AGGANCIARE LA RIPRESA

Confcommercio, ricetta anti-crisi
«Marketing digitale e spot sul web ma i negozi fisici sono un presidio»

Antonio Del Prete
BOLOGNA

ENRICO Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia Romagna, qual è lo stato di salute dei consumi?

«Quasi tutti gli indicatori economici degli ultimi mesi tracciano un percorso di crescita costante per l’Emilia Romagna, ma non è tutto oro quello che luccica: gli ultimi dati sulle vendite pubblicati da Unioncamere mostrano un brusco -1,6% di vendite al dettaglio nella regione».

Cosa si può fare per rilanciare il settore?

«Trovare incentivi e strumenti che favoriscano l’innovazione, che accompagnino l’impresa nel tempo per adeguare il business ai cambiamenti. Inoltre, occorre ridare fiducia ai consumatori, difenderne reddito e potere di acquisto; e al tempo stesso tutelare la competitività delle imprese, alleggerendo il carico fiscale e intervenendo con un riordino della tassazione locale».

Il blocco degli aumenti Iva annunciato dal nuovo governo vi tranquillizza?

«Sì, il ministro Di Maio ci ha messo la faccia. Così non ci sarà un nuovo aggravio di costi fissi per i consumatori, con effetti che ci auguriamo possano tradursi nell’aumento delle vendite anche per il nostro commercio».

Di recente il ministro Di Maio ha detto anche di voler metter mano alle liberalizzazioni, soprattutto in tema di orari. È d’accordo?

«Le liberalizzazioni non hanno portato maggiore fatturato né un incremento dell’occupazione. Tuttavia, le aperture domenicali sono un dato ormai acquisito. Su questo aspetto sarebbe opportuno considerare una gestione territoriale. Riguardo alle festività nazionali, come prevede una proposta di legge ferma in Senato, sarebbe invece utile prevedere almeno sei chiusure».

Innovazione è una parola chiave: come si traduce questo termine nel terziario?

«L’innovazione passa attraverso la digitalizzazione. Stiamo lavorando a un progetto che coniuga il negozio fisico con gli strumenti digitali, fondamentali per la promozione e il marketing».

Il negozio fisico è ancora così importante?

«Certo, consente al cliente di fare un’esperienza. Non a caso anche i grandi gruppi del web stanno facendo la scelta della presenza fisica. Inoltre, dove c’è un’attività commerciale si realizzano opportunità di sviluppo sociali e culturali e si tutela la sicurezza».

In questo senso il ricambio generazionale ha un grande peso. Le imprese giovanili ricevono un adeguato sostegno?

«Le imprese giovanili continuano a calare, soprattutto nel commercio. I nostri ragazzi non vogliono più assumersi il rischio di impresa perle difficoltà del mercato, l’incertezza sociale, la tassazione elevata. Per questo servono strumenti di sostegno mirati, a partire dalla fiscalità agevolata».

Internet favorisce la disintermediazione anche nel commercio. Che idea ha della filiera corta?

«Non va demonizzata, purché si rispetti la condizione ‘stesso mercato, stesse regole’». Il settore è disciplinato dalla legge regionale 41. A 20 anni dall’entrata in vigore c’è bisogno di un tagliando? «La legge 41 richiede un profondo ripensamento perché inizia a mostrare alcuni limiti nella sua funzione di sostegno alle imprese».

La nuova legge urbanistica regionale ha fra gli obiettivi la rigenerazione urbana. Quali riflessi avrà sul commercio?

«Nel percorso di definizione della legge abbiamo condiviso gli obiettivi di consumo a saldo zero del suolo e di rigenerazione urbana, a patto che con il nuovo provvedimento fosse garantito il rispetto delle norme regionali sul commercio in vigore. Ora serve un surplus di attenzione da parte della Regione per evitare che siano autorizzati a livello comunale e sovracomunale ampliamenti di superfici rimasti bloccati da anni, approfittando della fase transitoria nell’applicazione della legge».

Erreà Sport Festa per i 30 anni: «Un 2018 d’oro coi mondiali di calcio e volley»

PARMA

TRENT’ANNI DI STORIA. Un compleanno importante, quello raggiunto da Erreà Sport, fondata nel 1988 dalla famiglia Gandolfi. Un traguardo che l’azienda ha voluto festeggiare insieme a tutti coloro che l’hanno reso possibile: dipendenti, agenti e collaboratori e le loro famiglie, nel corso di un evento esclusivo svoltosi a Parma lo scorso maggio. La forza e l’unione del gruppo sono stati, fin dall’inizio, il segreto del successo dell’azienda di San Polo di Torrile, ormai divenuta una realtà internazionale presente in oltre 80 Paesi nel mondo e marchio leader nella produzione di abbigliamento tecnico-sportivo.

«AVEVAMO un sogno e lo abbiamo realizzato – ha dichiarato il presidente Angelo Gandolfi –. Sono passati 30 anni e quell’idea di produrre capi per lo sport creati sulla passione, l’innovazione tecnologica e il design ricercato è diventata una realtà. Siamo partiti da un’intuizione e da un progetto che, nel tempo, si sono trasformati in un lavoro che amiamo nel profondo». Una dedizione ripagata dalla crescita costante dell’azienda, impegnata proprio in questo 2018 su numerosi fronti. Si è appena chiusa, infatti, una pagina memorabile per il marchio Erreà con la sua prima storica partecipazione a un Mondiale di calcio come sponsor tecnico della Nazionale Islandese. «Rappresentare l’unico marchio italiano sportivo a questi Mondiali 2018 ha costituito per noi un grande orgoglio – ha commentato Roberto Gandolfi, vice presidente di Erreà Sport –. Accompagnare l’Islanda con una firma italiana cucita sul petto ci ha reso fieri ed emozionati, onorati di essere al fianco di questa stupenda realtà». Ma il 2018 rappresenterà per Erreà anche l’anno dei Mondiali di Pallavolo, ai quali prenderà parte con la Nazionale italiana maschile e femminile di cui è sponsor tecnico ufficiale.

PARTNER TECNICO di 20 rappresentative nazionali, Erreà sarà presente, inoltre, anche con le Nazionale di Francia, Olanda, Belgio, Slovacchia, Tunisia, Repubblica Domenicana e Portorico. In 30 anni, uno degli obiettivi centrati da Erreà è stato quello di vestire tutto lo sport: produrre abbigliamento tecnico per oltre 20 diverse discipline, dal running al basket, dal rugby al tennis, dal tiro con l’arco al mondo del motorsport. Un obiettivo raggiunto con costanza e volontà grazie alla forza di essere produttori e alla scelta di aver puntato tutto sulla qualità e la sicurezza dei capi e delle materie prime.


Dagli Stati Uniti a Dubai gli ingegneri di Incico portano l’innovazione in tutto il mondo

Anja Rossi
FERRARA

È NELLA PROVINCIA italiana che si consolidano le nuove sfide del mercato internazionale. Come racconta la storia di Incico, realtà che prende avvio a Ferrara quasi trent’anni fa da un affermato studio professionale d’ingegneria, e che nel tempo si trasforma prima in Srl e infine in Incico Spa. Dal 2003 a oggi, Incico ha ampliato il suo raggio d’azione, aumentando competenze e know-how. Collabora con importanti realtà quali General Electrics, LyondellBasell, Enel, Iec (l’azienda elettrica Israeliana), Cargill, Edf e Bio-on (per cui è stato progettato il primo impianto al mondo di bio-plastiche innovative) e, grazie alla sua vocazione internazionale, ha retto bene all’urto della grande crisi. Nella sede storica di via Terranuova, nel cuore della città estense, incontriamo l’ingegnere Giovanni Monini, figlio del fondatore della società d’ingegneria integrata, presidente e amministratore delegato di Incico group.

Cos’è oggi la società Incico?

«I numeri non dicono dell’entusiasmo e della professionalità che il team mette in campo ogni giorno, ma è giusto partire da quelli. Il 2017 si è chiuso con un significativo aumento degli ordini e del fatturato, che ora è a oltre 7,5 milioni di euro. A Incico, sia in Italia che all’estero, lavorano attualmente 70 persone tra ingegneri, dipendenti e collaboratori, raggiungendo una capacità di oltre 200mila ore annue di ingegneria».

Che servizi offre?

«Sviluppa servizi di Ingegneria di base e di dettaglio, ma anche di Epcm (Engineering, procurement e construction management). Opera con sistemi di avanguardia, puntando sempre più sull’automazione e focalizzandosi nei settori dell’energia, della chimica e dell’impiantistica industriale in genere, delle infrastrutture».

Quali sono le prospettive future del gruppo?

«Per il biennio 2018-2020 prevediamo un ulteriore aumento del valore della produzione, l’incremento dell’occupazione e la prosecuzione a ritmi serrati del processo di internazionalizzazione».

Da ultimo un progetto a Dubai. Di cosa si tratta?

«Uno dei più grandi parchi carbone del mondo sarà costruito proprio nel cuore della regione petrolifera per eccellenza, per alimentare la Centrale di Hassyan (2400MW) che sta realizzando il maggiore colosso cinese del settore, Harbin Electric International, e che potrà sopperire al 25% del fabbisogno elettrico dell’Emirato di Dubai. Tra le altre cose, Incico è stata selezionata dalle autorità locali (Dubai Municipality) perle attività di supervisione a verifica del progetto di due enormi capannoni metallici di oltre 140 mila metri quadrati per la copertura del parco carbone. Indubbiamente si tratta di un prestigioso lavoro per la nostra società, che già vanta da tempo un collaborazione stabile con il colosso americano General Electric».

Che peso ha l’estero nella produzione di Incico spa? E nei nuovi progetti?

«L’estero pesa di norma oltre il 50%, ma nel 2017 le vendite e le prestazioni hanno raggiunto il 60% del fatturato globale. Estero non è più solo l’Europa o gli Stati Uniti, ma anche i paesi del Golfo e l’estremo oriente: la Cina soprattutto. L’economia, come i suoi grandi attori, si sta spostando verso Oriente»

Di | 2018-07-06T09:41:12+00:00 06/07/2018|Dossier Economia & Finanza|