambiate le regole del gioco, non solo sotto l’aspetto tecnologico, ma prima ancora culturale. Le parole chiave di questo cambiamento sono: apertura, semplificazione, contaminazione, agilità. La nuova sfida è quindi quella di accogliere e gestire il processo di cambiamento a tutto tondo, sia organizzativo che gestionale, avvalendosi di figure manageriali in grado di comprendere i trend di mercato, anticipare i nuovi fabbisogni e attuare modelli di governance innovativi».

Manager e imprese sono consapevoli della portata di questo cambiamento?

«Dalla ricerca condotta dal nostro Osservatorio su una base di imprenditori, manager ed esperti di gestione aziendale su tutto il territorio nazionale, emerge che per due intervistati su tre è molto importante l’innovazione dei modelli di business. E’ un dato positivo, che non è affatto scontato. Dobbiamo partire da qui. Dobbiamo convincere i manager che il loro ruolo in azienda non è più lo stesso, che devono anticipare e orientare il futuro. Essere leader. Non basta guardare al fatturato. Le imprese per crescere devono aprirsi alla contaminazione, lavorare in filiera, mettere in rete le competenze, affidarsi a manager innovativi che creano connessioni».

Quali sono le competenze manageriali su cui investire?

«Dati alla mano, per il 40% del campione non si può più prescindere dalla combinazione di hard e soft skills. Ma colpisce ancora di più che il 44% si sia espresso a favore delle soft skills. Parliamo delle abilità comportamentali, spesso sottovalutate: problem solving, relazione, visione strategica, empatia. Puntare su queste competenze trasversali serve sia agli imprenditori sia ai manager».

Alberto Pieri

Clia L’industria cantieristica va: al 2020 italiana una nave su tre costruita in Europa

MILANO

ITALIA sempre più leader nella costruzione delle navi da crociera. Nei cantieri del Belpaese, infatti, verranno costruite ben 18 delle 66 nuove imbarcazioni che prenderanno il largo in Europa da oggi fino al 2021, con le compagnie crocieristiche che hanno investito nella Penisola quasi due miliardi di euro, il 35% dei 5,6 miliardi spesi in tutto il Vecchio Continente. È quanto emerge da un recente studio diffuso dalla Clia – l’Associazione internazionale dell’industria crocieristica – e che prende in considerazione l’impatto economico del comparto su 28 Stati europei, Svizzera, Norvegia e Islanda. Il nostro Paese è al top sia per quanto riguarda i cantieri dove vengono realizzate le nuove navi, come Monfalcone Ancona, Marghera, Sestri e Mariotti, sia per quelli che si occupano principalmente di riparazioni, in particolare a Palermo e San Giorgio del Porto di Genoa.

UNA PROSPETTIVA ROSEA, perché sono proprio le nuove imbarcazioni a tracciare la rotta di un settore che cresce stabilmente di almeno un milione di passeggeri l’anno, dai 24,8 milioni del 2016, ai 26,7 milioni del 2017 ai 28 milioni previsti per quest’anno. Tra l’altro, all’ampliarsi del mercato e della domanda evolve anche l’offerta, con le nuove navi in cantiere che andranno a soddisfare sia le variegate richieste degli utenti (crociere fluviali, in grado di attraversare i ghiacci, dotate dei servizi più diversi a bordo) sia i più avanzati criteri ambientali (navi a Gnl, ad alto tasso di riciclo dei rifiuti e degli scarichi, con carburanti sempre più efficienti). Inoltre, se l’industria crocieristica produce a livello globale un giro d’affari di 126 miliardi di dollari, in Italia il comparto genera un fatturato di 13,2 miliardi di euro (il 27,6% del totale dei 48 miliardi prodotti nel Vecchio Continente), quasi 120mila posti di lavoro, salari per 3,6 miliardi di euro e una spesa diretta di 5,4 miliardi di euro (il 28% dei 20 miliardi complessivi in Europa), in aumento del 20% sull’anno precedente. Inoltre, il Belpaese resta il primo dell’area Ue per numero di imbarchi e il primo del Mediterraneo per numero di viaggi. Dai turisti all’indotto, i nostri cantieri delle crociere girano a pieni giri.


Mps, l’Officina delle idee
Via al concorso tra startup
Obiettivo: nuovi servizi
per famiglie e correntisti

SIENA

A CACCIA DI IDEE. Ai nastri di partenza la seconda edizione di Officina Mps. Dopo l’esordio dello scorso anno, che ha visto 230 startup coinvolte, Banca Monte dei Paschi di Siena prosegue il suo percorso di innovazione tecnologica, nel progetto sviluppato con Accenture. L’obiettivo è scoprire le startup innovative e trovare soluzioni immediatamente applicabili al business bancario: sono già una decina le neonate imprese che oggi lavorano con Mps, fornendo un contributo attivo nel miglioramento dell’esperienza del cliente e delle strategie commerciali. I bisogni bancari di famiglie ed imprese sono al centro di questa seconda edizione. I partecipanti potranno concorrere in due differenti categorie, pmi-small business e clienti privati, cercando di immaginare e realizzare nuovi canali, strumenti, metodi per offrire servizi sempre più all’avanguardia e vicini alle persone.

«BANCA MPS – spiega Marco Morelli, ad di Banca Mps – ha intrapreso un cammino originale di innovazione e cambiamento fondamentale in uno scenario bancario in continua evoluzione che necessita di idee sempre nuove per sostenere la ripresa economica». Con Officina Mps – precisa Morelli – abbiamo creato un sistema unico e distintivo per agganciare competenze, persone e idee con un flusso spontaneo in entrata che altrimenti sarebbe difficile da intercettare. Un’iniziativa che esce dall’attività ordinaria della Banca, permettendo di valorizzare Mps e al contempo di sostenere lo sviluppo dei giovani e delle realtà imprenditoriali ad alto contenuto tecnologico e innovativo, elementi fondamentali per il futuro del Paese».

LA NUOVA EDIZIONE si articola attraverso un processo di selezione che prevede la presentazione da parte dei candidati di progetti con soluzioni implementabili direttamente nell’ambito del business della banca. Partecipare è completamente gratuito. Le domande potranno essere inserite dal 15 ottobre al 15 gennaio 2019 sul sito officina.mps.it. Le startup e le pmi innovative individuate lavoreranno fianco a fianco coi team della banca per individuare le migliori modalità di realizzazione delle loro soluzioni in Mps. La prima scrematura limiterà a 14 (7 per ciascuna categoria) le startup ‘superstiti’. In primavera, il Selection day identificherà 4 finaliste, che si sfideranno per aggiudicarsi il premio finale di 25mila euro, oltre a poter lavorare da subito con la banca.

Di |2018-10-15T14:01:09+00:0015/10/2018|Imprese|