ALESSANDRO VANDELLI

«Più servizi ma senza cambiare dna»
Bper mette il turbo con Unipol Banca

Davide Nitrosi
MODENA

IN UNA MANCIATA di giorni Bper, sesto gruppo bancario italiano, ha dato un’accelerata sorprendente alla propria evoluzione. L’acquisto di Unipol Banca (con la cessione di un miliardo di npl) e della quota di minoranza del Banco di Sardegna; il controllo di Arca Holding, e poi il piano industriale che ridefinisce la strategia del gruppo. Una spinta che non è terminata, visto che Bper non ha intenzione di sedere sugli allori, come spiega Alessandro Vandelli, amministratore delegato di una banca che è cresciuta con lui.

Vandelli, queste operazioni cambiano in pochi giorni l’identità di Bper.

«Intanto non è un passaggio improvviso, ma il compimento di una serie di azioni su cui si lavorava da tempo. Si sono concretizzate operazioni che sono il frutto dell’impegno di mesi».

Però la banca è diversa da quella che era alla fine del 2018.

«Il nostro dna non cambia. Resta legato al territorio, alle famiglie e alle imprese. Certo oggi sta cambiando il modo di essere banca, ma questo vale per tutti i gruppi. A me piace impegnarmi nella costruzione giorno per giorno della banca».

Avere un azionariato di riferimento definito è di aiuto al management?

«E’ uno degli elementi più visibili della trasformazione in spa. Il percorso che si è sviluppato in questi anni ha portato all’emergere di due forze significative. La combinazione tra un partner industriale, Unipol, con cui abbiamo rapporto di collaborazione dal 2008 e la Fondazione di Sardegna (con cui abbiamo rapporti dal 2001, quando il Banco entrò nel Gruppo) è un punto di forza, anche se resta la presenza di un azionariato diffuso. Questo non cambia la nostra volontà di essere parte del territorio, di mantenere salde relazioni con il mondo delle imprese. Siamo il frutto della nostra storia: nasciamo da tante aggregazioni di banche che presidiavano il territorio, spinti da un tessuto imprenditoriale dinamico che aveva bisogno di una banca al suo fianco».

Il piano industriale prevede un impulso sul risparmio gestito. Anche questo fa parte dei pilastri della nuova banca?

«Oltre ai servizi di qualità nel settore private, con l’aggregazione si aprono ampie opportunità legate ai prodotti assicurativi, alla consulenza sulla previdenza e ai fondi pensione, dove Arca esprime la leadership nel mercato. La banca deve svilupparsi anche in questa area».

L’operazione con Unipol Banca ha consentito di ridurre gli Npl: come siete arrivati a questa soluzione accolta bene dal mercato?

«Volevamo coniugare la crescita con il processo di derisking, senza interrompere nessuno dei due. Unipol ha creato da tempo una struttura interna per gestire le sofferenze tolte a Unipol Banca e quindi abbiamo pensato che il passaggio degli npl a loro poteva essere utile a entrambi ».

Per Bper che cosa significa?

«Potremo diminuire di un miliardo i nostri crediti deteriorati. Il ratio era al 23,5% a giugno 2016, siamo arrivati al 13,8% a fine 2018 con un percorso straordinario: lo scorso anno abbiamo ceduto 3 miliardi di sofferenze. Ora con il miliardo di npl ceduti a Unipol arriviamo all’11,5%, molto vicini all’obiettivo di scendere sotto il 10%».

Altre sinergie con Unipol?

«Potremo dare una spinta ulteriore al credito al consumo. Dentro Unipol ad esempio c’è una società, Finitalia, specializzata nel finanziamento dei premi assicurativi con un meccanismo che permette al cliente di rateizzare. E’ un unicum e ha un forte potenziale di sviluppo. L’integrazione tra Bper e Unipol Banca è importante, si sommeranno 500 mila clienti in più rispetto ai nostri».

E oltre al credito?

«C’è un’area che non è citata nel piano industriale e che riguarda il gruppo assicurativo Unipol. Mi riferisco alla possibilità di avviare un’attività di assurbank che permetta al mondo dell’assicurazione di avere prodotti di matrice bancaria nei propri canali distributivi. Non è nei piani, ma potremmo sperimentarlo».

La Bce lancia un nuovo piano di prestiti Tltro. Ne approfitterete?

«Vedremo dimensioni e condizioni del credito. Ma direi di sì, l’intervento precedente è stato utile e lo sarà anche in questa fase».

E poi ci sono le vecchie linee di prestito da restituire…

«Noi dobbiamo rimborsare alla Bce circa 9 miliardi. Il nuovo Tltro può semplificare i rimborsi, ma il nostro piano di funding è solido, non abbiamo problemi» .

In un epoca di recessione e contrazione economica, un accesso alla liquidità della Bce a basso costo comporta rischi?

«Le banche oggi sono preparate ad affrontare momenti con contesti macro economici meno brillanti degli ultimi anni. Il percorso non è stato solo cessione degli npl, ma una revisione molto attenta dei processi di concessione del credito e di valutazione. Il sistema è più maturo».

In passato avete emesso dei covered bond, lo ripeterete?

«La definizione completa delle strategie è importante farla alla luce dei provvedimenti della Bce. Ma il grande contributo che deriva dalla rete sui territori ci consente flessibilità sulla liquidità del nostro gruppo, cogliendo le opportunità se i mercati sono favorevoli. Comunque prevediamo anche dei nuovi bond».

Non vi spaventa lo spread?

«Bper ha un bilancio resiliente allo spread grazie alla diversificazione del portafoglio finanziario. I titoli di Stato italiani rappresentano solo il 30% del nostro portafoglio totale. Gli impatti dello spread sono più limitati. Comunque speriamo di vedere lo spread normalizzato».

Il livello normale? 150 punti?

«Tra i 150 e i 200 punti al massimo, non certo tra i 250-300».

Di |2019-03-11T12:43:55+00:0011/03/2019|Primo piano|