AL SALONE DEL RISPARMIO

L’ora degli investimenti responsabili
Un tesoro che vale 12 miliardi in Europa
«Buoni rendimenti nel lungo periodo»

Alessia Gozzi

MILANO

GLI INVESTIMENTI sono quadruplicati negli ultimi dieci anni, muovendo qualcosa come 23 miliardi di dollari nel mondo, di cui 12 in Europa. La finanza responsabile, prima considerata una nicchia, inizia a diventare interessante anche sotto il profilo dei rendimenti. Marco Barbaro, general manager per l’Italia di BNP Paribas Asset Management, non ha dubbi sulla strategicità di questa asset class anche per «bilanciare» il portafoglio nel lungo periodo.

Con un aumento della volatilità suimercati, che ruolo possono giocare in portafoglio gli investimenti Sri (Sustainable and responsible investment)?

«Diverse ricerche attestano come l’integrazione di criteri extra-finanziari sia in grado di ridurre la volatilità di un investimento, e quindi di migliorare il rendimento aggiustato per il rischio. Bisogna però considerare che la natura stessa degli investimenti SRI (Sustainable and Responsible Investments) mal si concilia con una strategia che punta a d alti rendimenti nel breve periodo: è piuttosto un approccio di tipo ‘fondamentale’ che mira ad offrire ritorni sostenibili nel tempo».

Esistono molteplici definizioni e ogni asset manager implementa una specifica strategia. Cosa sono per BNP Paribas gli investimenti sostenibili?

«L’applicazione del concetto di sostenibilità alla gestione può avvenire secondo approcci diversi, una definizione univoca non esiste, e questo è un problema recentemente sollevato dalla Commissione Europea, che si propone di realizzare una “tassonomia” comune. Noi, da oltre 20 anni, crediamo che sia parte del nostro dovere fiduciario includere i criteri ESG (cioè di sostenibilità ambientale, sociale e di governance) nella selezione degli investimenti. Da un lato, applichiamo dei criteri minimi a tutti i fondi gestiti: rispetto dei principi di un Global Compact, politiche di esclusione settoriale (come il tabacco) o di aziende che operano in settori sensibili, ad esempio agricolo o minerario, senza rispettare specifici standard di sostenibilità. Dall’altro, l’ambito SRI applica principi di esclusione ancor più rigorosi e si concentra sulle grandi sfide globali: il cambiamento climatico, l’uso di risorse scarse, la difesa dell’ambiente».

L’innovazione può contribuire allo sviluppo sostenibile?

«L’innovazione gioca un ruolo primario nel realizzare un ciclo virtuoso di sviluppo. Da sempre, i fattori che muovono gli operatori economici non sono principalmente di carattere ‘etico’, ma traggono impulso dai cambiamenti che l’innovazione scientifica porta in termini di convenienza delle alternative disponibili. Oggi, ad esempio, in molti Paesi la produzione di energia da rinnovabili è più conveniente rispetto all’uso di fonti fossili».

Gli investimenti sostenibili sono anche convenienti?

«Come dicevo, diversi studi indicano come l’adozione di criteri ambientali, sociali e di governance migliori la performance aggiustata per il rischio. Sia a livello di singolo emittente sia di portafoglio, l’inclusione di criteri extrafinanziari mostra statisticamente di avere effetti positivi, o quantomeno non negativi, sui rendimenti di lungo termine».

Come sono andati questi prodotti nel negli ultimi 12-18 mesi?

«In termini di raccolta, le nostre proposte Sri sono state accolte molto favorevolmente dal mercato italiano: la raccolta netta ha superato nel 2017 il miliardo di euro, più del 50% del dato registrato dal sistema nel suo complesso. Per quanto riguarda le performance, i fondi tematici ambientali hanno ottenuto risultati anche a doppia cifra (come il fondo Parvest Aqua) e, nella maggioranza, significativamente al di sopra dei benchmark di mercato. Riteniamo che le prospettive di medio-lungo termine di queste strategie siano positive».

Oltre ai risparmiatori, anche i grandi investitori istituzionali sono attenti ai temi della sostenibilità?

«Fondi pensione e Casse di previdenza dovrebbero essere i soggetti più interessati, in quanto il risparmio previdenziale è per sua natura rivolto al futuro e l’allineamento rispetto ai principi dell’investimento sostenibile è fondamentale. In Italia, c’è un lento ma costante avanzamento nell’introduzione dei criteri ESG come ingredienti della gestione dei patrimoni».

 

Fineco asset management Avanti tutta sul private banking

MILANO

IL PRIVATE BANKING in Italia gioca un ruolo sempre più rilevante, con circa 1.000 miliardi di masse gestite, e porta con sé una crescente richiesta di consulenza da parte dei risparmiatori che vogliono una gestione efficiente del proprio patrimonio. Un settore che Fineco, la banca diretta multicanale del gruppo Unicredit, punta a cavalcare sempre di più, grazie anche alla neonata di casa: l’sgr Fineco asset management. Lanciata a gennaio, è basata in Irlanda e sarà pienamente operativa entro giugno. Come ha spiegato l’ad Alessandro Foti, Fam «avrà l’opportunità di delegare ai migliori consulenti la gestione di alcuni fondi di investimento, a seconda dell’asset class prescelta, e gestirà soluzioni di investimento (fondi di fondi) per la composizione dell’asset allocation dei portafogli dei nostri clienti». Precisando che «non ci metteremo a fare i gestori di portafoglio» e «Fineco resterà una piattaforma aperta» con la differenza che avrà la gestione operativa dei suoi fondi e questo permetterà di recuperare efficienza.

IL SETTORE continua a dare soddisfazioni. Vale 27 miliardi su un totale di 69 miliardi di masse gestite, con il banking per la clientela più facoltosa che cresce del 16%. Per soddisfarla, la nuova sgr sarà accompagnata da una nuova piattaforma di consulenza per dare ai clienti un servizio a 360 gradi su tutti i loro asset finanziari. a.g.

 

Di | 2018-04-09T16:10:41+00:00 09/04/2018|Dossier Economia & Finanza|