AEROPORTI DI EMILIA-ROMAGNA E MARCHE

Il volo ad alta quota del ‘Marconi’
Record in Borsa e rotta verso la Cina
Ancona fa da ponte per l’Egitto

Simone Arminio

BOLOGNA

COSA VOLA sul centro-nord? O forse, in tema di aeroporti, sarebbe meglio chiedersi da dove vola. Perché, sebbene non più affollato come negli anni ruggenti di una pista in ogni capoluogo, e con ormai ben chiari – in un mercato del trasporto aeroportuale più maturo – i ruolo dei solisti e dei gregari –la guerra in atto oggi non è tra le rotte bensì a terra, tra le catchement area. Termine da specialisti per spiegare dove arriva, in termini di cittadini e necessità di viaggiare, l’influenza di una pista, e dove si scontra con un’altra. Lo ha capito bene Fiesole, a Firenze, che da tempo lotta per l’ampliamento in un contesto internazionale dove ormai, il traffico di persone in arrivo o in partenza sul capoluogo toscano considera naturale volare sul Marconi di Bologna.

CHE PER PARTE SUA, meglio chiarirlo subito, se ce ne fossero dubbi, dopo una quotazione in Borsa giudicata in Italia e all’estero come una delle operazioni finanziarie più riuscite degli ultimi lustri, e con un piano di investimenti che da qui al 2020 vale 120 milioni, è sempre più saldo nel suo ruolo di leadership strategica su una catchment area che ormai va dalle Marche alla Toscana, lambendo l’Umbria e annettendosi pure parte del Veneto. L’ultimo colpo in canna, nel capoluogo emiliano, è la recente – e ben rara, visto che sono quattro aeroporti in Europa ad averla – certificazione del governo cinese che ne fa uno scalo amico, dove i milioni di viaggiatori cinesi possono atterrare certi di trovare indicazioni nella loro lingua, servizi tagliati su di loro e persino i distributori di acqua calda in bagno, per coprire il loro naturale bisogno di the. Non solo un fatto culturale, o una stelletta da appuntare al petto, visto che la Welcome chinese, così si chiama, consente agli scali di accreditarsi verso i tour operator del Dragone ed è preludio all’introduzione di collegamenti diretti con la Cina. Altre frecce nell’arco del Marconi, che veleggia quest’anno verso il record di 8milioni di passeggeri, ben lontano dai 41 milioni di Roma-Fiumicino ma a un passo dai nove e rotti di Venezia e Milano Linate, rispettivamente i quarti e i quinti in classifica nazionale, sono i lavori finalmente avviati e già a buon punto per la realizzazione del People Mover, collegamento veloce su monorotaia da e per la stazione ad Alta velocità, e una capitalizzazione che ha portato il titolo a crescere in Borsa dai 4,5 euro di collocamento del 14 luglio 2015 agli oltre 14 euro di questi giorni, con un +69% solo nell’ultimo anno.

INEVITABILE che performance del genere annichilissero il concorrente più vicino, in termini chilometrici. Quel Ridolfi di Forlì, che pure introdusse per primo i voli low cost in Emilia Romagna (oggi il big player Ryanair ha fatto di Bologna il suo secondo hub in Italia dopo Pisa) e che oggi lotta per trovare di nuovo un suo posto, con l’imminente lancio di un nuovo bando per la privatizzazione, nonostante il parere contrario della confindustria riminese, che con il presidente Paolo Maggioli nei giorni scorsi ha puntato dritto sull’asse tra il rinato Fellini di Rimini e il Marconi.

SINERGIE, essenziali per sopravvivere attorno a uno scalo in crescita, differenziandosi. In quest’ottica lo scalo di Rimini, chiuso nel2014 dopo il fallimento della società di gestione, Aeradria, è ripartito sotto la guida di Airiminum, risalendo faticosamente la china che da zero lo ha portato a 240mila passeggeri nel2016, diventati già 69mila da gennaio a maggio 2017, con un ottimistico +75% rispetto all’avvio di gestione di un anno prima. Numeri ottimistici soprattutto in vista dell’estate, poiché nel piano di convivenza tra scali, a Rimini naturalmente toccherebbe la porta internazionale d’accesso alla Riviera, con la gestione del turismo e dei voli charter da Europa e, soprattutto, Russia. Assicurati da un accordo appena siglato con l’ente del turismo russo mentre dall’altro lato, per contrastare i voli diretti tra Bologna e Dubai di Emirates (complice un gigante dei cieli, il Boeing 777), punta dritto sulla formula dei voli on demand per Tel Aviv.

DALL’ALTRO LATO della via Emilia resiste Parma, che la sua nicchia cerca da tempo di trovarla nei voli cargo, puntando sulle esportazioni del suo territorio, principalmente agroalimentari, come testimoniato da un accordo siglato lo scorso anno con Etihad Cargo, cui si sommano i voli nazionali di Ryanair, principalmente per Sicilia e Sardegna. A questo scenario guarda da sud il Raffaello Sanzio di Ancona, che dopo un 2016 chiuso al ribasso (poco meno di mezzo milione di passeggeri, -7,4% sull’anno prima), nei primi quattro mesi di quest’anno ne ha già portati a casa (o accompagnati alla scaletta) 124.640, con un ottimistico +11,7%, cui si sommano oltre duemila cargo, in aumento del 6,4%. Anche in questo caso, per la stagione estiva, a farla da padroni sono gli accordi per i voli turistici, con Ancona sempre più candidata a fare da ponte con la Croazia el’Egitto, con due voli di Balkan Express per Sharm el-Sheikh e Zara. Non altrettanto rosee le prestazioni economiche, con la Regione Marche che, dopo un recente salvataggio della società grazie a un prestito di 7,2 milioni di euro è ora in cerca di un socio privato a cui alienare parte delle azioni.

 

Di |2018-10-02T09:25:09+00:0028/06/2017|Focus Economia|