Agrimola, investimenti per il bene della natura

La parola d’ordine del gruppo di Casalfiumanese è diventata l’eco-compatibilità

Spesi oltre un milione di euro nel 2019 per ridurre l’impatto sull’ambiente
L’ad Luca Sassi: «Prevediamo di crescere molto sul fronte estero
Assieme al Fondo agroalimentare stiamo valutando due acquisizioni»

di Gabriele Tassi
CASALFIUMANESE (Bologna)

Tutta una questione di responsabilità. Va ben aldilà degli interessi di facciata e delle mode l’attenzione all’ambiente in azienda. E nel caso di Agrimola, ha soprattutto dei riscontri concreti: vale a dire ben oltre un milione di euro di investimenti in macchinari nel solo 2019 per ridurre il proprio impatto sulla natura. Si chiama ’eco-compatibilità’, ed è diventata una parola d’ordine per la Spa nata a Casalfiumanese (Imola), e specializzata nella trasformazione e commercializzazione di castagne e frutta surgelata di alta qualità. Una scelta «obbligata» per l’amministratore delegato Luca Sassi, «cominciata all’inizio dell’anno con l’attivazione del nostro impianto di potabilizzazione dell’acqua».
Già da tempo il vostro sito produttivo vanta un enorme distesa di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia. Quali sono i passi più recenti verso la svolta green?
«La tutela dell’ambiente ha sempre avuto un occhio di riguardo nella nostra attività, poiché è dalla natura che traiamo le nostre materie prime, quindi rispettarla è fondamentale. Prima ancora dell’annuncio della ’plastic tax’ – attualmente in fase di definizione dal Governo – abbiamo iniziato a proporre ai nostri clienti alternative alla plastica e ci siamo attrezzati di nuovi macchinari sostituendo quelli vecchi».
Di cosa parliamo esattamente?
«Parliamo di packaging sostenibili, che riguarda soprattutto il nostro business principale, quello delle castagne fresche. La sostituzione delle cassette in plastica con quelle in cartone o multiuso (riutilizzabili), e le etichette in plastica sulle ’retine’ che stiamo rimpiazzando con quelle biodegradabili. In più abbiamo allestito una nuova linea per il confezionamento dei cotti a vapore, con consumi di energia inferiori. Abbiamo pensato anche al comparto dei surgelati: sono infatti state installate delle nuovi torri di raffreddamento per gli impianti di mantenimento del gelo, pensate per ridurre sia l’inquinamento acustico sia quello atmosferico».
L’ambiente ringrazia, e i prodotti invece?
«La tecnologia, oltre a rendere i processi più efficienti interviene anche sulla qualità della materia prima. I nostri investimenti rivolti al 2020 sono in gran parte concentrati sul settore ’ricerca e sviluppo’ per implementare macchinari responsabili della selezione dei singoli frutti. Una svolta che incrementerà la qualità e ridurrà gli sprechi».
A proposito di materia prima, il bilancio dell’annata agraria come ha influito sulla produzione?
«È stato un anno caratterizzato da una domanda inferiore all’offerta e da prezzi di conseguenza molto bassi. Non hanno sofferto solo i nostri amici agricoltori, ma anche noi siamo stati costretti a incrementare la nostra produzione di circa il 15% per mantenere il nostro fatturato costante».
Il bilancio si chiuderà in aprile, quali sono le sensazioni?
«Sarà sicuramente un dato superiore al fatturato consolidato (38 milioni di euro). Prevediamo di crescere molto sul fronte estero, portando la quota di export ben oltre il 40%, grazie anche all’entrata di mio figlio Marco in azienda e di altri giovani laureati che stiamo formando e sui quali stiamo investendo».
Quali sono le strategie per puntare a nuovi mercati?
«Insieme al nostro socio FAI 1° – il Fondo agroalimentare italiano, che detiene una quota di minoranza di Agrimola – stiamo considerando un aumento di capitale per l’acquisto di due industrie, una in Italia e l’altra in Portogallo, entrambe nel campo dell’ortofrutta e, pertanto, perfettamente integrabili . Sul piano commerciale stiamo investendo in fiere all’estero per promuove i nostri prodotti».

Acqua potabile in azienda, merito del depuratore

La scelta ecologica del gruppo

CASALFIUMANESE (Bologna)

Viene usata per le lavorazioni, il lavaggio della frutta e anche per il suo trasporto. Un ruolo fondamentale quello svolto dall’acqua all’interno di Agrimola, un compagno fidato di operai e una risorsa per l’azienda. Pochi mesi fa infatti, l’azienda di Casalfiumanese ha installato un depuratore d’acqua ad alta tecnologia (nella foto). L’impianto – che, considerate le dimensioni, le potrebbe persino permettere di produrre acqua in bottiglia – filtra e rende potabile quella proveniente direttamente dal pozzo di proprietà. Una scelta ecologica, che testimonia come chi vive a due passi da una risorsa sia in grado di sfruttarla al meglio, anche all’interno della filiera produttiva stessa.
L’acqua proveniente dal pozzo, dopo essere stata depurata, è utilizzata per il trasporto delle materie prime, che avviene così in modo delicato, senza causare eccessivi traumi ai frutti e quindi garantendo una qualità migliore oltre a permettere un loro ulteriore lavaggio. Le ultime tecnologie inoltre permettono di filtrare l’acqua, così da poter garantire la massima purezza in assenza di cloro, preservando la vita e l’igiene dei prodotti destinati al consumo o all’ulteriore trasformazione.
«La potabilizzazione dell’acqua è un procedimento indispensabile per chi, come noi, tratta prodotti biologici, perché priva di aggiunte di cloro» spiega l’azienda. Debatterizzando l’acqua, attraverso una successione di passaggi che prevedono l’utilizzo di raggi UV e di microfiltranti (chimici e a carbone attivo), l’azienda di Casalfiumanese ha così sposato ancora di più la filosofia ’green’ in un’ottica di economia circolare.
Il rispetto dell’ambiente è uno degli obiettivi che da sempre si propone Agrimola, che dal 2010 ha installato nel proprio stabilimento un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica. Collocato sulla copertura del fabbricato, è un impianto totalmente integrato e quindi ad impatto ambientale zero. L’impianto produce circa 500mila Kilowatt annui di energia pulita, generando quindi un risparmio di emissioni di CO2 di oltre 200mila chilogrammi. Gabriele Tassi